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Michelangelo Pacifico: “La bici per scoprire e per rivelarsi al mondo”

AUTORE

Andrea Della Rolle

DATA

Gennaio 27, 2020

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Chi è Michelangelo Pacifico?

Sono un milanese, laureato in economia,  che nel 2006 riscopre la bici e, grazie alla bici, si rende conto che può scoprire il mondo, fuori e dentro di sè.

Cosa rappresenta per te il viaggio?

Il viaggio è ovviamente il modo che mi permette di conoscere altri luoghi ma, soprattutto, di conoscere me stesso. Grazie al “viaggio” mi espongo a delle prove per le quali devo tirare fuori il meglio di me e ogni volta ne vengo fuori con esperienze che mi arricchiscono e che sicuramente non potrei fare e sperimentare nel comfort che si vive nelle nostre città.

Perchè la bici?

La bici ha la velocità giusta: su un automobile si perdono troppi particolari, a piedi non si percorrono grandi distanze. Sulla bici si possono percorrere grandi distanze, respirando “tutto” fino in fondo. Lo stesso panorama, percepito poi dopo la conquista fatta con la fatica del pedalare, vale dieci volte di più.

Bici e turismo, possono essere un volano per l’economia qui in Italia?

RItengo che la bici sia antieconomica, dato che oggi bisogna misurare tutto con il metro del denaro. Fa stare bene e basta e impedisce ovviamente frequenti incontri con medico di base e medicine…

Quali Paesi hai visitato?

Ho attraversato gli USA da costa a costa, l’Europa dall’estremo nord all’estremo sud e da est a ovest fino a Istanbul. Ho fatto partecipato ad una gara in Perù tra le cime della Cordillera Blanca. Pubblico tutto su Strava, quindi i percorsi sono facilmente accessibili a chiunque.

Ci racconti un paio di aneddoti vissuti lungo uno dei tuoi itinerari?

Ne ricordo in particolare due, vissuti entrambi negli USA. Il primo avvenne durante il viaggio:  un orso bruno mi ha attraversato la strada e se non fosse stato per una macchina che lo ha spaventato, forse, gli sarei finito in braccio: il secondo invece, riguarda l’ospitalità: all’arrivo della TransAM Race, ad aspettarmi c’era Chuck, un signore anziano che non conoscevo, il quale mi ha offerto due notti all’Hilton Hotel. La percezione di questo dare senza avere nulla in cambio è qualcosa che non siamo più abituati a percepire, oggigiorno.

Cicloviaggiare per lunghe distanze può essere “faticoso”, cosa ti ha spinto a superare i tuoi limiti? 

I limiti si possono spostare ma non superare, altrimenti si entra in quel mondo chiamato azzardo. Ho capito però che i limiti sono molto più lontani di quello che pensavo, ed è proprio questo il tipo di esplorazione che mi ha affascinato fin dall’inizio.

E’ importante la tua “compagna di viaggio”? Che rapporto si instaura con la bici? Che bici usi (MTB, BDC, gravel, expedition bike)? Prediligi borse o bikepacking?

Preferisco pedalare in solitaria. Come diceva Bonatti “La solitudine aguzza la sensibilità e amplifica le emozioni”. Per pedalare uso delle bici artigianali prodotte da Bressan, il mago dell’acciaio. Nelle gare utilizzo borse da bikepacking.

Cosa consigli a chi vuole intraprendere un viaggio come quelli affrontati da te? Ritieni serva preparazione e allenamento?

Consiglio di cominciare per gradi e non azzardare niente, suggerisco le randonnee. E’ importante provare piacere in quello che si fa, solo così le fatiche sono “sopportabili”.

Hai scritto un libro, hai un blog o una pagina Facebook/Instagram? Promuovilo con link

Ho scritto un libro che si intitola “Trans Am Bike Race 6800 km in 20 giorni alla scoperta di me stesso”, libro che ha l’obbiettivo di regalare un sogno a chi lo legge.

Tengo aggiornata la pagina pubblica: “Michelangelo Pacifico Paciox” e sono anche su Instagram. 

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