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Nel cuore dell’Europa per il cuore dell’Africa: il mio viaggio in bici fino a Mosca

Nel cuore dell’Europa per il cuore dell’Africa: il mio viaggio in bici fino a Mosca

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Andrea Della Rolle

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Luglio 24, 2026

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Scheda sintetica del viaggio

Bike Pioneer Lorenzo Gabrieli
Progetto Nel cuore dell’Europa per il cuore dell’Africa
Partecipanti Lorenzo, Milena e Gigi
Periodo Dal 24 luglio al 27 agosto 2010
Durata Circa cinque settimane
Distanza 5.987 km
Itinerario San Vigilio – Mosca – San Vigilio
Destinazione principale Mosca
Finalità Raccolta fondi per contribuire alla costruzione di una scuola a Gitega, in Burundi
Modalità di raccolta Cartoline acquistate con un’offerta minima di 5 euro e spedite da Mosca
Modalità di viaggio Cicloviaggio in autonomia, con pianificazione quotidiana lungo il percorso
Bicicletta Biciclette da corsa adattate al viaggio e attrezzate con borse e carrellino
Orientamento Cartine stradali e decisioni prese giorno per giorno
Pernottamenti Prevalentemente in tenda, scegliendo il luogo di sosta in base alla stanchezza e alle condizioni del viaggio
Paesi attraversati Italia, Slovenia, Ungheria, Ucraina, Russia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria
Luoghi simbolo Kiev, Orël, Kaluga, Mosca, Vilnius, Varsavia, Częstochowa, Bratislava, Graz, Lubiana e Maribor
Rientro Gigi è rientrato in aereo da Mosca; Lorenzo e Milena hanno proseguito in bicicletta fino a San Vigilio

Nel 2010 Lorenzo Gabrieli partì da San Vigilio, nel Bresciano, insieme a Milena e Gigi. Davanti a loro c’erano Mosca, quasi seimila chilometri e una raccolta fondi destinata alla costruzione di una scuola a Gitega, in Burundi. Questa è la storia del viaggio “Nel cuore dell’Europa per il cuore dell’Africa”, raccontata direttamente da Lorenzo.mappa san vigilio mosca bici 2010


Quasi seimila chilometri per una scuola in Burundi

Siamo partiti da San Vigilio sabato 24 luglio 2010. Eravamo in tre: io, Milena e Gigi. Saremmo tornati il 27 agosto, dopo circa cinque settimane e 5.987 chilometri.

Il nostro viaggio si chiamava “Nel cuore dell’Europa per il cuore dell’Africa” e aveva uno scopo preciso: contribuire alla costruzione di una scuola a Gitega, in Burundi.

Il Comitato di Solidarietà di San Vigilio aveva finanziato quasi completamente il progetto attraverso diverse iniziative. Una di queste era legata alle cartoline che avremmo portato con noi e spedito una volta arrivati a Mosca.

cartoline benefiche scuola gitega burundiLe cartoline erano state distribuite tramite associazioni sportive e altre realtà del territorio. Chi partecipava lasciava un’offerta di almeno cinque euro, scriveva il proprio indirizzo e ci riconsegnava la cartolina.

Noi le sistemammo con cura nelle borse e le portammo per migliaia di chilometri fino alla capitale russa.


Perché avevamo scelto Mosca

Mosca ci attirava perché volevamo provare a entrare in un Paese che sentivamo culturalmente e politicamente diverso dal nostro.

Tra noi c’era una grande amicizia, nata proprio sulla strada e capace ancora oggi di stimolarci a viaggiare. Per Gigi si trattava della prima esperienza di questo genere. Prima di partire aveva già deciso che sarebbe tornato da Mosca in aereo, mentre io e Milena avremmo continuato in bicicletta.

Il percorso non era stato preparato in ogni dettaglio. Avevamo studiato una direzione generale sulle cartine, ma spesso decidevamo giorno per giorno da quale parte andare.

Non avevamo una traccia digitale da seguire né un programma rigido. C’erano le mappe, le strade davanti a noi e le decisioni da prendere man mano che il viaggio avanzava.


Dall’Italia verso l’Ucraina

Uscimmo dall’Italia passando da Gorizia. Attraversammo la Slovenia, toccando Lubiana e Maribor, ed entrammo per circa trenta chilometri in Ungheria.

Da lì raggiungemmo l’Ucraina, che attraversammo passando per Kiev. Una volta superato il confine con la Russia, proseguimmo in direzione di Orël, Kaluga e infine Mosca.

Alla frontiera russa incontrammo qualche problema durante il controllo dei visti, ma riuscimmo a proseguire.

Dall’ingresso in Ucraina fino a Mosca le strade furono quasi sempre in pessime condizioni. Diventavano più praticabili avvicinandosi a un centro abitato e rimanevano discrete per qualche chilometro, poi tornavano difficili.

La maggior parte delle notti dormivamo in tenda. Non avevamo sempre deciso in anticipo dove fermarci: quando la stanchezza iniziava a farsi sentire, cercavamo un posto adatto e montavamo il campo.


L’ingresso in bicicletta nella Piazza Rossa

arrivo mosca piazza rossa biciQuando arrivammo a Mosca, nella Piazza Rossa ci aspettava una ragazza che conosceva il nostro territorio.

