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Sentieri e ciclovie: perché l’Europa inizia a considerarli infrastrutture strategiche

Sentieri e ciclovie: perché l’Europa inizia a considerarli infrastrutture strategiche

Categories: Mobilità ciclabile, News1198 words4,6 min read
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Per anni sentieri, greenways e ciclovie sono stati percepiti come elementi “accessori” del territorio: percorsi ricreativi, strumenti turistici o infrastrutture secondarie rispetto a strade, ferrovie e reti urbane.

Oggi qualcosa sta cambiando.

Un nuovo documento elaborato dal gruppo di esperti ENOS, insieme a organizzazioni europee come ERA, EUROPARC Federation, IMBA Europe e FFE, propone infatti un cambio di paradigma: i trail network europei dovrebbero essere riconosciuti come vere infrastrutture strategiche pubbliche.

Non solo per il turismo outdoor.

Ma anche per la salute pubblica, la resilienza climatica, la mobilità sostenibile, la tutela della biodiversità e lo sviluppo economico delle aree rurali.

Ed è proprio qui che il tema diventa estremamente interessante anche per il cicloturismo.


Il problema: reti utilizzate da milioni di persone, ma ancora invisibili nelle politiche pubbliche

Secondo il policy paper europeo, sentieri e trail rappresentano una delle infrastrutture pubbliche più antiche e diffuse del continente.

Eppure continuano a soffrire di alcuni problemi strutturali:

  • governance frammentata;
  • manutenzione insufficiente;
  • forte dipendenza dal volontariato;
  • mancanza di strategie nazionali coordinate;
  • scarsità di finanziamenti continuativi.

Il documento evidenzia come, dopo il Covid-19, l’utilizzo delle infrastrutture outdoor sia cresciuto in maniera significativa. Sempre più persone cercano esperienze all’aria aperta, attività fisica accessibile e connessioni lente con il territorio.

Ma mentre la domanda aumenta, le reti infrastrutturali spesso restano fragili.

Molti percorsi cicloturistici europei dipendono ancora da associazioni locali, piccoli enti territoriali o gruppi volontari che devono occuparsi contemporaneamente di:

  • manutenzione;
  • segnaletica;
  • sicurezza;
  • promozione;
  • monitoraggio;
  • relazioni con enti pubblici e privati.

In altre parole: il sistema cresce più velocemente della sua capacità organizzativa.


Perché il cicloturismo rientra pienamente in questa visione europea

Il punto centrale del documento è molto chiaro: i trail non sono solo percorsi ricreativi.

Sono infrastrutture multifunzionali.

Ed è esattamente ciò che sta diventando anche il cicloturismo contemporaneo.

Oggi una ciclovia non serve soltanto a “pedalare”.

Può diventare:

  • un’infrastruttura di mobilità dolce;
  • un collegamento tra aree urbane e rurali;
  • uno strumento di valorizzazione territoriale;
  • un attrattore turistico;
  • un corridoio ecologico e paesaggistico;
  • un supporto alle economie locali;
  • un’infrastruttura sociale.

Questa visione supera finalmente l’idea della ciclabile come semplice opera urbana o come elemento marginale del turismo.

Il cicloturismo entra invece in un ragionamento più ampio legato alla qualità della vita e alla resilienza dei territori.


Salute pubblica: il valore nascosto delle reti ciclabili

Uno dei temi più forti del paper riguarda il legame tra attività outdoor e salute.

L’Europa sta affrontando una crescente crisi legata alla sedentarietà e alle malattie croniche associate all’inattività fisica.

In questo scenario, sentieri e ciclovie diventano strumenti di prevenzione sanitaria.

Non servono necessariamente grandi impianti sportivi o infrastrutture ad alta complessità.

Serve accesso semplice, diffuso e quotidiano al movimento.

Le reti ciclabili territoriali possono quindi contribuire a:

  • aumentare l’attività fisica della popolazione;
  • migliorare il benessere mentale;
  • ridurre l’isolamento sociale;
  • favorire stili di vita attivi;
  • offrire spazi accessibili anche alle fasce economicamente più fragili.

Non è un caso che sempre più studi europei colleghino la ciclabilità alla salute pubblica.

E questo cambia completamente la prospettiva politica delle infrastrutture bike-friendly.


Natura e biodiversità: i trail non sono necessariamente un problema

Nel dibattito pubblico capita spesso che sentieri, percorsi MTB o ciclovie vengano percepiti come elementi di pressione sugli ecosistemi naturali.

Il policy paper europeo propone invece una visione più evoluta.

Se progettati e gestiti correttamente, i trail possono diventare strumenti di tutela ambientale.

Perché?

