La Sardegna era l’ultimo tassello: 900 km in bici per chiudere due viaggi
La Sardegna era l’ultimo tassello: 900 km in bici per chiudere due viaggi
Andrea Della Rolle
Agosto 23, 2026
Tredici giorni, oltre 900 chilometri, una mountain bike carica di borse e una tenda. Per Ugo Brischetta attraversare la Sardegna non significava però semplicemente aggiungere un’altra regione alla lista dei luoghi percorsi in bicicletta. Significava chiudere contemporaneamente due viaggi iniziati altrove.
Ci sono viaggi che cominciano il giorno della partenza e altri che iniziano molto prima.
Quello di Ugo Brischetta in Sardegna appartiene alla seconda categoria.
Quando il 2 agosto sbarca a Cagliari dopo dieci ore di nave, davanti a lui ci sono tredici giorni di strada. Dietro, però, ci sono anni di viaggi, incontri e percorsi: un attraversamento dell’Italia iniziato nel 2023, il legame con il Cammino di San Giacomo in Sicilia, un viaggio fino a Santiago de Compostela e una regione che, fino a quel momento, era rimasta fuori dalla sua mappa personale.
La Sardegna era l’ultimo tassello.
E Ugo decide di non aspettare neppure il giorno successivo.
Scende dalla nave, prende la bicicletta e comincia a pedalare.
Un viaggio iniziato nel 2023
Per capire quei primi chilometri da Cagliari bisogna tornare indietro di qualche anno.
Dopo un primo lungo cicloviaggio da Perugia alla Sicilia, nel 2023 Ugo decide di attraversare l’Italia in bicicletta. Tocca tutte le regioni tranne la Sardegna.
Quel viaggio nasce in un momento difficile della sua vita.
La bicicletta diventa progressivamente qualcosa di diverso da un semplice mezzo per spostarsi.
Pedalando da un luogo all’altro, incontrando persone e ascoltando le loro storie, Ugo racconta di aver ritrovato qualcosa che pensava di avere perso. Quel viaggio diventa, nelle sue parole, una sorta di medicina e un’occasione importante di introspezione.
Da quel momento il cicloviaggio assume un significato nuovo.
Non soltanto conoscere luoghi, ma creare le condizioni per conoscere meglio se stessi.
Dopo il ritorno Ugo inizia a occuparsi del Cammino di San Giacomo in Sicilia, accompagnando i pellegrini lungo il percorso.
Nel tempo il progetto cresce ed entra a far parte della Rotta Jacopea del Mediterraneo, un itinerario che dalla Sicilia attraversa la Sardegna e idealmente prosegue verso Santiago de Compostela.
Nel 2024 Ugo raggiunge Santiago in bicicletta partendo da Barcellona.
Ancora una volta, però, manca la Sardegna.
Due storie differenti stanno indicando lo stesso luogo.
Due progetti, un unico viaggio
È proprio da questa coincidenza che nasce il nuovo viaggio.
Attraversare la Sardegna permette a Ugo di completare il percorso sull’isola legato alla Rotta Jacopea del Mediterraneo e, contemporaneamente, di raggiungere l’unica regione italiana rimasta fuori dal viaggio iniziato nel 2023.
Due progetti, ma un’unica strada.
La prima parte segue il Cammino di Santu Jacu, da Cagliari verso il nord dell’isola.
Dal porto Ugo raggiunge Monserrato e Settimo San Pietro e, quando ormai è sera, trova una chiesetta campestre circondata da ulivi e carrubi dove montare la tenda.
È la prima notte.
Il terreno conserva ancora il calore del giorno e sopra di lui c’è un cielo pieno di stelle.
Il viaggio è cominciato.
Nei giorni successivi attraversa l’interno della Sardegna passando da piccoli centri e strade rurali, fino a raggiungere il nord dell’isola.
Poi cambia direzione.
Da Porto Torres inizia a seguire la costa occidentale per tornare progressivamente verso sud e infine a Cagliari.
Cambiano le strade e cambia anche la Sardegna che gli passa davanti.
Borghi, sterrati, mare, montagne, pinete, siti minerari e città turistiche.
Non una sola isola, ma territori che continuano a trasformarsi man mano che aumentano i chilometri.
