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Colonnine per e-bike lungo le ciclovie: perché vanno pianificate meglio

Colonnine per e-bike lungo le ciclovie: perché vanno pianificate meglio

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Andrea Della Rolle

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Luglio 9, 2026

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Il futuro del cicloturismo passa sempre di più dalla capacità di progettare servizi lungo il percorso. Non solo fondo stradale, segnaletica, sicurezza e intermodalità, ma anche punti di ricarica per e-bike distribuiti in modo intelligente.

È il tema al centro di una recente ricerca pubblicata da Springer nel volume The Future of Slow Mobility. Il capitolo, firmato da Luca Pirolo, Rossella Moscarelli e Pietro Belotti, si intitola Planning Slow Tourism with e-Technologies. A Proposal for Locating e-Bike Charging Stations Along the Italian National System of Tourist Cycling Routes e affronta una domanda molto concreta: dove andrebbero collocate le colonnine di ricarica per bici elettriche lungo le grandi ciclovie turistiche italiane?

La questione è meno banale di quanto possa sembrare. Una rete di ricarica non dovrebbe essere pensata solo come una sequenza di prese elettriche ogni tot chilometri. Se pianificata bene, può diventare parte integrante dell’esperienza di viaggio e uno strumento di valorizzazione dei territori attraversati.


La crescita dell’e-bike cambia il cicloturismo

Le e-bike hanno ampliato in modo significativo il pubblico del cicloturismo. Consentono a persone con livelli di allenamento diversi di affrontare distanze maggiori, dislivelli più impegnativi e itinerari che in passato sarebbero stati percepiti come troppo difficili.

Questo non significa che la pedalata assistita cancelli la dimensione lenta del viaggio. Al contrario, può renderla più accessibile. Una bici elettrica permette di raggiungere borghi collinari, aree interne, tratti montani e territori marginali che rischierebbero di restare fuori dai grandi flussi cicloturistici.

Ma proprio perché l’e-bike dipende dall’autonomia della batteria, la presenza o l’assenza di punti di ricarica può influenzare la scelta dell’itinerario. Una ciclovia bellissima, ma priva di servizi lungo il percorso, rischia di essere meno attrattiva per una parte crescente di cicloturisti.


Il problema: le colonnine sono spesso distribuite senza una visione

La ricerca si inserisce in un filone più ampio dedicato al rapporto tra mobilità lenta, tecnologie elettriche e sviluppo locale. Il nodo non è solo installare infrastrutture, ma decidere dove collocarle e con quale funzione territoriale.

Se una colonnina viene installata solo dove c’è già un operatore turistico forte, un noleggio o una struttura ricettiva organizzata, il rischio è concentrare ancora di più i benefici nei luoghi già attrattivi.

Al contrario, una pianificazione più attenta potrebbe usare la ricarica come leva per portare i cicloturisti anche in aree meno note: piccoli centri, frazioni, borghi interni, aree rurali, punti panoramici, musei minori, aziende agricole, botteghe e strutture di accoglienza bike-friendly.


La ricarica come occasione di sosta, non solo come servizio tecnico

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle ricerche collegate al lavoro di Pirolo, Moscarelli e Belotti è il modo in cui viene interpretata la sosta di ricarica.

Ricaricare una e-bike non è come fare rifornimento a un’automobile. Il tempo di attesa può diventare parte dell’esperienza: una pausa per mangiare, visitare un centro storico, acquistare prodotti locali, entrare in un museo, fermarsi in una struttura ricettiva o semplicemente scoprire un luogo che altrimenti sarebbe rimasto invisibile.

Nello studio open access del 2025 dedicato alla Ciclovia VENTO, gli autori spiegano che la localizzazione delle stazioni di ricarica può combinare criteri tecnologici e obiettivi di rigenerazione dei territori marginali. L’idea è che la sosta per ricaricare incoraggi i cicloturisti a esplorare l’area e possa contribuire a distribuire meglio gli impatti economici positivi del cicloturismo.


Il Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche come banco di prova

Il capitolo Springer applica il modello al Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche, cioè l’insieme delle grandi direttrici cicloturistiche individuate a livello nazionale.

Tra queste rientrano itinerari come la Ciclovia VENTO, la Ciclovia del Sole, la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, il GRAB di Roma, la Ciclovia del Garda, la Ciclovia della Magna Grecia, la Ciclovia della Sardegna, la Ciclovia Adriatica, la Ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia e la Ciclovia Tirrenica.

