Andrea Della Rolle
Ottobre 1, 2026
Dalla EuroVelo & Cycling Tourism Conference 2026 di Utrecht emerge una questione fondamentale: il cicloturismo rappresenta già un’importante risorsa economica per l’Europa, ma i Paesi continuano a misurarlo con criteri differenti. Il nuovo rapporto della European Cyclists’ Federation mette a confronto Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi, evidenziando quanto lavoro resti da fare per arrivare a una fotografia realmente condivisa del settore.
Quarantaquattro miliardi di euro all’anno. È una cifra che ricorre frequentemente quando si parla del valore economico del cicloturismo europeo. Viene citata nei rapporti di settore, nelle presentazioni istituzionali e nei documenti dedicati allo sviluppo delle grandi reti ciclabili.
C’è però un dettaglio che spesso passa in secondo piano: quella stima risale al 2012.
A elaborarla fu uno studio commissionato dal Parlamento europeo, che valutava in circa 2,3 miliardi gli spostamenti cicloturistici annuali in Europa, includendo anche le escursioni giornaliere, per un valore economico superiore ai 44 miliardi di euro.
Quattordici anni dopo, il cicloturismo è cambiato. Sono cresciute le reti ciclabili, si sono evolute le modalità di viaggio, si sono diffuse le e-bike e molte destinazioni hanno iniziato a considerare la bicicletta parte integrante della propria offerta turistica.
Ma quanto vale oggi, complessivamente, questo settore in Europa?
La risposta, per quanto sorprendente, è che non disponiamo ancora di una stima europea aggiornata e sufficientemente omogenea.
È proprio da questa considerazione che prende forma Cycling Tourism and Leisure Cycling – Active Lifestyles and Economic Impact in Europe, il nuovo rapporto pubblicato il 28 settembre 2026 dalla European Cyclists’ Federation (ECF), con il supporto di Cyclite, e al centro dell’intervento inaugurale di Holger Haubold alla EuroVelo & Cycling Tourism Conference di Utrecht.
Utrecht 2026: il valore economico del cicloturismo torna al centro del dibattito
Dal 30 settembre al 2 ottobre, Utrecht ospita l’edizione 2026 della EuroVelo & Cycling Tourism Conference, appuntamento internazionale che riunisce amministrazioni, esperti, imprese e organizzazioni impegnate nello sviluppo del cicloturismo e delle reti ciclabili.
Il tema scelto per questa edizione, At the Beating Heart of Cycling, mette al centro le connessioni tra infrastrutture, turismo, mobilità quotidiana, innovazione e collaborazione territoriale.
Non è casuale che il programma si sia aperto proprio con un intervento dedicato all’impatto economico del cicloturismo.
A presentare il tema è stato Holger Haubold, responsabile delle attività ECF relative alla raccolta dati e ai benefici economici della bicicletta.
Il nuovo documento, realizzato insieme ad Agathe Daudibon, direttrice EuroVelo e Cycling Tourism di ECF, raccoglie le principali evidenze disponibili per quattro Paesi europei: Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi.
Non si tratta di una nuova indagine statistica condotta direttamente sui cicloturisti di questi Paesi, ma di una ricognizione di studi nazionali già esistenti.
Una distinzione importante, esplicitata dalla stessa ECF, che precisa di non aver effettuato una verifica approfondita della validità delle singole metodologie utilizzate.
Il rapporto ha quindi un duplice obiettivo: documentare il peso economico raggiunto dal settore e rendere evidente la necessità di una metodologia europea condivisa.
Quattro Paesi, quattro fotografie economiche differenti
I dati raccolti da ECF descrivono un settore economicamente rilevante, ma anche una notevole frammentazione nella sua misurazione.
Le cifre principali sono queste:
A una prima lettura potrebbe sembrare naturale sommare questi importi o utilizzarli per stabilire quale Paese stia ottenendo i risultati maggiori.
Sarebbe però metodologicamente scorretto.
Le cifre si riferiscono ad anni diversi, includono categorie di utenti differenti e, soprattutto, misurano grandezze economiche che non coincidono necessariamente.
Per comprendere il problema basta osservare più da vicino le singole esperienze nazionali.
Germania: un mercato che comprende anche le escursioni giornaliere
La Germania registra 18,1 miliardi di euro di ricavi lordi annuali nel 2024, considerando sia i visitatori che pernottano sia quelli che effettuano escursioni ciclistiche giornaliere.
Secondo i dati ADFC riportati da ECF, nel 2025 i tedeschi hanno effettuato 12,2 milioni di viaggi brevi e lunghi nei quali la bicicletta costituiva una componente principale dell’esperienza.
