Mobilità attiva e clima: perché camminare e pedalare contano
Mobilità attiva e clima: perché camminare e pedalare contano
Andrea Della Rolle
Febbraio 3, 2026
Quando si parla di cambiamento climatico, il pensiero va subito a grandi accordi internazionali, tecnologie complesse e soluzioni costose.
Eppure, una delle risposte più semplici e immediate è sotto gli occhi di tutti: camminare e andare in bicicletta.
Un recente report della PATH – Partnership for Active Travel and Health racconta come sempre più Paesi stiano iniziando a riconoscere il valore della mobilità attiva nelle proprie strategie contro la crisi climatica. Non come gesto simbolico, ma come scelta concreta
Perché camminare e pedalare contano (più di quanto pensiamo)
Il settore dei trasporti è oggi tra i principali responsabili delle emissioni globali.
Auto private, traffico urbano, consumo di suolo ed energia: un modello che fatica a reggere nel lungo periodo.
Camminare e andare in bici, al contrario:
- non producono emissioni
- migliorano la salute
- rendono le città più vivibili
- favoriscono relazioni sociali ed economia locale
- rafforzano anche il turismo lento e di prossimità
Ecco perché sempre più governi iniziano a considerarli parte della soluzione, non un’alternativa marginale.
Cosa dice il nuovo report internazionale
Il report analizza 133 nuovi piani climatici nazionali presentati negli ultimi due anni.
Il dato più interessante è questo:
👉 1 Paese su 2 cita esplicitamente camminare e andare in bici come strumenti per affrontare il cambiamento climatico.
È un passo avanti importante, soprattutto se si considera che solo pochi anni fa questi temi erano quasi assenti nei documenti ufficiali.
In totale:
- oltre un terzo dei Paesi del mondo oggi collega mobilità attiva e clima
- molti lo fanno per la prima volta
- alcuni, purtroppo, hanno fatto un passo indietro, eliminando questi riferimenti
Il messaggio è chiaro: la direzione è giusta, ma non ancora stabile.
Non solo parole: più spazio, più piste, più connessioni
Dove camminare e pedalare vengono presi sul serio, le azioni più frequenti riguardano:
- nuove piste ciclabili e percorsi pedonali
- collegamenti migliori con treni, metro e bus
- zone urbane dove muoversi a piedi o in bici è più semplice e sicuro
In molti casi, i governi hanno anche stanziato risorse dedicate, segnale che queste scelte non restano solo sulla carta.
Meno attenzione, invece, viene data a:
- sicurezza personale
- qualità dell’esperienza
- misurazione dei risultati nel tempo
Il paradosso: tutti ci credono, pochi misurano
Un aspetto curioso – e un po’ preoccupante – emerge chiaramente dal report:
quasi nessun Paese misura davvero l’impatto di queste politiche.
Solo tre Stati indicano obiettivi chiari legati all’uso della bicicletta.
E nessuno lo fa per il camminare.
In pratica: si investe, si costruisce, si dichiara… ma raramente ci si chiede se le persone stiano davvero cambiando abitudini.
Città più vivibili, territori più attrattivi
Quando camminare e andare in bici entrano nelle politiche climatiche, gli effetti positivi non si fermano all’ambiente.
Il report mostra collegamenti diretti con:
- città più sicure e inclusive
- maggiore attenzione a donne e persone vulnerabili
- salute pubblica
- qualità dello spazio urbano
Tutti elementi che rendono i territori più attrattivi anche dal punto di vista turistico.
Il cicloturismo, in questo contesto, non è un settore a parte: è una conseguenza naturale di città e territori progettati per muoversi lentamente.
Una grande occasione (ancora aperta)
Molti Paesi non hanno ancora aggiornato i propri piani climatici.
Questo significa che c’è ancora spazio per fare meglio, inserendo da subito camminare e andare in bici come pilastri delle politiche future.
Il report PATH manda un messaggio semplice:
le soluzioni esistono, sono accessibili e funzionano.
Ora serve coerenza, continuità e visione.

