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Rete ciclabile europea: 900.000 km? Il caso Italia

Rete ciclabile europea: 900.000 km? Il caso Italia

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La Commissione europea ha pubblicato per la prima volta una baseline comune della ciclabilità nei 27 Paesi UE. Il numero che ha fatto più rumore supera i 900.000 chilometri. Ma solo una parte è costituita da infrastrutture dedicate alle biciclette. La scheda italiana di Cycling Counts racconta inoltre qualcosa di ancora più interessante: non abbiamo soltanto un problema di infrastrutture, ma anche di dati.

Quasi un milione di chilometri di rete ciclabile.

È uno dei numeri più impressionanti emersi da Cycling Counts, lo studio pubblicato nel giugno 2026 dalla Commissione europea per costruire la prima fotografia comparabile della ciclabilità nell’Unione.

Nella comunicazione ufficiale del 3 giugno, la Commissione parla di oltre 900.000 chilometri di rete di percorsi e corsie ciclabili nell’UE. Lo studio completo permette però di capire meglio che cosa si nasconde dietro questa cifra.

Il totale calcolato è precisamente di circa 974.320 chilometri.

Ma non significa che in Europa esistano quasi un milione di chilometri di piste ciclabili separate dal traffico.

La rete dedicata alle biciclette ammonta infatti a circa 342.931 chilometri.

Gli altri 631.389 chilometri sono strade a traffico promiscuo considerate sufficientemente favorevoli alla circolazione ciclistica da rientrare nella cosiddetta extended cycle network.

Una distinzione fondamentale.

E che diventa ancora più interessante quando si guarda alla fiche dedicata all’Italia.


Cycling Counts: per la prima volta l’Europa prova a contare la ciclabilità nello stesso modo

Cycling Counts nasce da un’esigenza apparentemente banale: prima di misurare quanto cresce la ciclabilità europea bisogna sapere che cosa stiamo misurando.

Fino ad oggi questo è stato molto più difficile di quanto sembri.

Paesi, regioni e città utilizzano definizioni differenti. I dataset possono essere nazionali, regionali o comunali. Le classificazioni delle infrastrutture non coincidono e persino attributi apparentemente semplici — come larghezza, superficie o illuminazione — non vengono raccolti nello stesso modo.

Lo studio della Commissione, realizzato con il contributo di Rupprecht Consult, Cycling Industries Europe, European Cyclists’ Federation, Eurocities e Transport & Mobility Leuven, prova quindi a costruire una baseline comune attraverso quattro grandi aree:

rete ciclabile, utilizzo della bicicletta, sicurezza e servizi.

Sono state inoltre realizzate 27 fiche nazionali, una per ciascun Paese dell’Unione.

Ed è proprio la scheda italiana a mostrare perché questo lavoro fosse necessario.


I 974.000 chilometri europei non sono tutti piste ciclabili

rete ciclabile europea ciclabili

Per comprendere il dato europeo bisogna partire dalle definizioni.

Cycling Counts distingue innanzitutto la dedicated cycle network, cioè la rete specificamente dedicata alla mobilità ciclistica.

Comprende sostanzialmente piste ciclabili e corsie ciclabili.

A livello europeo il totale è:

Tipologia Lunghezza UE
Piste ciclabili (cycle tracks) 312.115 km
Corsie ciclabili (cycle lanes) 30.816 km
Rete ciclabile dedicata 342.931 km
Strade a traffico promiscuo bike-friendly 631.389 km
Rete ciclabile estesa totale 974.320 km

La seconda categoria è quella che cambia completamente la lettura del dato.

Nella rete estesa possono infatti rientrare anche strade dove biciclette e veicoli motorizzati condividono lo spazio, purché presentino caratteristiche considerate compatibili con un utilizzo ciclistico.

Lo studio comprende, a seconda delle caratteristiche, strade ciclabili, aree residenziali, alcune strade di servizio, strade a 30 km/h, strade a basso traffico e altre configurazioni di traffico promiscuo favorevoli alla bici.

Quindi alla domanda:

“L’Europa ha quasi un milione di chilometri di piste ciclabili?”

la risposta è no.

Ha quasi un milione di chilometri di quella che Cycling Counts definisce rete ciclabile estesa, ma poco più di un terzo di questa rete è classificato come infrastruttura dedicata.

La distinzione non è puramente terminologica.

Una pista separata dal traffico e una strada residenziale a velocità ridotta possono entrambe essere perfettamente utilizzabili in bicicletta, ma rappresentano ambienti infrastrutturali molto differenti.


E l’Italia? 48.553 chilometri di rete ciclabile estesa

La fiche italiana di Cycling Counts stima una rete ciclabile estesa di 48.553 chilometri.