Oltre 900 chilometri con tutto sulla bicicletta
Alla fine saranno poco più di 900 chilometri in tredici giorni.
Ugo li percorre con una Trek Marlin 8 muscolare, configurata per affrontare il viaggio in autonomia.
Sul portapacchi posteriore porta due borse. Una terza è montata sul manubrio e altre due trovano posto sulla forcella.
Ma quella Trek, durante il viaggio, non è semplicemente “la bicicletta”.
Ha un nome.
Phoenix.
E il rapporto che Ugo sviluppa con lei diventa una delle parti più personali dell’esperienza.
Nei momenti più difficili racconta di parlarle, di incoraggiarla quasi fosse una compagna di viaggio.
Quando l’asfalto ruvido, le salite e il caldo rendono più difficile avanzare, le parole rivolte a Phoenix diventano anche parole rivolte a se stesso.
Un modo per ricordarsi che alcune condizioni non possono essere cambiate.
Si possono però affrontare.
E continuare a pedalare.
Viaggiare in autonomia, dormendo sotto le stelle
Per quasi tutto il viaggio Ugo dorme in tenda, scegliendo luoghi generalmente isolati o comunque lontani dai centri abitati.
È il suo modo di viaggiare: semplice, autonomo e vicino al territorio.
Una sola notte è diversa.
Attraverso la piattaforma BeWelcome trova ospitalità presso una persona del posto.
Non è soltanto un posto dove dormire.
È un’altra occasione per conoscere il territorio attraverso chi lo abita.
Ma è proprio l’alternanza tra solitudine e incontri casuali a diventare uno dei fili conduttori dei tredici giorni.
Un episodio avviene a Silius.
Ugo si ferma a parlare con una famiglia seduta nel cortile.
Una signora guarda dietro le sue spalle e gli domanda:
«Gli altri dove sono?»
Ugo sorride.
«Sono io, la bicicletta e la strada!»
Scoppiano a ridere.
Ma quella risposta contiene soltanto una parte della verità.
Perché Ugo spiega che, quando viaggia, in realtà non si sente quasi mai completamente solo.
Prima o poi qualcuno si ferma.
Fa una domanda.
Offre un sorriso.
Un gesto di incoraggiamento.
Dell’acqua.
Qualcosa da mangiare.
Ed è spesso proprio da questi incontri non programmati che il viaggio prende una direzione diversa.
Il primo traguardo arriva a Sorso
Il viaggio in Sardegna contiene due conclusioni e la prima arriva prima del ritorno a Cagliari.
Succede a Sorso.
Ugo raggiunge il municipio per far apporre un timbro sulla propria credenziale e riceve il Testimonium, il documento che per lui segna la conclusione del progetto dedicato a San Giacomo.
È un momento che nel diario racconta con particolare intensità.
Esce dalla struttura e guarda quel foglio con gli occhi lucidi.
Poi torna verso la bicicletta quasi con il desiderio di abbracciarla.
La strada scende verso il mare.
Ugo associa quel momento al viaggio dei pellegrini che, dopo aver raggiunto Santiago, proseguivano verso Finisterre.
Si ferma vicino alla costa ad ascoltare le onde.
Il primo progetto è arrivato al suo traguardo.
Il viaggio, invece, deve ancora continuare.
Il giorno successivo raggiunge Porto Torres e poi punta verso ovest.
Comincia così una seconda parte completamente diversa.
Il caldo, il traffico e le battaglie di viaggio
Non c’è un singolo episodio che Ugo indichi come il momento più difficile dei tredici giorni.
La difficoltà è piuttosto una presenza che cambia forma lungo la strada.
C’è soprattutto il caldo intenso.
In alcuni tratti non ci sono alberi ai bordi della carreggiata e trovare un punto d’ombra diventa complicato.
Poi c’è il traffico.
Auto e camion che, in alcune zone, passano troppo vicino alla bicicletta obbligandolo a mantenere continuamente alta l’attenzione.
Ci sono l’asfalto difficile, gli sterrati, le salite.
E ci sono quelli che Ugo definisce, con una certa ironia, “battaglie di viaggio”.
Piccoli e grandi imprevisti che, mentre si è sulla strada, vanno affrontati con quello che si ha a disposizione.
Non diventano però una ragione per mettere in discussione la partenza.
