Cicloturismo nei PUMS: è davvero integrato nella pianificazione urbana europea?
Cicloturismo nei PUMS: è davvero integrato nella pianificazione urbana europea?
Andrea Della Rolle
Febbraio 20, 2026
Il cicloturismo tra riconoscimento europeo e pianificazione urbana
Le città europee stanno ridefinendo le proprie politiche di accesso e mobilità:
- Low Emission Zones (LEZ)
- Zero Emission Zones (ZEZ)
- Urban Vehicle Access Regulations (UVAR)
- nuovi hub multimodali nei nodi TEN-T
- aggiornamento dei PUMS (Piani Urbani della Mobilità Sostenibile)
Il recente report dell’Expert Group on Urban Mobility (EGUM) sulla regolazione dell’accesso urbano per il trasporto turistico evidenzia con chiarezza come la pianificazione urbana stia diventando sempre più restrittiva e strutturata
Ma dentro questa trasformazione emerge una domanda cruciale:
dove si colloca il cicloturismo nei PUMS europei?
L’Europa riconosce il cicloturismo. Ma dove lo integra?
È importante essere chiari:
L’Unione Europea ha compiuto passi rilevanti sul fronte della ciclabilità.
La European Commission, con la European Declaration on Cycling, riconosce la bicicletta come mezzo strategico per la mobilità sostenibile, includendo anche il valore turistico delle reti ciclabili.
Il Pan-European Master Plan for Cycling Promotion (UNECE/WHO) menziona esplicitamente il cicloturismo come leva economica e territoriale.
Inoltre, la rete EuroVelo rappresenta una delle più avanzate infrastrutture ciclabili transnazionali al mondo.
Dunque, il cicloturismo è riconosciuto a livello strategico europeo.
Tuttavia, il nodo centrale è un altro:
👉 questo riconoscimento non si traduce ancora in un’integrazione strutturale nei PUMS e negli strumenti operativi di pianificazione urbana.
Cosa emerge dal report EGUM
Il report dell’Expert Group on Urban Mobility** analizza l’impatto delle regolazioni di accesso urbano sul turismo organizzato su coach
Nel documento si evidenzia che:
- nei SUMPs analizzati il turismo è raramente integrato in modo organico
- il coach è poco menzionato nei piani di mobilità
- esiste una separazione amministrativa tra dipartimenti trasporti e turismo
- le politiche di accesso urbano sono spesso sviluppate senza una visione integrata di mobilità turistica
Se questo vale per un segmento organizzato e visibile come il trasporto turistico su coach, il vuoto è ancora più evidente per il cicloturismo, che raramente compare come categoria autonoma nei documenti di pianificazione urbana.
Mobilità attiva sì. Turismo attivo quasi mai.
Nei PUMS europei troviamo frequentemente:
- obiettivi di riduzione delle emissioni
- promozione della mobilità attiva
- incremento delle reti ciclabili urbane
- sviluppo di hub multimodali
Ma la bici viene quasi sempre trattata come:
- mezzo di commuting urbano
- strumento di salute pubblica
- componente della mobilità quotidiana
Non come:
- industria turistica
- leva economica territoriale
- strumento di gestione e distribuzione dei flussi turistici
Il report EGUM sottolinea inoltre che la frammentazione normativa (oltre 650 regolazioni di accesso urbano e 750 regolazioni basate su emissioni) rende sempre più complessa la pianificazione del turismo collettivo
In questo contesto, se le città limitano l’accesso dei coach ma non pianificano modalità alternative strutturate, il rischio è generare uno spostamento dei flussi, non una loro gestione sostenibile.
Il cicloturismo potrebbe essere parte della soluzione.
Ma solo se entra nella pianificazione.
Hub multimodali TEN-T: occasione ancora aperta
Entro il 2030, i nodi urbani TEN-T dovranno sviluppare hub multimodali per facilitare l’integrazione tra lunga percorrenza e mobilità locale
Nel quadro normativo si parla di:
- intermodalità
- ricariche per veicoli pesanti
- connessione first/last mile
Tuttavia, non esiste un obbligo specifico di integrazione del cicloturismo o di standard bike-friendly nei nodi urbani.
Questo rappresenta una lacuna, ma anche una grande opportunità.
Se i nuovi hub includeranno:
- ciclostazioni sicure
- collegamenti diretti alle reti cicloturistiche regionali
- servizi bike-friendly
- integrazione con noleggio e micromobilità
allora il cicloturismo potrà diventare una componente strutturale della mobilità urbana sostenibile.
Il vero nodo: integrazione tra mobilità e turismo
Il report EGUM evidenzia chiaramente il problema dei “silos amministrativi”
- il dipartimento mobilità pianifica traffico ed emissioni
- il dipartimento turismo pianifica attrattività e marketing
Raramente esiste un piano integrato.
Il cicloturismo, per sua natura, è esattamente il punto di intersezione tra:
- mobilità sostenibile
- economia locale
- turismo distribuito
- rigenerazione territoriale
Se non entra nei PUMS come categoria strategica, resta un fenomeno infrastrutturale, non una leva di pianificazione.
Cosa dovrebbe cambiare (in modo coerente con le policy europee)
Alla luce dei documenti europei e del report EGUM, una evoluzione coerente dei PUMS potrebbe prevedere:
1️⃣ Inserimento esplicito del cicloturismo nei Piani Urbani
Come segmento distinto dalla semplice mobilità ciclabile urbana.
2️⃣ Indicatori economici e territoriali
Non solo km di piste ciclabili, ma:
- flussi cicloturistici
- permanenza media
- impatto economico locale
3️⃣ Connessione strutturale tra ciclovie regionali e centro urbano
Il turismo lento non può fermarsi al confine comunale.
4️⃣ Coinvolgimento degli operatori del turismo attivo
In linea con la raccomandazione europea di dialogo strutturato tra stakeholder
Una questione di maturità della pianificazione
Non è corretto affermare che l’Europa non contempli il cicloturismo.
È corretto affermare che:
- il cicloturismo è riconosciuto a livello strategico europeo
- ma non è ancora integrato in modo sistematico negli strumenti operativi di pianificazione urbana
La differenza è sostanziale.
Ed è proprio in questo spazio che si gioca il futuro della mobilità turistica sostenibile.
Mappare l’Italia bike-friendly significa anche mappare la pianificazione
Se l’Europa ha tracciato la direzione sulla ciclabilità,
ora serve un passo ulteriore:
integrare il cicloturismo nei PUMS.
Perché la mobilità sostenibile urbana non è solo elettrica.
È intermodale.
È distribuita.
Ed è sempre più pedalata.


daccordissimo, a disposizione per un eventuale collaborazione
abito a padova