Equivale al 7,7% della rete stradale presa come riferimento.

Anche qui, però, il totale deve essere scomposto.

La rete dedicata alle biciclette viene stimata in 21.252 chilometri, pari al 3,4% della rete stradale.

Altri 27.302 chilometri, pari al 4,3%, sono invece classificati come strade a traffico promiscuo favorevoli alla bicicletta.

Italia Lunghezza % rete stradale
Rete ciclabile dedicata 21.252 km 3,4%
Strade bike-friendly a traffico promiscuo 27.302 km 4,3%
Rete ciclabile estesa 48.553 km 7,7%

Il numero più importante potrebbe però non essere nessuno di questi.

È la provenienza dei dati.

rete ciclabile europea dati


Per contare la rete italiana l’Europa ha dovuto utilizzare OpenStreetMap

La fiche della Commissione specifica che la baseline italiana della rete ciclabile è costruita utilizzando OpenStreetMap, integrato con dataset cittadini di Milano e Bologna.

Questo dettaglio racconta molto dello stato dei dati sulla ciclabilità in Italia.

Non significa che amministrazioni, Regioni e Comuni italiani non possiedano dati sulle proprie infrastrutture.

Esistono numerosi dataset territoriali.

Il problema è riuscire a trasformarli in un’unica fonte nazionale, omogenea, interoperabile e sufficientemente completa da poter essere utilizzata direttamente per una comparazione europea.

Ed è un problema che non riguarda soltanto l’Italia.

Cycling Counts ha individuato 26 dataset nazionali distribuiti in 19 Stati membri, ma soltanto nove sono risultati sufficientemente completi e dettagliati per essere inseriti direttamente nella baseline.

Sono stati analizzati anche 90 dataset regionali o locali: solo 36 sono stati convertiti nel formato comune e 23 hanno raggiunto una qualità considerata sufficiente per essere utilizzati.

Per colmare tutto ciò che mancava è stato indispensabile OpenStreetMap.

Lo stesso rapporto riconosce però il limite: OSM offre una copertura eccezionalmente ampia, ma la qualità dei dati può variare e la rappresentazione delle aree rurali e non urbane non è uniforme.

Quindi quei 48.553 chilometri italiani non devono essere letti come un censimento definitivo di ogni infrastruttura esistente sul territorio.

Sono una baseline costruita con il miglior insieme di dati armonizzabili attualmente disponibile.

Ed è forse proprio questo uno dei risultati più importanti di Cycling Counts.


L’Europa non sta soltanto contando le piste: sta cercando di decidere come contarle

Per rendere confrontabili i Paesi, il progetto propone una serie di attributi comuni.

Non basta sapere che un segmento esiste.

Una rete ciclabile digitale realmente utile dovrebbe poter descrivere anche larghezza, tipologia e qualità della superficie, limite di velocità, volume del traffico, illuminazione e direzione di percorrenza.

Cycling Counts raccomanda inoltre di registrare informazioni amministrative come proprietario o gestore dell’infrastruttura, data di costruzione o ricostruzione, momento dell’ultimo controllo e origine dell’informazione.

È un cambio di prospettiva significativo.

Il dato non dovrebbe più rispondere soltanto alla domanda:

“Dove si trova la ciclabile?”

Ma anche:

“Che tipo di infrastruttura è, in quali condizioni si trova e quanto è affidabile l’informazione che la descrive?”

Per pianificare mobilità quotidiana e cicloturismo, la differenza è enorme.


Anche sull’uso della bici l’Italia rimane sotto la media europea

La fiche consente poi di spostarsi dall’infrastruttura all’utilizzo.

Secondo i dati comparabili utilizzati da Cycling Counts, il 16% degli italiani con almeno 15 anni utilizza la bicicletta per andare da un luogo a un altro almeno una volta alla settimana.

La differenza di genere è significativa: circa il 13% delle donne contro il 19,5% degli uomini. I dati si riferiscono al 2019.

La media europea rilevata dalla stessa fonte è invece del 23,6%: 20% tra le donne e 27,6% tra gli uomini.

Quasi un europeo su quattro, quindi, utilizza la bici almeno settimanalmente.

In Italia siamo più vicini a uno su sei.

Anche sul modal share emerge una distanza.

Cycling Counts colloca la quota della bicicletta in Italia indicativamente tra il 4 e il 6% degli spostamenti, mentre l’indagine europea utilizzata per il confronto indica una media UE del 7,8% dei viaggi inferiori a 300 km.

Ma qui compare immediatamente un altro problema.