Al contrario.
È proprio in Sardegna che Ugo racconta di aver percepito qualcosa che durante altri viaggi aveva avvertito più raramente.
Un legame ancora più forte con Phoenix.
Quasi umano.
Anche nei tratti più impegnativi non arriva il ripensamento.
La bicicletta sembra diventare ancora più parte del suo modo di vivere il viaggio.
Quando l’isola deve ancora svegliarsi
Molte giornate iniziano molto presto.
Spesso prima dell’alba.
Partire quando fuori è ancora buio significa evitare almeno per qualche ora il caldo e parte del traffico.
Ma per Ugo significa soprattutto osservare il lento passaggio dalla notte al giorno.
Nel buio cambia il rapporto con ciò che lo circonda.
Si sentono gli animali, il vento tra gli alberi, gli odori della vegetazione.
Una mattina la luce del faretto illumina diversi cervi che pascolano nei campi.
Un’altra alba lo trova sulla salita verso Capo Caccia.
Raggiunge il punto panoramico quando il sole sta iniziando a comparire sull’orizzonte.
Si siede e aspetta.
Poi la luce invade lentamente il paesaggio.
Sono momenti che diventano parte della memoria del viaggio tanto quanto i chilometri percorsi.
Gli incontri che cambiano una giornata
Gli episodi si accumulano lungo la strada.
Un uomo gli regala dei pomodori mentre riposa all’ombra.
Quando ha bisogno di lubrificare la catena e non riesce a trovare ciò che gli serve, un altro uomo interviene spontaneamente e gli procura dell’olio adatto.
Un ragazzo arriva a cavallo vicino a una fontana e comincia a parlare con lui, metà in italiano e metà in sardo.
Altrove qualcuno gli offre dell’acqua.
In un piccolo villaggio un uomo gli permette di montare la tenda e gli regala un barattolo di miele prodotto da lui.
Più avanti una coppia lo fa entrare in casa per permettergli di bere e riposarsi dal caldo.
Sono episodi brevi.
Alcuni durano pochi minuti.
Altri qualche ora.
Ma è proprio questa imprevedibilità a dare forma al viaggio.
Ugo sintetizza ciò che ha imparato con una convinzione semplice:
nulla avviene per caso.
Viaggiare a piedi o in bicicletta gli ha insegnato a rallentare, osservare e lasciare spazio a quello che succede.
A volte sono proprio le cose che non erano state pianificate a diventare quelle che si ricordano meglio.
Da Capo Caccia ad Alghero, poi verso sud
Raggiunta la costa occidentale, la Sardegna cambia volto.
Dopo Capo Caccia arriva Alghero, affollata di turisti, negozi e persone impegnate a fotografare la città.
Poi la strada continua verso sud.
Bosa, Santa Caterina di Pittinuri, San Giovanni di Sinis, lo Stagno di Mistras, Oristano.
Ci sono lunghi tratti sterrati, pinete e strade che costeggiano il mare.
Poi compaiono le testimonianze dell’attività mineraria dell’area di Arbus, con edifici abbandonati che raccontano un’altra storia dell’isola.
La Sardegna continua a cambiare.
In alcuni momenti è silenziosa e quasi deserta.
In altri torna improvvisamente affollata.
A volte la strada corre lungo il mare.
Altre volte punta nuovamente verso l’interno.
L’eclissi sulla costa di Nebida
Durante il decimo giorno Ugo attraversa un tratto particolarmente impegnativo.
Pedala su sterrato, attraversa un corso d’acqua a piedi e continua tra polvere, caldo e salite.
Quando arriva nei pressi di Nebida, trova finalmente l’ombra di alcuni pini e decide di fermarsi.
Con il passare delle ore il sole comincia a scendere.
Ugo monta la tenda e si siede su una pietra rivolta verso il mare.
È lì che assiste a uno dei momenti che ricorda maggiormente del viaggio: l’eclissi solare osservata dalla costa di Nebida.
Una forma scura si sovrappone lentamente al sole.
Dopo una giornata di fatica e imprevisti, la strada lo ha portato esattamente in quel punto e in quel momento.
Per Ugo è una delle conferme di quella convinzione che accompagna buona parte del viaggio:
a volte ciò che accade lungo la strada assume significato soltanto dopo.
