Perché non tutti pedalano: cosa ci insegna uno studio svedese sul futuro della ciclabilità (e del cicloturismo)
Perché non tutti pedalano: cosa ci insegna uno studio svedese sul futuro della ciclabilità (e del cicloturismo)
Andrea Della Rolle
Aprile 20, 2026
Negli ultimi anni il dibattito sulla mobilità ciclabile si è concentrato soprattutto su piste ciclabili e infrastrutture. Ma un nuovo report del Swedish National Road and Transport Research Institute (VTI) cambia prospettiva:
👉 il problema non è solo “dove pedalare”, ma chi può davvero farlo.
Lo studio, basato su interviste approfondite, analizza le abitudini di mobilità di lavoratori a basso reddito in Svezia e mostra come la bicicletta sia fortemente influenzata da fattori sociali, economici e culturali.
🚧 Non è solo infrastruttura: i veri ostacoli alla bici
Anche in un Paese avanzato come la Svezia, con buone reti ciclabili, emergono barriere molto concrete:
1. Orari di lavoro rigidi
- turni alle 5 del mattino o di notte
- necessità di dormire di più → meno tempo/energia per pedalare
👉 La bici diventa poco compatibile con la vita reale.
2. Sicurezza percepita
- paura di furti e vandalismo
- insicurezza nei quartieri periferici
- maggiore impatto sulle donne
👉 Anche con infrastrutture presenti, se non ti senti sicuro, non pedali.
3. Fatica fisica e lavoro manuale
Chi svolge lavori pesanti:
- considera la bici “troppo impegnativa”
- preferisce soluzioni passive (auto, mezzi)
👉 Qui emerge un tema chiave: la bici non è neutra, ma sociale.
4. Cultura e identità
Molti intervistati associano la bici a:
- persone “sportive”
- classi medio-alte
- stili di vita salutisti
👉 Risultato:
chi non si identifica con questo modello, tende a non pedalare.
🔄 Il concetto chiave: la “biografia della mobilità”
Uno degli elementi più interessanti del report è il concetto di:
👉 mobility biography (biografia della mobilità)
Le abitudini di spostamento cambiano nel tempo in base a:
- lavoro
- famiglia
- luogo di residenza
- eventi di vita
Ad esempio:
- nascita di figli → aumento uso auto
- cambio casa → abbandono della bici
- lavoro distante → passaggio al trasporto pubblico
👉 La bici non è una scelta stabile, ma dipende dalle fasi della vita.
⚡ Giovani e monopattini: un cambio culturale
Il report evidenzia un trend interessante:
👉 i giovani preferiscono i monopattini elettrici
Motivi:
- meno fatica
- più “socialmente accettabili”
- più facili da gestire (anche in casa)
👉 Questo è un segnale forte:
la bici sta perdendo appeal culturale in alcune fasce.
🌍 Cosa significa tutto questo per il cicloturismo?
Se la bici è influenzata da fattori sociali, allora anche il cicloturismo:
1. La base è la ciclabilità quotidiana
Non esiste cicloturismo senza:
- persone abituate a pedalare
- cultura della bici diffusa
2. Il target non è universale
Non tutti sono pronti per il cicloturismo:
- chi non pedala in città difficilmente farà un viaggio in bici
- serve un percorso di avvicinamento
3. Le destinazioni devono essere inclusive
Non basta promuovere itinerari:
- servono servizi sicuri
- contesti accoglienti
- accessibilità economica
4. Opportunità enorme: e-bike e servizi
Il report evidenzia anche un tema implicito:
👉 il costo della bici è una barriera
Questo apre opportunità per:
- noleggi
- e-bike
- servizi integrati
🧭 Il punto strategico: dalla mobilità al turismo
Il vero insight è questo:
👉 il cicloturismo non è un settore isolato
👉 è il risultato di un ecosistema
E questo ecosistema include:
- lavoro
- città
- sicurezza
- cultura
- accessibilità economica
📊 Conclusione
Lo studio svedese dimostra che la crescita della ciclabilità non può basarsi solo su infrastrutture.
Per far crescere davvero la bici (e il cicloturismo) serve:
- lavorare sulle condizioni sociali
- rendere la bici accessibile a tutti
- costruire una cultura diffusa
👉 In altre parole:
non basta costruire piste ciclabili, bisogna costruire ciclisti.

