Écrins in bici: 450 km e 9.500 metri di dislivello
Écrins in bici: 450 km e 9.500 metri di dislivello
Andrea Della Rolle
Agosto 3, 2026
Quattro biciclette, cinque tappe, circa 450 chilometri e 9.500 metri di dislivello. Daniela Canale racconta un viaggio ad anello da Pragelato attorno agli Écrins, tra passi alpini, strade del Tour de France, salite poco frequentate e discese capaci di ripagare ogni fatica.
Ogni viaggio in bicicletta è un capolavoro
«La vita è come un viaggio e chi viaggia vive due volte», sostiene il saggio Andrea.
Non so se la frase sia davvero sua, ma in fondo il concetto funziona.
Se a un viaggio aggiungiamo quattro biciclette, un piccolo gruppo di amici, tante risate, qualche birra, un po’ di fatica, belle salite, discese altrettanto belle, undici colli, Auris e qualche goccia di pioggia, il risultato può assomigliare molto a un capolavoro.
Perché ogni viaggio in bicicletta, a modo suo, è un capolavoro.
Il nostro è stato un grande anello alpino percorso nel mese di agosto, con partenza e arrivo a Pragelato, costruito allargando il giro attorno al massiccio degli Écrins e collegando alcune delle strade più affascinanti delle Alpi italiane e francesi.
Circa 450 chilometri e 9.500 metri di dislivello distribuiti in cinque tappe. Sempre o quasi sempre in montagna, con una quota minima attorno ai 700 metri e pochissimi tratti realmente pianeggianti.
Esattamente il genere di percorso che preferisco.
Grazie a Daniele, Andrea e Max per aver condiviso con me questa avventura fatta di salite, silenzi, panorami e chilometri da ricordare.
Da Pragelato verso le Alpi francesi
Il nostro Gran Tour degli Écrins è iniziato da Pragelato.
Per raggiungere il cuore dell’itinerario francese abbiamo deciso di allargare il percorso affrontando subito il Colle del Sestriere e il Colle del Monginevro, entrando poi in Francia in direzione di Briançon.
Non si è trattato quindi di seguire un unico anello ufficiale, ma di costruire un viaggio personale, collegando strade, percorsi ciclabili e valichi che desideravamo pedalare.
Da Briançon abbiamo seguito, fino a Mont-Dauphin, il percorso ciclabile utilizzato dall’anello dell’Izoard. Non siamo però saliti al Col d’Izoard: la scelta di utilizzare questo itinerario ci ha permesso soprattutto di evitare la strada statale, molto trafficata, e di proseguire lungo strade più adatte alla bicicletta.
La prima tappa si è conclusa a Mont-Dauphin dopo circa 86 chilometri e 1.680 metri di dislivello positivo.
Era soltanto l’inizio, ma la montagna aveva già chiarito quale sarebbe stato il ritmo del viaggio: salire, scendere e poi ricominciare.
Il Col du Noyer, il colle che ha ispirato il viaggio
Devo ammetterlo: uno dei motivi principali per cui ho proposto questo giro allargato attorno agli Écrins era il desiderio di salire il Col du Noyer.
Mi ero lasciata ispirare dal Tour de France e dalle immagini di quella strada tracciata tra le montagne. Volevo capire cosa si provasse a percorrerla lentamente, con il tempo necessario per osservare il paesaggio e assorbire ogni dettaglio.
Il colle ha superato tutte le aspettative.
La salita è stata impegnativa, ma straordinariamente panoramica. Metro dopo metro, la strada si apriva su un ambiente sempre più ampio e selvaggio, fino a raggiungere un paesaggio pienamente alpino.
Poi è arrivata la discesa.
Una discesa spettacolare attraverso il Dévoluy, tra montagne, praterie, gole e imponenti pareti rocciose. Uno di quei tratti in cui la fatica della salita sembra improvvisamente lontanissima e tutto ciò che rimane è il piacere di lasciar scorrere la bicicletta.
La seconda tappa, da Mont-Dauphin a Corps, è stata una giornata lunga: circa 113 chilometri e 2.000 metri di dislivello.
Numeri importanti, ma anche una successione continua di paesaggi capaci di cambiare l’atmosfera del viaggio a ogni valle.
Le strade meno conosciute verso Auris
La terza giornata ci ha regalato un’altra concentrazione di meraviglie.
Abbiamo affrontato il Col de l’Holme, il Col de Parquetout e il Col d’Ornon, prima di raggiungere la strada in salita verso Auris-en-Oisans.
Il Parquetout è una di quelle salite che non ha bisogno della notorietà dei grandi passi del Tour per lasciare il segno. Qui la montagna si manifesta attraverso la pendenza, il silenzio e la sensazione di trovarsi lontani dalle rotte maggiormente frequentate.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che più ho apprezzato.
Evitando le strade più famose è ancora possibile pedalare in pace, quasi da soli, osservando panorami sempre diversi e ascoltando soltanto il rumore della bicicletta.
Non servono necessariamente folle, cartelli celebrativi o nomi entrati nella leggenda. A volte una strada sconosciuta può diventare uno dei ricordi più forti dell’intero viaggio.
Anche le discese si sono rivelate divertenti, con fondi stradali quasi ovunque in ottime condizioni.
In questa tappa i chilometri sono diminuiti, ma il dislivello è aumentato: 73 chilometri e circa 2.100 metri di salita.
