Andrea Della Rolle
Marzo 27, 2026
Negli ultimi anni il cicloturismo è passato da nicchia a leva strategica per lo sviluppo territoriale. Ma pochi Paesi hanno saputo interpretare questa trasformazione come la Nuova Zelanda.
Il progetto della rete nazionale di ciclovie, noto come New Zealand Cycle Trail, rappresenta oggi uno dei modelli più avanzati al mondo: non solo per la qualità dei percorsi, ma per la capacità di generare valore economico, turistico e sociale.
New Zealand Cycle Trail: un progetto nazionale
La Nuova Zelanda ha sviluppato una rete di ciclovie chiamata Ngā Haerenga – New Zealand Cycle Trail, composta da una serie di percorsi denominati Great Rides.
Questa rete è stata progettata con un approccio chiaro:
- creare esperienze turistiche strutturate
- collegare territori rurali e aree naturali
- stimolare economie locali
Non si tratta quindi solo di piste ciclabili, ma di un vero prodotto turistico nazionale integrato.
Impatto economico: il cicloturismo come motore di sviluppo
Uno degli aspetti più interessanti del modello neozelandese è il suo impatto economico diretto.
Le ciclovie hanno generato:
- aumento delle presenze turistiche nelle aree remote
- nascita di nuove attività (alloggi, bike rental, servizi)
- incremento della spesa media dei visitatori
Il cicloturismo diventa così un volano economico diffuso, capace di portare valore anche in territori lontani dai circuiti turistici tradizionali.
👉 Un punto chiave: il valore non è solo nel percorso, ma nell’ecosistema che si crea attorno alla rete.
Un modello basato su esperienza e qualità
Il successo del New Zealand Cycle Trail non dipende solo dall’infrastruttura, ma da un approccio centrato sull’esperienza del cicloturista.
Gli elementi chiave includono:
- percorsi ben segnalati e sicuri
- servizi bike-friendly lungo le tratte
- integrazione con ospitalità e ristorazione
- storytelling dei territori attraversati
In altre parole, la ciclabilità viene progettata come esperienza completa, non come semplice mobilità.
Perché la Nuova Zelanda è un benchmark globale
Il modello neozelandese viene oggi considerato un riferimento internazionale perché dimostra che:
- il cicloturismo funziona se è pensato come sistema
- le infrastrutture devono essere collegate ai servizi
- la governance deve essere coordinata a livello nazionale
È un approccio che supera la frammentazione tipica di molti Paesi, dove le ciclovie esistono ma non sono integrate.
Italia: grande potenziale, ma serve un salto di sistema
L’Italia ha un potenziale enorme nel cicloturismo:
- paesaggi unici
- varietà territoriale
- patrimonio culturale diffuso
Tuttavia, rispetto alla Nuova Zelanda, manca ancora una visione completamente integrata.
Le criticità principali:
- discontinuità delle reti ciclabili
- scarsa connessione tra percorsi e servizi
- frammentazione delle informazioni
Il ruolo dei dati e delle piattaforme digitali
Qui entra in gioco un elemento sempre più centrale: i dati.
Per costruire un sistema cicloturistico efficace servono:
- mappature aggiornate
- informazioni accessibili
- connessione tra utenti e operatori
Piattaforme come BikeTourism nascono proprio con questo obiettivo:
👉 trasformare la rete esistente in un ecosistema navigabile e fruibile
Conclusione: dal modello alla visione
La Nuova Zelanda dimostra che il cicloturismo può diventare una vera infrastruttura economica nazionale.
Ma il punto più importante è un altro:
non basta costruire piste ciclabili.
Serve costruire:
- esperienze
- servizi
- connessioni
- dati
👉 In altre parole, serve costruire un ecosistema del cicloturismo.
Ed è proprio qui che si gioca il futuro del settore, anche in Italia.