Il rapporto evidenzia inoltre una trasformazione delle abitudini: il 51% dei cicloturisti tedeschi ha utilizzato una e-bike nel 2025, mentre le vacanze ciclistiche tradizionali di almeno tre pernottamenti sono passate dai 4 milioni del 2014 ai 3,3 milioni del 2025.
Il cicloturismo, quindi, non coincide più esclusivamente con il viaggio itinerante di più giorni. Comprende esperienze diverse, che devono essere considerate anche nella lettura economica del settore.
Francia: l’impatto economico delle grandi reti ciclabili
Per la Francia il rapporto riporta un valore economico di 4,2 miliardi di euro riferito al 2019, a fronte degli 1,9 miliardi stimati nel 2009.
Un incremento del 121% nell’arco di dieci anni, secondo gli studi nazionali richiamati da ECF.
Interessante anche il caso de La Loire à Vélo, parte di EuroVelo 6, il cui impatto economico annuale è stato stimato in 54,5 milioni di euro nel 2022, circa tre volte il valore del 2010.
È un esempio di come il monitoraggio di un singolo itinerario possa contribuire a documentarne gli effetti sui territori attraversati.
Ma il dato francese conferma anche un limite della fotografia europea: un valore del 2019 non può essere automaticamente confrontato con stime riferite al 2024 o al 2025.
Italia: meno presenze rispetto al 2019, ma un impatto economico stimato maggiore
Il dato italiano, ripreso dal sesto rapporto Viaggiare con la bici, realizzato da Isnart-Unioncamere in collaborazione con Legambiente, stima per il 2025 circa 49 milioni di presenze cicloturistiche e un impatto economico di 6,4 miliardi di euro.
Nel 2019 le presenze considerate erano circa 55 milioni e il valore economico stimato raggiungeva 4,6 miliardi di euro.
La crescita economica riportata da ECF è dunque del 39%, pur in presenza di un numero di presenze inferiore rispetto al riferimento del 2019.
Questi valori non permettono, da soli, di stabilire quanto abbiano inciso l’aumento dei prezzi, l’evoluzione della spesa individuale, la composizione dei flussi o eventuali differenze metodologiche.
Il rapporto italiano offre però indicazioni interessanti sui comportamenti di consumo.
La spesa media giornaliera pro capite viene stimata in 69 euro per l’alloggio e 91 euro per gli altri beni e servizi acquistati durante la vacanza.
Una distribuzione che aiuta a comprendere come il cicloturismo possa interessare una pluralità di attività economiche: ricettività, ristorazione, commercio e servizi locali.
È inoltre significativo che, secondo il rapporto Isnart-Legambiente, circa un cicloturista su due abbini l’esperienza in bicicletta alla scoperta del patrimonio culturale ed enogastronomico.
La bicicletta, in questa prospettiva, non rappresenta necessariamente il prodotto turistico nella sua interezza, ma anche uno strumento attraverso il quale vivere e conoscere una destinazione.
Paesi Bassi: il peso economico della bicicletta ricreativa
Il caso olandese introduce un’ulteriore distinzione.
Il rapporto ECF indica una spesa di circa 1,3 miliardi di euro generata dai cicloturisti olandesi che hanno trascorso vacanze in bicicletta nei Paesi Bassi nel periodo 2024–2025.
Accanto a questa cifra compare un altro dato: 2,1 miliardi di euro di spesa annuale riferita alle escursioni ciclistiche ricreative di almeno un’ora effettuate nel 2025.
Sono due segmenti che descrivono dimensioni differenti dell’utilizzo turistico e ricreativo della bicicletta. Non vanno quindi aggregati automaticamente in un unico valore europeo senza verificare perimetri e possibili sovrapposizioni.
Secondo Fietsplatform, nel 2026 circa 10,6 milioni di olandesi, pari al 70% della popolazione considerata, effettuano uscite ricreative in bicicletta.
Un numero che evidenzia quanto la distinzione tra mobilità quotidiana, tempo libero ed esperienza turistica possa diventare sottile nei territori dove la bicicletta è profondamente integrata nelle abitudini della popolazione.
Il problema non sono soltanto i numeri: è decidere cosa intendiamo per cicloturismo
Le differenze fra le quattro esperienze nazionali portano alla questione centrale sollevata dalla ricerca.
Quando parliamo di cicloturismo, stiamo davvero misurando tutti lo stesso fenomeno?
Pensiamo a quattro situazioni:
- Una persona attraversa l’Italia in bicicletta durante una vacanza di due settimane.
- Una famiglia raggiunge una destinazione turistica in automobile e noleggia delle biciclette per esplorare il territorio.
- Un residente percorre una ciclovia per trascorrere una giornata fuori casa, senza pernottare.
- Un turista utilizza quotidianamente una bicicletta durante il soggiorno, pur non avendo scelto la destinazione principalmente per pedalare.
