Alberto Sina
Febbraio 18, 2026
Giorno 1
Fare un tour in bicicletta sull’Isola d’Elba a Natale può sembrare una follia.
E forse lo è davvero. Soprattutto quando il meteo non aiuta, il vento soffia forte dal mare e le nuvole sembrano voler scoraggiare ogni partenza.
Ma è proprio in quei giorni, tra il silenzio delle strade e il rumore delle onde, che scopro il volto più autentico dell’isola: selvaggio, intimo, sorprendente, lontano dalla folla estiva.
Arrivo all’Isola d’Elba in inverno
La partenza da Piombino segna il vero confine tra la routine e l’avventura.
Il traghetto attraversa un mare d’inverno, grigio e inquieto, mentre l’Elba prende lentamente forma all’orizzonte. La mia bicicletta, carica di aspettative prima ancora che di borse, riposa silenziosa in stiva.
Sbarco a Portoferraio di prima mattina, quando l’isola sembra ancora dormire.
Il porto è quasi deserto: banchine silenziose, bar chiusi, poche luci accese tra le case colorate.
Non c’è nessuno.
Solo il rumore delle ruote sull’asfalto umido e il mio respiro che si regolarizza con la pedalata.
Bastano pochi chilometri per lasciarmi alle spalle il centro abitato e immergermi nel cuore dell’Elba, dove salite, curve e panorami iniziano a raccontarmi la vera anima dell’isola.
Lasciato il porto, la strada si distende lungo il mare.
Curve morbide, tratti sospesi tra cielo e acqua.
A sinistra l’entroterra ancora in ombra, a destra l’orizzonte aperto, punteggiato di scogliere che si tuffano nel blu.
Pedalo in silenzio, accompagnato solo dal vento e dallo sciabordio lontano delle onde.
La salita verso Poggio: la prima vera prova
Da Marciana Marina inizia la prima vera prova della giornata.
Una salita secca e continua.
L’asfalto si arrampica deciso sul fianco della montagna, infilando una serie di tornanti che spezzano il ritmo, ma non la determinazione.
Il mare resta alle spalle, sempre più lontano.
Ogni curva mi regala uno sguardo nuovo sulla costa: una ricompensa silenziosa per la fatica.
L’arrivo a Poggio ha il sapore delle conquiste vere.
Un piccolo borgo di pietra, raccolto, sospeso nel tempo.
La salita finisce, ma il viaggio entra in una nuova dimensione: fatta di quota, panorami larghi e strade che promettono ancora molto.
Madonnina di Punta Nera: il punto più panoramico dell’anello
Dopo Poggio, la strada continua a salire e a disegnare curve sempre più aperte, fino a raggiungere uno dei punti più suggestivi dell’anello: la Madonnina di Punta Nera.
Davanti a me si apre un orizzonte immenso.
Il mare domina la scena, le scogliere si rincorrono lungo la costa, e lo sguardo vola oltre l’isola stessa.
È uno di quei luoghi in cui tutta la fatica accumulata trova finalmente un senso.
Il vento e il ritorno verso il mare
Con negli occhi ancora quel panorama, affronto la discesa: veloce, fluida, liberatoria.
La strada mi riporta lentamente verso il mare e chiude idealmente il primo grande anello del viaggio.
Il vento aumenta all’improvviso e pedalare diventa complicato.
Le raffiche arrivano di lato, la bici si muove, devo stringere bene il manubrio e restare concentrato sulla traiettoria.
Non è una salita, ma lo sembra.
E mentre scivolo sull’asfalto, capisco che sì: forse venire all’Elba a Natale è una follia.
Ma è una follia che rifarei mille volte.
👉 Continua con la seconda giornata del viaggio in bici all’Elba