Le tante Sardegne incontrate pedalando
Alla fine Ugo descrive l’isola attraverso due grandi immagini.
Nell’interno incontra una Sardegna più rustica.
Strade silenziose, piccoli paesi, paesaggi aspri, pascoli, fattorie e persone che vivono in maniera semplice.
Avvicinandosi alla costa compare invece una Sardegna più turistica, frequentata da persone che arrivano da ogni parte.
Ma la distinzione non è netta.
Durante i tredici giorni Ugo ha la sensazione di attraversare molte Sardegne differenti, ognuna con una propria identità e tutte parte dello stesso viaggio.
Lungo la strada incontra camper, altri viaggiatori in bicicletta, fuoristrada trasformati in piccoli mezzi per viaggiare.
Li osserva e arriva a un’altra conclusione.
Non esiste un solo modo per viaggiare.
C’è chi parte a piedi.
Chi con una bicicletta.
Chi con un camper.
Chi con un mezzo attrezzato.
La cosa importante è trovare quello che permette di sentirsi davvero dentro al viaggio.
Tornare al punto di partenza
Negli ultimi giorni la strada riporta lentamente Ugo verso Cagliari.
Passa nuovamente da alcuni dei luoghi attraversati all’inizio: Monserrato, Settimo San Pietro e i territori a est della città.
La sera prima della partenza pensa già alla fine.
Quella che dovrebbe essere semplicemente l’ultima notte diventa difficile da accettare.
C’è la soddisfazione per avere raggiunto gli obiettivi.
Ma comincia anche a esserci nostalgia.
Della fatica.
Del caldo.
Dell’adattamento continuo.
Della sensazione di non sapere esattamente cosa succederà qualche ora più tardi.
Il tredicesimo giorno torna a Cagliari.
Questa volta la conclusione vale doppio.
Con la Sardegna ha completato il percorso sull’isola collegato al progetto jacopeo.
E ha finalmente raggiunto l’unica regione italiana che mancava al viaggio iniziato nel 2023.
Due progetti nati in momenti differenti finiscono nello stesso viaggio.
Al porto, aspettando la nave, osserva camper e mezzi attrezzati provenienti da luoghi differenti.
Invece di spegnere il desiderio di partire, la fine sembra già alimentare la curiosità verso una nuova destinazione.
“Nulla avviene per caso”
C’è una frase che attraversa più volte il racconto di Ugo:
nulla avviene per caso.
Quando meno ce lo aspettiamo può arrivare qualcosa capace di cambiare il modo in cui guardiamo quello che abbiamo intorno.
Per accorgersene, però, bisogna lasciare spazio.
Viaggiare in bicicletta o a piedi gli ha insegnato proprio questo: rallentare, osservare e accettare quello che succede lungo il cammino.
Un incontro non previsto.
Un luogo che non si pensava di vedere.
Un imprevisto che costringe a cambiare i programmi.
Una persona che offre dell’acqua.
Gli imprevisti smettono così di essere soltanto deviazioni dal programma.
Diventano parte della storia.
Un consiglio a chi vuole attraversare la Sardegna in bicicletta
Se dovesse dare un consiglio a qualcuno che sogna di attraversare la Sardegna in bicicletta, Ugo partirebbe da una meta.
Ma soltanto per ridimensionarne immediatamente l’importanza.
Avere una destinazione serve a mettersi in movimento.
Non significa che quella destinazione debba essere la parte più importante del viaggio.
La Sardegna cambia continuamente mentre la si attraversa ed è proprio lasciando spazio a queste trasformazioni che l’esperienza diventa personale.
Il suo invito è semplice:
non aspettare di sentirti completamente pronto.
Caricare le borse.
Salire in sella.
Partire.
Perché molte delle cose necessarie ad affrontare un viaggio non si imparano prima.
Le insegna la strada.
Ed è forse proprio da quel momento che un itinerario tracciato su una mappa smette di essere soltanto un percorso e comincia a diventare qualcosa di proprio.
Bike Pioneers racconta le persone che attraverso la bicicletta scoprono territori, costruiscono progetti e condividono nuovi modi di vivere il cicloturismo. Storie diverse, accomunate dalla scelta di mettersi in movimento e vedere cosa può accadere lungo la strada.
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