Andrea Della Rolle
Febbraio 3, 2026
Negli ultimi anni il cicloturismo è entrato con forza nel dibattito su turismo sostenibile, salute e qualità della vita. Non più soltanto una nicchia per appassionati, ma una pratica capace di incidere su benessere individuale, sviluppo territoriale e politiche pubbliche.
Una recente ricerca accademica condotta in Serbia offre dati interessanti anche per il contesto italiano ed europeo: analizza perché le persone scelgono il cicloturismo, quali benefici percepiscono e in che modo queste esperienze possono diventare una leva concreta di sviluppo sostenibile per i territori.
Cosa analizza la ricerca: cicloturismo come esperienza di benessere
Lo studio ha coinvolto 227 cicloturisti ricreativi, analizzando le loro motivazioni attraverso un questionario strutturato. L’area di riferimento principale è Fruška Gora, considerata un modello avanzato di turismo ciclabile integrato con natura, benessere e servizi, mentre Sokobanja – storica località termale – viene analizzata come destinazione con grande potenziale di sviluppo.
L’obiettivo non è valutare solo l’infrastruttura, ma capire come i cicloturisti percepiscono la loro esperienza, collegando:
- motivazioni personali
- benessere psicofisico
- sostenibilità della destinazione
Un passaggio chiave: il cicloturista non è visto come semplice “utente”, ma come attore attivo del sistema turistico.
Perché le persone scelgono il cicloturismo
I risultati sono molto chiari: il cicloturismo non è una scelta casuale, ma risponde a bisogni profondi e ricorrenti.
Le motivazioni principali, emerse in modo trasversale, sono:
- Relax mentale e riduzione dello stress
Oltre il 90% dei partecipanti associa il ciclismo in natura al recupero psicologico e alla rigenerazione mentale. - Contatto con la natura
Il paesaggio non è uno sfondo, ma parte integrante dell’esperienza. Pedalare significa immergersi nell’ambiente. - Miglioramento della salute e della forma fisica
Il cicloturismo è percepito come attività accessibile, salutare e sostenibile nel lungo periodo. - Socialità e condivisione
L’esperienza è vissuta soprattutto come attività collettiva: stare con persone affini e condividere il viaggio conta più della performance.
Questi elementi confermano una visione ormai centrale anche nel dibattito europeo: il turismo attivo è uno strumento di benessere, non solo di consumo.
Uomini e donne: stesse biciclette, motivazioni diverse
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda le differenze di genere, che non sono radicali ma significative.
In sintesi:
Gli uomini tendono a valorizzare di più:
- senso di sfida
- autostima
- appartenenza al gruppo
Le donne attribuiscono maggiore importanza a:
- salute
- equilibrio psicofisico
- riduzione dello stress
Un dato rilevante per la progettazione turistica: le ciclovie e i servizi non sono neutrali. Comunicazione, infrastrutture, servizi e narrazione devono tenere conto di queste differenze se si vuole rendere il cicloturismo davvero inclusivo.
Cosa significa tutto questo per i territori
Qui la ricerca diventa particolarmente interessante per amministrazioni, DMO e operatori.
Il cicloturismo emerge come una pratica capace di generare benefici multipli e interconnessi:
- Sanitari
Promuove uno stile di vita attivo, riduce stress e sedentarietà, migliora il benessere psicologico. - Sociali
Rafforza la coesione, favorisce l’incontro tra persone, valorizza le comunità locali. - Ambientali
È una forma di mobilità a basso impatto, coerente con gli obiettivi climatici. - Economici
Attiva servizi diffusi: ospitalità, ristorazione, officine, guide, wellness, piccoli eventi.
Non si tratta di turismo “mordi e fuggi”, ma di presenza lenta, distribuita e ripetibile, ideale per aree interne, borghi, territori termali e rurali.
Perché questa ricerca è rilevante anche per l’Italia
Il modello analizzato è facilmente trasferibile al contesto italiano.
L’Italia dispone già di:
- territori naturali straordinari
- una rete crescente di ciclovie
- località termali e wellness
- aree interne in cerca di nuovi equilibri
Il cicloturismo può diventare il ponte naturale tra questi elementi, soprattutto se integrato con:
- bike hotel e strutture bike-friendly
- servizi locali certificati
- percorsi tematici (salute, natura, cultura)
- narrazione orientata al benessere, non alla performance
In questo senso, la ricerca rafforza un messaggio chiave: non basta costruire infrastrutture, serve progettare esperienze coerenti.
Una lettura editoriale: il cicloturismo come politica pubblica “soft”
Questo studio conferma qualcosa che nel mondo del cicloturismo si intuisce da tempo, ma che raramente viene dimostrato con dati:
più persone in bici significa territori più sani, resilienti e attrattivi.
Il cicloturismo può diventare una vera politica pubblica soft, capace di agire su:
- salute
- sostenibilità
- economia locale
- qualità della vita
Con un vantaggio enorme: costa meno di molte infrastrutture tradizionali e genera benefici trasversali.
Meno slogan, più dati.
Meno grandi promesse, più progettazione intelligente.
È da qui che passa il futuro del cicloturismo.
Fonte: Arsić M., Vujko A., Knežević M. (2025) – Recreational and health tourism development through cycling experiences, Università Singidunum, Belgrado.

