Andrea Della Rolle
Marzo 30, 2026
Padova conferma la centralità della Fiera del Cicloturismo
La Fiera del Cicloturismo 2026 ha chiuso la sua quinta edizione a Padova con numeri che la consolidano come uno dei principali appuntamenti europei dedicati alle vacanze in bicicletta. Lo slogan scelto, “In bici ovunque”, ha trovato una traduzione concreta in una manifestazione capace di mettere insieme pubblico, operatori, destinazioni, media e professionisti in un unico grande spazio di incontro.
I numeri reali della Fiera del Cicloturismo 2026
I dati dell’edizione 2026 restituiscono con chiarezza la dimensione raggiunta dall’evento:
- oltre 27.000 visitatori nelle giornate di sabato e domenica aperte al pubblico
- 268 tra espositori e co-espositori
- presenze da 20 Paesi stranieri e 12 Regioni italiane
- 128 tour operator specializzati in rappresentanza di 28 nazioni
- 210 giornalisti accreditati
- oltre 60 talk e appuntamenti
- 120 relatori coinvolti
- 5.000 professionisti presenti nella giornata B2B
- 1.112 incontri di matching generati nel workshop professionale.
Sono numeri che raccontano una crescita ormai evidente: la Fiera non è più soltanto un evento di settore, ma una piattaforma capace di mettere in relazione turismo, mobilità, territori e industria bike.
Le personalità che hanno inaugurato l’evento
Ad aprire la manifestazione sono state figure istituzionali e di settore che danno bene la misura del peso assunto dall’evento. All’inaugurazione erano presenti Pinar Pinzuti, Direttrice della Fiera del Cicloturismo, Lucas Pavanetto, Assessore al Turismo e Vicepresidente della Regione Veneto, Andrea Ragona, Assessore alle politiche del territorio e sviluppo urbano del Comune di Padova, Paolo Ferrin, Presidente di Padova Hall, e Patrizio Bertin, Presidente di Confcommercio Padova.
È un passaggio importante, perché mostra come il cicloturismo venga ormai letto non solo come nicchia outdoor, ma come leva concreta di sviluppo turistico e territoriale. Questa presenza istituzionale rafforza anche il posizionamento della Fiera come appuntamento strategico per il comparto.
Un evento sempre più internazionale
Uno degli aspetti più rilevanti dell’edizione 2026 è la sua dimensione internazionale. La presenza di operatori provenienti da 20 Paesi, insieme a 128 tour operator specializzati in rappresentanza di 28 nazioni, indica un salto di scala netto: la Fiera del Cicloturismo non è più soltanto una vetrina italiana, ma un luogo in cui il turismo in bici dialoga con mercati, buyer e destinazioni di profilo internazionale.
A rafforzare questo quadro è stata anche la giornata professionale dedicata al Forum del Cicloturismo, con 80 operatori dell’offerta e 40 della domanda, oltre a 1.112 incontri preorganizzati. Segnali molto chiari di un ecosistema che si sta strutturando sempre di più sul piano business, oltre che su quello ispirazionale.
Oltre 60 talk e 120 relatori: la Fiera come spazio di contenuti
La Fiera non è stata soltanto esposizione. Il programma ha incluso oltre 60 talk distribuiti sui palchi tematici Vie, Storie e Saperi, con 120 relatori impegnati a condividere esperienze, best practice, racconti di viaggio e visioni sul futuro del cicloturismo.
Questo elemento è centrale, perché conferma che la Fiera del Cicloturismo è ormai anche un’infrastruttura culturale: un luogo in cui si formano immaginari, si confrontano modelli di destinazione e si diffondono strumenti utili a chi pedala e a chi costruisce prodotti turistici bike-friendly.
Le regioni protagoniste e i territori in vetrina
A Padova si sono presentate 12 regioni italiane: Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Non solo stand promozionali, ma vere narrazioni territoriali costruite attorno a percorsi, servizi, intermodalità, sostenibilità e identità cicloturistiche.
Tra le proposte evidenziate in Fiera ci sono state la Treviso-Ostiglia, presentata come prima ciclovia al mondo certificata GSTC, la Ciclovia Meridiana in Basilicata, la Ciclovia Alpe Adria, i 24 percorsi ad anello georeferenziati delle Marche e i 20.000 km di itinerari della Toscana. È il segnale di una competizione positiva tra territori che iniziano a capire quanto il cicloturismo possa diventare asset di posizionamento.
Isnart-Legambiente, Cycle Tourism Index e BABI: la Fiera come luogo dove si presentano dati e strumenti
L’edizione 2026 è stata anche il palcoscenico per alcune presentazioni di forte peso per il settore: il nuovo Rapporto Isnart-Legambiente sul cicloturismo “Viaggiare con la Bici 2026”, il Cycle Tourism Index sviluppato da Bikenomist con komoot e la nuova IA BABI, dedicata al cicloturismo.
Questo passaggio è particolarmente interessante in chiave BikeTourism: la Fiera non è soltanto luogo di promozione, ma sempre più anche spazio di produzione e diffusione di dati, benchmark e strumenti di lettura del mercato. In altre parole, racconta non solo dove si va in bici, ma anche come si misura la maturità del sistema.
Più di 2.000 biciclette parcheggiate: un segnale concreto
Tra i dati più simbolici di questa edizione c’è anche il successo del parcheggio custodito allestito all’ingresso della Fiera, che ha ospitato più di 2.000 biciclette. Un dato che dice molto più di quanto sembri: non solo partecipazione, ma coerenza tra evento e modalità di accesso, con una parte rilevante del pubblico arrivata davvero in bici.
A questo si aggiunge la proposta di oltre 10 percorsi con partenza e arrivo in Fiera, pensati per far scoprire Padova e dintorni direttamente dalla manifestazione. Un modo intelligente per collegare l’evento al territorio e trasformare la visita in un’esperienza cicloturistica reale.
Cosa ci dice davvero questa Fiera del Cicloturismo
La Fiera del Cicloturismo 2026 manda un messaggio molto chiaro: il settore ha superato la fase pionieristica. Quando un evento arriva a 27.000 visitatori, 268 espositori, 5.000 professionisti B2B e oltre 1.100 incontri di matching, significa che il cicloturismo sta assumendo una dimensione economica, culturale e territoriale sempre più solida.
La sfida, ora, è fare in modo che questa energia non resti confinata nei tre giorni della Fiera, ma si traduca in infrastrutture migliori, servizi più visibili, mappature più accessibili e relazioni più forti tra destinazioni, operatori e comunità di ciclisti. È lì che si giocherà il vero salto di qualità del cicloturismo italiano.

