Andrea Della Rolle
Novembre 26, 2024
L’approvazione del nuovo Codice della Strada, avvenuta il 20 novembre, ha suscitato forti reazioni da parte di attivisti, esperti e familiari delle vittime della strada. Sotto accusa sono soprattutto le misure che, secondo molti, rischiano di penalizzare gli utenti più vulnerabili e di ignorare i principi fondamentali per ridurre gli incidenti, come il contenimento della velocità.
La velocità come fattore chiave negli incidenti
Le statistiche Istat per il 2023 rivelano che tra le principali cause degli incidenti sulle strade urbane italiane figurano il mancato rispetto delle precedenze (15,4%), la guida distratta e l’eccesso di velocità, che insieme rappresentano il 36,5% degli scontri. Esperienze locali dimostrano come intervenire sulla velocità possa fare la differenza: a Bologna, ad esempio, l’introduzione del limite di 30 km/h ha portato, in soli sei mesi, a una riduzione degli incidenti (-11%), dei feriti (-10%) e delle vittime (-33%).
In netto contrasto, a livello nazionale nello stesso periodo, i decessi stradali sono aumentati del 7,9%. Questo dato, secondo l’urbanista Matteo Dondè, evidenzia come il nuovo codice rappresenti un passo indietro. «Non si può ignorare che la velocità è determinante: una distrazione a 30 km/h ha conseguenze molto diverse rispetto a una a 80 km/h», ha sottolineato l’esperto, criticando il nuovo testo come frutto di scelte ideologiche, prive di fondamento nei dati reali.
Multe e incentivi alle infrazioni
Uno degli aspetti più controversi riguarda le nuove disposizioni sulle multe. Nonostante l’aumento delle sanzioni per chi supera i limiti di velocità, il codice introduce la regola secondo cui, se più infrazioni vengono registrate nello stesso tratto di strada entro un’ora, verrà applicata solo la sanzione più grave, maggiorata di un terzo. Simili semplificazioni si applicano alle violazioni nelle zone a traffico limitato (Ztl), rendendo più difficile disincentivare comportamenti pericolosi e ripetuti.
Ciclisti e utenti vulnerabili penalizzati
Le modifiche al codice sembrano inoltre limitare le possibilità di tutela per i ciclisti. La realizzazione di infrastrutture come piste ciclabili o case avanzate, utili per garantire la sicurezza agli incroci, sarà subordinata a vincoli più stringenti, rallentando i tempi di approvazione e realizzazione. Inoltre, le corsie ciclabili semplicemente dipinte sull’asfalto saranno vietate fino a quando non sarà disponibile un nuovo regolamento ministeriale.
Anche la regola che obbligava i conducenti a mantenere una distanza di sicurezza di 1,5 metri durante il sorpasso di un ciclista è stata resa meno vincolante, aggiungendo la clausola «ove le condizioni della strada lo consentano».
Un confronto internazionale: il caso spagnolo
In Spagna, l’introduzione del limite di 30 km/h sulle strade urbane nel 2021 ha portato a risultati concreti: il tasso di mortalità è sceso a 34 vittime per milione di abitanti, contro le 54 dell’Italia. Questo esempio mostra come una regolamentazione mirata e rigorosa possa migliorare la sicurezza stradale.
Una petizione per rivedere il testo
In risposta alle critiche, diversi comitati hanno lanciato una petizione per chiedere al governo di rivedere le misure più controverse del decreto, raccogliendo oltre 10.000 firme. Durante l’iter parlamentare, proposte di modifica avanzate dalle opposizioni sono state respinte, lasciando irrisolti molti dubbi sulla capacità del nuovo codice di garantire strade più sicure per tutti.
In definitiva, il nuovo Codice della Strada rischia di rappresentare un’occasione mancata per affrontare con decisione il problema della sicurezza stradale in Italia.