Perché aiutano a:

  • indirizzare i flussi di visitatori;
  • limitare la creazione di percorsi spontanei e dannosi;
  • monitorare il territorio;
  • favorire la fruizione controllata delle aree naturali;
  • aumentare la consapevolezza ambientale delle persone.

In pratica, il problema non è la presenza di infrastrutture leggere.

Il problema è l’assenza di pianificazione.

E questo tema riguarda direttamente anche il cicloturismo italiano.

Molti territori stanno vivendo una crescita rapida dei flussi bike senza avere ancora strumenti adeguati di governance, manutenzione e coordinamento.


Mobilità sostenibile: le ciclovie possono ridurre la dipendenza dall’auto

Uno dei passaggi più interessanti del documento riguarda il ruolo dei trail nella mobilità a zero emissioni.

Il paper sottolinea che reti ben collegate possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’automobile, soprattutto nelle aree rurali e periurbane.

Questo è un tema enorme.

Perché spesso il cicloturismo viene separato dalla mobilità quotidiana.

In realtà le due dimensioni possono convivere.

Una rete ciclabile ben progettata può servire contemporaneamente:

  • residenti;
  • pendolari;
  • escursionisti;
  • cicloturisti;
  • utenti sportivi;
  • famiglie.

Le infrastrutture migliori sono quasi sempre quelle multifunzione.

Ed è probabilmente questa la direzione verso cui l’Europa inizierà a spingere sempre di più.


Il valore economico del cicloturismo va oltre il turismo

Il documento europeo evidenzia anche un aspetto spesso sottovalutato.

Le infrastrutture outdoor generano valore economico distribuito.

Non concentrato.

Questo significa che sentieri e ciclovie possono sostenere:

  • piccole strutture ricettive;
  • ristorazione locale;
  • servizi bike;
  • guide;
  • noleggi;
  • manutentori;
  • attività agricole;
  • commercio di prossimità.

Inoltre, il paper cita diversi studi secondo cui il ritorno sociale degli investimenti nelle reti trail può arrivare a generare tra 10 e 20 euro di valore per ogni euro investito.

Un dato estremamente interessante anche per chi si occupa di politiche territoriali.

Perché significa che il cicloturismo non dovrebbe essere visto soltanto come promozione turistica, ma come investimento infrastrutturale.


La vera questione: chi si occupa della manutenzione?

Qui emerge probabilmente uno dei nodi più delicati.

Costruire una ciclovia è relativamente semplice.

Mantenerla nel tempo molto meno.

Il policy paper europeo sottolinea come molte reti siano finanziate nella fase iniziale, ma restino poi prive di fondi strutturali per:

  • manutenzione ordinaria;
  • gestione della vegetazione;
  • resilienza climatica;
  • sicurezza;
  • monitoraggio;
  • aggiornamento digitale;
  • segnaletica.

Ed è un problema che il mondo del cicloturismo conosce molto bene.

Una rete bike-friendly non vive soltanto grazie all’inaugurazione di un percorso.

Ha bisogno di continuità gestionale.

Ed è probabilmente qui che nei prossimi anni serviranno nuovi modelli di collaborazione tra:

  • enti pubblici;
  • associazioni;
  • operatori turistici;
  • comunità locali;
  • piattaforme digitali;
  • reti territoriali.

Verso una nuova idea di infrastruttura europea?

La parte forse più interessante del documento è proprio culturale.

L’Europa sembra iniziare a considerare sentieri, greenways e ciclovie non più come semplici elementi ricreativi, ma come infrastrutture strategiche trasversali.

Un cambio di paradigma enorme.

Perché significa riconoscere che il benessere dei territori non dipende soltanto da autostrade, aeroporti o grandi opere.

Ma anche dalla capacità di creare reti lente, accessibili e connesse al paesaggio.

In questo scenario, il cicloturismo potrebbe diventare sempre più centrale nelle politiche europee legate a:

  • transizione ecologica;
  • salute pubblica;
  • turismo sostenibile;
  • sviluppo rurale;
  • mobilità attiva;
  • resilienza climatica.

E forse la vera domanda oggi non è più se investire o meno nelle infrastrutture cicloturistiche.

Ma capire quanto rapidamente i territori riusciranno ad adattarsi a questa trasformazione.


Fonti e riferimenti


Perché questo tema è rilevante per BikeTourism

BikeTourism nasce proprio dall’idea che il cicloturismo non sia soltanto un’attività sportiva o turistica, ma una componente strategica dei territori.

Mappare infrastrutture bike-friendly, servizi, percorsi e reti territoriali significa anche contribuire a rendere visibile un ecosistema che troppo spesso viene ancora trattato come marginale.

Eppure, come mostra questo policy paper europeo, il tema sta diventando sempre più centrale nelle strategie future legate a salute, mobilità e sviluppo locale.

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