Da bambina era fuggita dall’area di Černobyl ed era stata ospitata da una famiglia bresciana. La sua presenza si rivelò subito preziosa.

Entrammo nella Piazza Rossa in bicicletta, ma la Milizia cominciò a fischiare e ci bloccò. Non sapevamo che in quel punto fosse consentito soltanto transitare a piedi.

La ragazza intervenne e ci aiutò a spiegare la situazione.

Avevamo calcolato con attenzione i tempi del viaggio, quindi potemmo concederci soltanto un giro veloce nel centro. Pranzammo a casa sua e il giorno seguente lei accompagnò Gigi in aeroporto.

Da quel momento il viaggio continuò soltanto per me e Milena. Ripartimmo in direzione della Lettonia.


Il latte caldo nella campagna lettone

A ogni frontiera dovevamo cambiare il denaro nella moneta locale. Ogni nuovo Paese significava strade, abitudini e condizioni differenti.

In Lettonia chiedemmo di poter montare la tenda vicino a una fattoria isolata nella campagna.

Le persone che vivevano lì avevano poco, ma erano ricche di sentimenti. Ci invitarono a cenare con loro e la mattina seguente, verso le sei, scaldarono del latte appena munto.

Con quel latte e alcuni biscotti che avevamo nelle borse facemmo colazione, poi ci salutammo e riprendemmo il viaggio.

Di quei giorni ricordo ancora soprattutto i volti delle persone. Molte non avevano grandi possibilità, ma quando avevamo bisogno erano pronte ad aiutarci.


Gli ultimi raggi si ruppero sulla strada per Vilnius

lorenzo gabrieli viaggio bici mosca 2Sulla strada verso la Lituania si ruppero altri due raggi della ruota posteriore della mia bicicletta.

Erano gli ultimi ricambi che avevo con me. Ne avevo già sostituiti otto.

Arrivati a Vilnius cercammo un meccanico, ma non disponeva di raggi della misura necessaria. Ci indicò però una piccola officina meccanica.

Entrammo e, in qualche modo, riuscimmo a far comprendere il problema a un anziano artigiano. Prese una sottile verga d’acciaio, la tagliò in nove pezzi e ne filettò uno per provarlo.

Era perfetto.

Filettò anche gli altri, li avvolse in un pacchetto e me li consegnò. Insistetti per pagarlo, ma non volle nulla.

Ci abbracciò e ci salutammo molto commossi.

Quel gesto mi è rimasto dentro. Eravamo due viaggiatori stranieri arrivati nella sua officina con un problema, e lui aveva usato il proprio mestiere per permetterci di continuare.


Varsavia, Częstochowa e la strada di casa

Da Vilnius proseguimmo verso Varsavia e Częstochowa, dove visitammo la Madonna Nera.

Continuammo quindi verso Ostrava e Bratislava, poi raggiungemmo Graz, in Austria. Da lì tornammo verso Maribor e Lubiana, prima di entrare nuovamente in Italia.

Passammo da Trieste, Venezia, Padova, Vicenza e Verona.

Casa era sempre più vicina, ma proprio negli ultimi giorni accadde l’incidente più serio di tutto il viaggio.


La caduta tra Maribor e Lubiana

Tra Maribor e Lubiana stavo affrontando una curva in discesa quando la ruota del carrellino prese una buca.

Sbandai e venni catapultato a terra. Battei la testa e strisciai sull’asfalto.

Milena mi prestò le prime cure. Arrivò anche un’ambulanza, ma non volli salire. Mi fasciarono la testa, medicarono la schiena e mi raccomandarono di fermarmi appena possibile in un pronto soccorso.

Non lo feci.

Continuai a pedalare e arrivai a casa dopo tre giorni, con la ferita ancora sanguinante. Il giorno successivo andai al pronto soccorso della mia città, dove mi applicarono sei punti di sutura.

Ripensandoci oggi, so che avrei dovuto ascoltare i soccorritori e farmi visitare immediatamente. Dopo una caduta e un colpo alla testa non si dovrebbe mai sottovalutare il rischio.


Sono i viaggi che fanno le persone

articolo giornale viaggio mosca bici 2010Ogni viaggio lascia qualcosa dentro.

A distanza di tanti anni ricordo ancora le persone che ci hanno ospitato, quelle che ci hanno aiutato quando eravamo in difficoltà e i volti incontrati lungo la strada.

Ho raccolto le fotografie in alcuni fotolibri e ho conservato dei filmati su DVD. Oggi li riguardo insieme ai miei nipoti.

Quando vedo i loro occhi brillare mentre osservano le immagini e ascolto le loro domande, penso che forse ho fatto qualcosa di bello.

Ho compiuto altri viaggi a scopo benefico e altri semplicemente per il desiderio di viaggiare. Poche settimane fa ho pedalato per cinque giorni insieme a mio nipote Nicolò, che ha undici anni: circa quattrocento chilometri fino allo Stelvio e ritorno.

Ho anche altri progetti solidali in mente. Vedremo quali riusciranno a diventare realtà.

Non sono uno scrittore, ma John Steinbeck ha espresso bene ciò che sento:

«Le persone non fanno i viaggi. Sono i viaggi che fanno le persone.»

Gli anni passano, ma io viaggio ancora.

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