Sono tutte esperienze che coinvolgono la bicicletta e possono generare benefici economici per i territori.
Ma devono essere considerate nello stesso modo quando si misura il cicloturismo?
Se un Paese include le escursioni giornaliere nella propria valutazione e un altro considera soltanto i turisti che pernottano, il confronto fra i rispettivi risultati diventa inevitabilmente problematico.
Lo stesso vale per la distinzione tra turismo domestico e internazionale.
Un viaggio che attraversa più Paesi può essere registrato nei diversi sistemi nazionali. Per costruire una stima europea aggregata occorre quindi definire con precisione le unità statistiche utilizzate, distinguendo persone, viaggi, presenze e spesa, evitando duplicazioni.
C’è poi il problema della grandezza economica osservata.
Spesa turistica, fatturato lordo, valore aggiunto, gettito fiscale e impatto economico complessivo non sono sinonimi. Rappresentano aspetti differenti dell’economia e richiedono strumenti di valutazione specifici.
Infine, conta la frequenza con cui vengono raccolte le informazioni.
Uno studio annuale, un’indagine effettuata ogni cinque anni e una stima risalente a oltre un decennio non offrono lo stesso livello di aggiornamento.
La conclusione proposta da ECF è chiara: occorre definire criteri comuni, distinguere i diversi segmenti del cicloturismo e costruire un sistema di monitoraggio che permetta confronti attendibili sia fra territori sia nel corso del tempo.
Dalla Conference emerge una seconda questione: non basta contare i ciclisti
Il tema della qualità dei dati non si esaurisce nel nuovo rapporto economico.
Nel programma della EuroVelo & Cycling Tourism Conference 2026 trovano spazio anche sessioni dedicate alla conoscenza degli utenti e alla misurazione dei flussi ciclistici.
La sessione What do cyclists (look) like? Insights from user surveys, moderata da Holger Haubold, riunisce esperienze e metodologie differenti.
Fra gli interventi figurano quello di Paolo Pinzuti, fondatore di Bikenomist, dedicato al Cycle Tourism Index, la ricerca sugli utilizzatori della rete VeloMałopolska, le analisi ADFC sul cicloturismo tedesco e l’indagine europea sul mondo MTB presentata da IMBA Europe.
Il filo conduttore è la necessità di conoscere non soltanto quante persone utilizzino un’infrastruttura, ma anche chi siano, come si muovano e quali esigenze esprimano.
Il Cycle Tourism Index 2026, sviluppato da Bikenomist e Komoot, rappresenta un esempio di questo diverso approccio.
Attraverso dati digitali aggregati riferiti al 2025, analizza l’attrattività relativa delle regioni di 14 Paesi europei per i visitatori ciclistici stranieri, considerando anche la distribuzione stagionale delle attività.
Non misura il valore economico complessivo del cicloturismo, né sostituisce le statistiche ufficiali sui flussi turistici. Lo stesso rapporto ne evidenzia alcuni limiti, fra cui le differenze territoriali nell’utilizzo della piattaforma digitale da cui provengono i dati.
Può tuttavia offrire informazioni utili a comprendere meglio dove e quando si concentrino determinate forme di attività ciclistica internazionale.
Un altro appuntamento della Conference, Flow Monitoring for Cycling Tourism, affidato a Eco-Counter, affronta il tema del monitoraggio dei flussi e del passaggio dalla raccolta dei dati alle decisioni operative.
Perché conoscere quanti ciclisti attraversano un punto della rete è utile, ma non equivale automaticamente a conoscere quanti turisti lo frequentino, quanto spendano o quali servizi utilizzino.
Un contatore misura passaggi, non necessariamente persone distinte. Un download GPX misura un’interazione digitale, non un viaggio effettivamente realizzato.
Per comprendere il fenomeno servono informazioni complementari, raccolte e interpretate con metodologie appropriate.
L’Europa sta già lavorando per migliorare la raccolta dei dati sulla bicicletta
Il problema della frammentazione statistica non riguarda soltanto il cicloturismo.
Nel giugno 2026 la Commissione europea ha pubblicato Cycling Counts, uno studio che costruisce una prima base informativa europea comparabile sulle infrastrutture ciclabili e propone una metodologia di raccolta dati articolata in quattro dimensioni: reti, utilizzo, sicurezza e servizi connessi alla bicicletta.
Il documento individua oltre 900.000 chilometri di infrastrutture ciclabili nell’Unione europea e rileva che quasi il 24% dei residenti utilizza la bicicletta almeno una volta alla settimana, pur sottolineando le differenze fra i metodi di indagine nazionali.
Si tratta di dati riferiti alla mobilità ciclistica generale, non di una misurazione del solo cicloturismo.