Non sappiamo ancora misurare allo stesso modo quanto pedaliamo

Per l’Italia le diverse fonti producono stime della distanza percorsa che vanno da circa 83 a 272 chilometri per abitante all’anno.

Una forbice enorme.

Non significa che qualcuno abbia necessariamente sbagliato il calcolo.

Significa che cambiano anno di riferimento, popolazione analizzata, definizione di viaggio e metodo di raccolta.

Ed è proprio uno dei problemi sottolineati dal rapporto europeo.

Tra tutti i Paesi dell’Unione sono state individuate 23 indagini nazionali sulla mobilità, ma soltanto sette contengono tutti gli indicatori necessari per le fiche: modal share, finalità degli spostamenti, chilometri percorsi e suddivisioni demografiche.

Per l’Italia viene indicata un’indagine nazionale del 2024, ma il rapporto segnala l’assenza di dettaglio per genere, età e finalità del viaggio.

La Commissione propone quindi che le National Travel Surveys vengano condotte almeno ogni tre anni e con metodologie maggiormente armonizzate, includendo anche la distanza percorsa in bicicletta.

Ancora una volta, il problema non è soltanto avere un numero.

È avere un numero confrontabile nel tempo e con gli altri Paesi.


Sicurezza: due dati italiani producono risultati quasi quattro volte differenti

La parte dedicata alla sicurezza rende il problema ancora più evidente.

La fiche italiana indica tra 200 e 212 ciclisti morti all’anno, utilizzando medie triennali riferite rispettivamente ai periodi 2020-2022 e 2021-2023.

Il progetto prova però a costruire un indicatore molto più utile del semplice numero assoluto:

quanti ciclisti muoiono rispetto ai chilometri effettivamente percorsi?

In teoria è il modo corretto per confrontare il rischio.

Il risultato italiano, però, cambia drasticamente a seconda della fonte utilizzata per stimare l’esposizione.

Una stima produce 1,25 vittime ogni 100 milioni di chilometri percorsi.

Un’altra arriva a 4,93.

Quasi quattro volte tanto.

È difficile immaginare un esempio più chiaro di quanto la qualità del dato sull’uso della bicicletta sia importante anche per parlare di sicurezza.

Se non sappiamo con sufficiente precisione quanti chilometri vengono pedalati, diventa molto più difficile stabilire quanto sia realmente rischioso pedalare.

Per l’Italia i dati sugli incidenti provengono dalla polizia e vengono integrati con informazioni ospedaliere per determinarne la gravità; il dataset comprende anche informazioni relative alle e-bike.

A livello europeo, tuttavia, Cycling Counts conclude che i dati sulle lesioni gravi non sono ancora abbastanza omogenei da permettere indicatori realmente confrontabili tra tutti gli Stati membri.


Sul bike sharing i dati diventano migliori

La situazione appare più strutturata quando si passa al bike sharing.

Secondo la fiche, sistemi di biciclette condivise sono presenti nel 75% delle città italiane con più di 150.000 abitanti.

La flotta equivale a circa 6,01 biciclette ogni 10.000 abitanti.

Il bike sharing produce circa 0,61 viaggi ogni 1.000 abitanti al giorno e rappresenta secondo la metodologia dello studio circa lo 0,52% degli spostamenti ciclistici nazionali.

A livello europeo Cycling Counts ha analizzato 289 città sopra i 150.000 abitanti, individuando servizi attivi in 271 di esse e una flotta complessiva superiore a 302.000 biciclette, delle quali circa il 42% elettriche.

Qui la disponibilità di dati degli operatori e di feed digitali consente già una misurazione molto più sistematica.

Ma non per tutti i servizi legati alla bici.


Parcheggi e ciclologistica: sappiamo ancora molto poco

La fotografia diventa nuovamente sfocata quando Cycling Counts prova a misurare i parcheggi per biciclette.

Il progetto ha individuato attraverso OpenStreetMap circa 4,5 milioni di posti bici nell’Unione.

Ma gli stessi autori avvertono che questo numero non può ancora essere considerato un vero indicatore comparabile.

La presenza di dati dipende infatti anche dall’attività delle comunità OpenStreetMap e da quanto le amministrazioni locali pubblicano o aggiornano le informazioni.

Ancora peggiore è la situazione della ciclologistica.

Solo Belgio, Francia e Germania dispongono di sistemi sufficientemente maturi per costruire indicatori validati. L’Italia rientra in un secondo gruppo di cinque Paesi nei quali esistono alcuni dati utilizzabili soprattutto per sperimentare la metodologia, ma non ancora per creare indicatori nazionali solidi.

Questa lacuna è interessante perché riguarda uno dei settori nei quali la bicicletta sta assumendo una funzione economica sempre più importante: consegne urbane, cargo bike, corrieri e servizi professionali.