Si tratta di percorsi molto diversi tra loro. Alcuni attraversano pianure e argini fluviali, altri coste, aree interne, tratti collinari o territori con forte variabilità altimetrica. Proprio questa diversità rende importante una pianificazione non standardizzata.


Perché serve un modello di pianificazione

La proposta degli autori va nella direzione di un modello capace di individuare i punti più adatti dove installare le stazioni di ricarica.

I criteri non riguardano soltanto l’autonomia della batteria. Entrano in gioco anche la morfologia del percorso, la presenza di centri abitati, i punti di interesse, le aree marginali, le possibili deviazioni dalla traccia principale e il rapporto tra infrastruttura cicloturistica e servizi locali.

Questo approccio è particolarmente utile per le ciclovie nazionali, perché permette di superare una logica frammentata. La pianificazione delle colonnine non dovrebbe dipendere solo dall’iniziativa del singolo Comune o del singolo operatore, ma inserirsi in una visione più ampia di rete.


Cosa significa per chi viaggia in bici

Per il cicloturista, una rete di ricarica ben progettata significa maggiore libertà.

Vuol dire poter programmare tappe più sicure, affrontare tratti meno serviti con minore ansia da autonomia, scegliere deviazioni verso borghi o punti panoramici, viaggiare con maggiore serenità anche in territori collinari o montani.

Ma significa anche avere informazioni affidabili prima della partenza: sapere dove si trovano le colonnine, se sono funzionanti, se sono accessibili, se richiedono un adattatore, se sono vicine a bar, strutture ricettive, fontanelle, officine o altri servizi utili.


Cosa significa per territori e operatori

Per i territori, la ricarica e-bike può diventare uno strumento di sviluppo locale.

Un piccolo borgo lungo una ciclovia, se dotato di un punto di ricarica ben segnalato e collegato a servizi reali, può diventare una tappa naturale. Il cicloturista si ferma, consuma, visita, parla con le persone del luogo, scopre attività che altrimenti sarebbero rimaste fuori dal suo itinerario.

Per strutture ricettive, agriturismi, bar, bike hotel, campeggi, aziende agricole e punti di accoglienza, la ricarica può essere un servizio semplice ma strategico. Non serve necessariamente immaginare grandi infrastrutture: in molti casi il valore nasce dalla combinazione tra presa sicura, deposito bici, acqua, accoglienza, informazioni sul percorso e possibilità di ripartire con la traccia giusta.


Il ruolo delle piattaforme digitali

La ricerca mette in evidenza anche un tema molto vicino alla missione di BikeTourism: la mobilità lenta ha bisogno di strumenti digitali, ma strumenti digitali pensati per valorizzare il viaggio, non per trasformarlo in un’esperienza frettolosa.

Mappe, route planner, dati sui servizi, segnalazioni della community e informazioni aggiornate possono aiutare il cicloturista a prendere decisioni migliori. Possono anche aiutare territori e operatori a capire dove mancano servizi, quali punti sono strategici e dove una semplice infrastruttura potrebbe generare un impatto reale.

In questo senso, la ricarica e-bike non dovrebbe essere vista come elemento separato dalla ciclovia. Dovrebbe essere parte di un ecosistema che comprende tracce GPX, punti acqua, strutture bike-friendly, officine, trasporto pubblico, alloggi, ristoro e luoghi da visitare.


La lezione principale: pianificare i servizi, non solo i percorsi

Il messaggio più forte che emerge dalla ricerca è chiaro: per rendere competitivo il cicloturismo italiano non basta disegnare grandi ciclovie sulla carta.

Serve costruire una rete di servizi coerente, distribuita e accessibile. Le colonnine per e-bike sono uno di questi servizi, ma rappresentano bene il problema più generale: se vengono installate senza una strategia, rischiano di essere poco utili; se vengono pianificate in modo intelligente, possono diventare nodi di accoglienza, scoperta e sviluppo locale.

Le ciclovie del futuro non saranno solo infrastrutture lineari. Saranno reti di luoghi, servizi e comunità. E la ricarica, in questo scenario, non sarà soltanto una pausa tecnica: potrà diventare uno dei momenti in cui il viaggio rallenta davvero e il territorio ha l’occasione di farsi conoscere.

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