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Roma: il corteo automobilistico “paradosso” di Fratelli d’Italia contro ZTL, ciclabili e Zone 30

Roma: il corteo automobilistico “paradosso” di Fratelli d’Italia contro ZTL, ciclabili e Zone 30

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Andrea Della Rolle

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Novembre 11, 2025

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A Roma, il dibattito sulla mobilità sostenibile si infiamma ancora una volta. Ma questa volta, il rumore non viene dai pedali o dai clacson di protesta per un diritto negato: viene dai motori accesi.

Fratelli d’Italia, sezione romana, ha infatti annunciato per domenica 16 novembre un “corteo automobilistico” contro le politiche di mobilità del Campidoglio. L’appuntamento è fissato alle 16:30 all’EUR, con arrivo previsto al Villaggio Olimpico. L’obiettivo: dire “no” alle nuove ZTL, alle piste ciclabili e alle Zone 30 introdotte o programmate dall’amministrazione del sindaco Roberto Gualtieri.

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Un messaggio che fa rumore

Il manifesto dell’iniziativa invita i cittadini a “scendere in strada con la propria auto” per protestare contro quella che viene definita una mobilità “ideologica”. Ma la forma scelta per esprimere il dissenso — una lunga fila di automobili in marcia — ha suscitato più di un sorriso amaro.

Sui social non sono mancati i commenti ironici: molti utenti hanno fatto notare che il corteo rischia di riprodurre esattamente il problema che dice di combattere — il traffico paralizzante — in una città che ogni giorno resta intrappolata nei propri ingorghi.


Una data simbolica, una scelta controversa

A rendere la protesta ancora più discussa è la data. Il 16 novembre coincide con la Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada, istituita dalle Nazioni Unite per promuovere la sicurezza e la responsabilità alla guida.
Organizzare proprio in quella giornata un evento automobilistico contro misure pensate per ridurre incidenti e velocità suona, a molti, come una provocazione involontaria.


Mobilità in trasformazione: il bivio delle città

Dietro la protesta si nasconde una frattura più ampia: quella tra un modello di città centrato sull’auto privata e una nuova visione che mette al centro persone, sicurezza e spazio pubblico.
Le Zone 30, le ZTL e le piste ciclabili non sono imposizioni ideologiche, ma strumenti già sperimentati in gran parte d’Europa. Parigi, Bruxelles, Bilbao e molte altre città hanno dimostrato che ridurre la velocità e ampliare la mobilità dolce significa meno incidenti, meno rumore e più qualità della vita.

A Roma, però, ogni cambiamento incontra una forte resistenza culturale. Le strade della Capitale non sono solo vie di transito: sono un terreno politico. E la mobilità, più che un tema tecnico, diventa simbolo di libertà o di imposizione, a seconda del punto di vista.


Il vero nodo: la libertà di muoversi o di respirare?

Dietro il rumore dei motori, la protesta apre una domanda che riguarda tutti: che tipo di città vogliamo vivere?
Una città in cui l’auto rimane regina, anche a costo di congestione e insicurezza, o una città che restituisce spazio alle persone, alla lentezza e alla salute collettiva?

Il corteo del 16 novembre, voluto per difendere un certo modello di mobilità, rischia di trasformarsi in un simbolo del paradosso romano: protestare per muoversi meglio, restando fermi nel traffico.

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