Quanti chilometri mancano all’Italia?

Cycling Counts prova anche a compiere un esercizio molto più ambizioso.

Gli autori hanno analizzato la relazione tra disponibilità di infrastrutture dedicate e quota modale della bicicletta nei diversi Paesi.

Il rapporto tra lunghezza della rete dedicata e rete stradale emerge come il predittore più forte tra quelli analizzati, con un coefficiente R² pari a 0,66.

Non significa che costruire piste ciclabili determini automaticamente una precisa crescita dell’utilizzo: gli stessi ricercatori ricordano che comportamento, cultura, società e altri fattori incidono enormemente.

Il modello viene però utilizzato per costruire alcuni scenari teorici.

E qui il dato italiano diventa sorprendente.

Se l’Italia volesse raggiungere il rapporto tra infrastruttura ciclabile dedicata e rete stradale dei Paesi Bassi, secondo il modello mancherebbero circa 138.183 chilometri di rete dedicata.

Ma questo non è un obiettivo indicato dalla Commissione né un piano infrastrutturale.

È un benchmark teorico.

Più interessante è forse lo scenario intermedio elaborato dagli autori per stimare quanta nuova infrastruttura sarebbe necessaria per arrivare, a livello europeo, a raddoppiare approssimativamente il traffico ciclistico.

Per l’Italia il modello assegna circa 50.555 chilometri di nuova rete dedicata, associando allo scenario una crescita stimata del modal split ciclistico del 6,7%.

Anche questo numero deve essere trattato con molta cautela.

Non significa che costruendo esattamente 50.555 chilometri la quota della bici aumenterebbe automaticamente di quella percentuale.

È una simulazione costruita distribuendo tra i Paesi europei il fabbisogno infrastrutturale stimato e assumendo una relazione tra dotazione di rete e utilizzo.

Ma offre un ordine di grandezza interessante.

La distanza infrastrutturale tra l’Italia e i Paesi più ciclabili d’Europa non si misura in qualche centinaio di chilometri.

Si misura in decine di migliaia.


Il problema italiano potrebbe però essere ancora prima dei chilometri

La fiche italiana porta quindi a una conclusione meno evidente.

Abbiamo bisogno di più infrastrutture.

Ma abbiamo anche bisogno di sapere esattamente quali infrastrutture possediamo.

Dove sono.

Come sono fatte.

Qual è il fondo.

Quanto sono larghe.

Chi le gestisce.

Quando sono state controllate.

Se sono illuminate.

Qual è il traffico sulla strada adiacente.

Come cambiano nel tempo.

Sono informazioni decisive non soltanto per le politiche pubbliche, ma anche per tutto ciò che viene costruito sopra quei dati: navigatori, route planner, piattaforme turistiche, sistemi intermodali, analisi di sicurezza e servizi digitali.

OpenStreetMap svolge già un ruolo straordinario e Cycling Counts dimostra quanto sia diventato essenziale anche per le istituzioni europee.

Ma lo stesso rapporto sostiene che gli Stati membri dovrebbero costruire e mantenere dataset nazionali della rete ciclabile, armonizzare quelli locali e creare corrispondenze tra le informazioni ufficiali e la classificazione OSM.

Il futuro, quindi, non sembra essere una scelta tra dati pubblici e OpenStreetMap.

È la loro interoperabilità.


Il dato più importante di Cycling Counts non è 900.000

La cifra dei 900.000 chilometri è efficace perché rende immediatamente visibile la dimensione della rete europea.

Ma dopo aver letto lo studio completo assume un significato diverso.

L’Europa non ha scoperto improvvisamente di possedere quasi un milione di chilometri di piste ciclabili.

Ha fatto qualcosa di forse meno spettacolare, ma molto più importante:

ha provato per la prima volta a definire una lingua comune con cui contarle.

Il risultato è una baseline di circa 974.000 chilometri di rete ciclabile estesa, dei quali circa 343.000 costituiti da infrastrutture dedicate.

Per l’Italia la fotografia parla di 48.553 chilometri di rete estesa e 21.252 chilometri di infrastrutture dedicate, ma rivela contemporaneamente quanto la nostra conoscenza del sistema sia ancora frammentata.

Forse quindi la domanda più interessante non è:

“Quanti chilometri di ciclabili abbiamo?”

Ma:

“Siamo finalmente in grado di sapere quali sono, come sono fatti e quanto vengono realmente utilizzati?”

Cycling Counts rappresenta un primo tentativo europeo di rispondere.

E la fiche italiana mostra che, su questo fronte, c’è ancora parecchia strada da pedalare.

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