La destinazione era Auris-en-Oisans, che secondo Max è semplicemente il posto più bello del mondo.
Dopo esserci arrivati in bicicletta, attraversando tutte quelle montagne, era difficile contestargli completamente questa convinzione.
Da Auris alle strade del Tour de France
La penultima tappa ci ha portati da Auris a Saint-Chaffrey.
È stata una giornata vissuta tenendo d’occhio il cielo. Il meteo non prometteva nulla di buono e, dopo essere riusciti a evitare quasi sempre la pioggia, questa volta qualche goccia l’abbiamo presa davvero.
Il percorso, però, non permetteva di pensare soltanto alle nuvole.
Abbiamo pedalato sulla strada dell’Alpe d’Huez, affrontato il Col de Sarenne e proseguito verso il Col du Lautaret.
Sono luoghi legati indissolubilmente al Tour de France e all’immaginario del ciclismo. Strade viste tante volte in televisione, associate alle imprese dei professionisti e alle grandi giornate di montagna.
Attraversarle durante un cicloviaggio significa però riappropriarsene in modo personale.
La strada non appartiene più soltanto alla corsa. Diventa il luogo della nostra fatica, delle nostre soste, delle battute scambiate durante la salita e delle decisioni prese osservando il meteo.
Il Col de Sarenne ci ha riportati in un ambiente aperto e severo, mentre il Lautaret ha rappresentato un altro passaggio simbolico all’interno di una tappa già molto impegnativa.
Alla fine della giornata il contachilometri segnava circa 93 chilometri, mentre il dislivello aveva raggiunto i 2.250 metri.
Una vera tappa di montagna, resa ancora più intensa dalla pioggia e dall’alternarsi continuo di salita e discesa.
Il Col de l’Échelle e il ritorno a Pragelato
L’ultima tappa ci ha ricondotti verso l’Italia.
Da Saint-Chaffrey abbiamo affrontato il Col de l’Échelle, conosciuto in italiano come Colle della Scala, prima di rientrare verso il Sestriere e infine raggiungere Pragelato.
Mancavano ancora 83 chilometri e circa 1.500 metri di dislivello.
Quando si parte per l’ultima giornata di un viaggio, le sensazioni sono sempre contrastanti.
Da una parte c’è la voglia di completare il percorso, di chiudere l’anello e rendersi conto di ciò che si è riusciti a fare. Dall’altra si inizia già ad avvertire quella piccola malinconia che accompagna la fine di ogni avventura.
Il ritorno al Sestriere ha completato simbolicamente il cerchio.
Eravamo passati da lì all’inizio, quando quasi tutti i chilometri e le salite erano ancora davanti a noi. Ci siamo tornati con cinque tappe nelle gambe, dopo aver attraversato vallate francesi, pedalato sulle strade del Tour e superato una lunga successione di colli.
Poi è arrivata la discesa verso Pragelato.
Il punto di partenza era diventato anche il punto di arrivo.
Cinque tappe attorno agli Écrins
Le tappe del viaggio
| Tappa | Percorso | Distanza | Dislivello positivo |
| 1 | Pragelato – Mont-Dauphin | 86 km | 1.680 m |
| 2 | Mont-Dauphin – Corps | 113 km | 2.000 m |
| 3 | Corps – Auris-en-Oisans | 73 km | 2.100 m |
| 4 | Auris-en-Oisans – Saint-Chaffrey | 93 km | 2.250 m |
| 5 | Saint-Chaffrey – Pragelato | 83 km | 1.500 m |
| Totale | 448 km | 9.530 m |
I numeri raccontano un viaggio impegnativo: quasi 450 chilometri, più di 9.500 metri di dislivello e undici passaggi attraverso colli e valichi alpini.
Ma, come accade spesso nei viaggi in bicicletta, i numeri spiegano soltanto una parte dell’esperienza.
Non raccontano le risate, le birre bevute insieme, le battute durante le salite o i momenti in cui ci siamo fermati semplicemente a osservare il paesaggio.
Non raccontano il silenzio delle strade meno frequentate, la sorpresa davanti al Col du Noyer, la pioggia incontrata verso il Lautaret o la soddisfazione di ritornare a Pragelato dopo avere completato l’anello.
Non raccontano nemmeno Auris, il posto più bello del mondo secondo Max.
Per questo ogni viaggio in bicicletta è un piccolo capolavoro.
Non perché sia perfetto, ma perché nasce dall’incontro tra la strada, le persone e tutto ciò che accade mentre pedaliamo.
Il nostro viaggio attorno agli Écrins è stato esattamente questo: un’opera costruita con quattro biciclette, undici colli, cinque giornate di montagna e un gruppo di amici con cui condividere la fatica e la meraviglia.
Nota sul percorso
L’itinerario raccontato è un anello personalizzato ideato e percorso dal gruppo nel mese di agosto, con partenza e arrivo a Pragelato. Non coincide integralmente con un unico tracciato ufficiale denominato “Grand Tour des Écrins”.
Il gruppo ha utilizzato, nel tratto tra Briançon e Mont-Dauphin, il percorso ciclabile collegato all’anello dell’Izoard, senza effettuare la salita al Col d’Izoard.
Distanze e dislivelli sono quelli registrati e comunicati dall’autrice. Prima di ripercorrere l’itinerario è opportuno verificare la traccia, le condizioni meteorologiche, l’apertura dei valichi e l’eventuale presenza di limitazioni o lavori sulle strade alpine.