La direzione metodologica è però significativa: costruire riferimenti condivisi per poter osservare i fenomeni in modo coerente e valutare i cambiamenti nel tempo.
Anche EuroVelo sta sviluppando questo approccio attraverso il proprio Data Hub, che raccoglie informazioni sullo sviluppo della rete, sui flussi registrati dai contatori, sulle statistiche digitali e sul settore degli operatori cicloturistici.
Il Barometro EuroVelo 2025, per esempio, registra un incremento del 4% dei passaggi ciclistici rispetto al 2024 nel campione di contatori utilizzato per l’analisi.
È un’informazione utile per osservare l’evoluzione dei flussi nei punti monitorati, ma non rappresenta, da sola, una stima della crescita economica complessiva del cicloturismo europeo.
Il nuovo rapporto presentato a Utrecht aggiunge dunque un tassello a un processo più ampio: collegare progressivamente dati infrastrutturali, comportamenti degli utenti e indicatori economici.
Perché misurare meglio il cicloturismo è importante anche per i piccoli territori
La questione potrebbe apparire soprattutto statistica, ma le sue conseguenze sono molto concrete.
Un’amministrazione che deve decidere se investire nella manutenzione di una ciclovia ha bisogno di conoscere l’utilizzo dell’infrastruttura, il profilo degli utenti e i possibili effetti sul territorio.
Una destinazione che vuole sviluppare la propria offerta cicloturistica deve comprendere quando arrivano i visitatori, quali servizi cercano e quali ostacoli incontrano durante il soggiorno.
Allo stesso modo, una struttura ricettiva, un punto di noleggio o un operatore locale possono prendere decisioni più informate se dispongono di dati attendibili sulla domanda.
Senza indicatori condivisi, ogni territorio rischia di raccontare il cicloturismo attraverso numeri difficili da interpretare, confrontare o utilizzare nella pianificazione.
E il problema diventa ancora più evidente quando si tenta di valutare gli effetti economici di una rete che attraversa province, regioni o confini nazionali.
Da questa prospettiva, anche le piattaforme digitali e i sistemi di mappatura possono contribuire alla costruzione di un patrimonio informativo più articolato.
La disponibilità di dati aggiornati sugli itinerari, sui servizi bike-friendly e sulle criticità della rete permette di descrivere meglio l’esperienza cicloturistica. Non sostituisce le indagini statistiche sui flussi e sulla spesa, ma può affiancarle con informazioni territoriali utili.
È anche la prospettiva nella quale si inserisce il lavoro di BikeTourism: contribuire alla conoscenza del territorio attraverso la mappatura degli itinerari e dei servizi, coinvolgendo operatori e community nella qualità e nell’aggiornamento delle informazioni.
Il cicloturismo europeo ha bisogno di numeri che raccontino la stessa storia
Il principale contributo del nuovo rapporto ECF non consiste nell’individuare un nuovo valore economico complessivo da aggiungere alle statistiche europee.
Consiste, piuttosto, nel rendere evidente quanto sia ormai necessario superare una misurazione frammentata del settore.
Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi documentano, attraverso le proprie ricerche, una realtà che coinvolge milioni di persone e produce effetti economici importanti.
Ma i dati disponibili raccontano ancora fenomeni parzialmente differenti.
Questa consapevolezza dovrebbe accompagnare anche il modo in cui comunichiamo il cicloturismo.
Non serve necessariamente un numero sempre più grande per dimostrare che viaggiare in bicicletta rappresenta una risorsa per i territori. Servono numeri più chiari, aggiornati e capaci di descrivere cosa accade realmente.
Perché la domanda non dovrebbe essere soltanto quanto vale oggi il cicloturismo europeo.
Dovremmo iniziare a chiederci se disponiamo degli strumenti necessari per comprenderne il valore, seguirne l’evoluzione e trasformare questa conoscenza in migliori esperienze per chi viaggia e per i territori che lo accolgono.
Fonti e approfondimenti
Rapporto principale
- European Cyclists’ Federation (2026), Cycling Tourism and Leisure Cycling – Active Lifestyles and Economic Impact in Europe. Autori: Agathe Daudibon e Holger Haubold, settembre 2026.
Ulteriori documenti di riferimento
- Parlamento europeo (2012), The European Cycle Route Network EuroVelo.
- Isnart-Unioncamere e Legambiente (2026), Viaggiare con la bici – 6° Rapporto sul Cicloturismo.
- Commissione europea (2026), Cycling Counts – First EU-wide baseline for cycling infrastructure and data collection.
- Bikenomist e Komoot (2026), Cycle Tourism Index – Report.
- European Cyclists’ Federation, EuroVelo Data Hub.



