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Le biciclette possono sostituire l’auto? La provocazione che cambia il dibattito sulla mobilità

Le biciclette possono sostituire l’auto? La provocazione che cambia il dibattito sulla mobilità

Categories: Mobilità ciclabile, News782 words3 min read
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“Le biciclette possono sostituire ogni singolo viaggio in auto sul pianeta.”

È una provocazione. Ma è anche una domanda estremamente seria.

L’ha lanciata il portale irlandese IrishCycle in un articolo che sta facendo discutere il mondo della mobilità sostenibile, partendo da un concetto semplice: gran parte degli spostamenti quotidiani effettuati in automobile potrebbe essere svolta in bicicletta, soprattutto oggi, con l’evoluzione delle e-bike e delle cargo bike.

E allora la domanda diventa inevitabile:

quante delle nostre auto sono davvero indispensabili?

Il punto non è abolire l’auto

Quando si parla di ciclabilità emerge spesso un equivoco.

Nessuno sostiene realisticamente che la bicicletta possa sostituire qualsiasi utilizzo dell’automobile: lunghi trasferimenti, emergenze, trasporto pesante, territori privi di infrastrutture o mobilità ridotta richiedono ancora altri mezzi.

Il vero nodo è un altro:

quanti viaggi in auto vengono fatti semplicemente perché il sistema è costruito intorno all’auto?

Secondo numerose ricerche, una grande parte degli spostamenti urbani quotidiani è inferiore ai 5 km. Distanze perfettamente compatibili con la bicicletta, soprattutto elettrica.

Eppure continuiamo a usare mezzi da oltre una tonnellata per:

  • comprare il pane;
  • accompagnare i figli a scuola;
  • raggiungere l’ufficio;
  • andare in palestra;
  • fare piccoli acquisti;
  • attraversare città congestionate.

L’e-bike sta cambiando tutto

Per anni la bicicletta è stata percepita come:

  • sport;
  • svago;
  • mezzo “alternativo”;
  • scelta militante.

Le e-bike stanno rompendo questo schema.

Perché eliminano molte delle barriere che frenavano l’uso quotidiano:

  • fatica;
  • sudore;
  • dislivelli;
  • lunghe percorrenze;
  • vento contrario;
  • paura di “non essere allenati”.

Secondo diversi studi internazionali, tra il 30% e il 70% degli spostamenti effettuati in e-bike sostituisce direttamente viaggi che sarebbero stati fatti in automobile.

Non si tratta quindi solo di “nuovi ciclisti”.
Si tratta di meno chilometri percorsi in auto.

Ed è qui che il tema diventa enorme.

La bici non sostituisce solo il mezzo: cambia la città

Quando aumenta l’uso della bicicletta, cambia anche il modo in cui si progettano gli spazi.

Cambiano:

  • i tempi urbani;
  • il commercio locale;
  • il rumore;
  • la qualità dell’aria;
  • la percezione della sicurezza;
  • il traffico;
  • la vivibilità delle strade.

La bicicletta occupa meno spazio, consuma meno energia e produce meno emissioni rispetto a qualsiasi automobile, anche elettrica.

Ma soprattutto introduce un concetto spesso dimenticato:

la mobilità non dovrebbe essere misurata solo in velocità massima, ma in efficienza complessiva.

In molte città congestionate una bici — o una e-bike — è già oggi più veloce dell’auto negli spostamenti urbani.

E il cicloturismo?

Qui il tema diventa ancora più interessante.

Perché il cicloturismo dimostra ogni giorno che esiste un altro modo di vivere il territorio:

  • più lento;
  • più distribuito;
  • più locale;
  • più relazionale.

Chi viaggia in bici:

  • si ferma di più;
  • entra nei piccoli centri;
  • utilizza servizi diffusi;
  • crea economia capillare;
  • vive il paesaggio invece di attraversarlo soltanto.

Ed è proprio questo il punto spesso ignorato:

la bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto.
È un diverso modello di relazione con il territorio.

La vera domanda non è “auto o bici”

Il dibattito pubblico finisce spesso intrappolato in una guerra ideologica:

  • automobilisti contro ciclisti;
  • città contro periferie;
  • libertà individuale contro sostenibilità.

Ma probabilmente la domanda più utile è un’altra:

quali spostamenti ha senso continuare a fare in auto?

Perché nessuna transizione realistica passerà dall’eliminazione totale dell’automobile.
Passerà invece dalla riduzione della sua centralità assoluta.

E forse è proprio qui che la provocazione di IrishCycle colpisce nel segno.

Non perché “tutti devono andare in bici”.

Ma perché ci obbliga a riflettere su quante volte usiamo l’auto senza che sia realmente necessaria.

Il vero problema? Le infrastrutture

C’è però una realtà che non può essere ignorata.

Le persone non scelgono la bici soltanto per convinzione personale.
La scelgono quando:

  • si sentono sicure;
  • esistono reti ciclabili coerenti;
  • i collegamenti sono continui;
  • i parcheggi bici sono presenti;
  • le città non sono progettate esclusivamente per le auto.

Molti cittadini userebbero di più la bici.
Semplicemente oggi non si sentono nelle condizioni di farlo.

E allora il tema non è più “convincere” le persone.
Ma costruire territori che rendano possibile scegliere davvero.

Una provocazione utile

Dire che “la bicicletta può sostituire ogni viaggio in auto” probabilmente è un’esagerazione.

Ma le provocazioni servono anche a questo:
spostare il confine del dibattito.

Perché fino a pochi anni fa sembrava impensabile:

  • lavorare da remoto;
  • pedonalizzare grandi aree urbane;
  • diffondere le cargo bike;
  • usare e-bike per andare al lavoro;
  • viaggiare in bici per settimane.

Oggi tutto questo esiste già.

E forse il vero cambiamento culturale è proprio qui:
non pensare più alla bicicletta come un’eccezione,
ma come una parte normale della mobilità quotidiana.

Fonti e approfondimenti

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