Traversata pirenaica in gravel: da Barcellona a San Sebastián in 10 tappe
Traversata pirenaica in gravel: da Barcellona a San Sebastián in 10 tappe
Andrea Della Rolle
Luglio 22, 2026
La traversata in breve
| Bike Pioneer | Daniela Canale |
|---|---|
| Itinerario | Barcellona – San Sebastián |
| Periodo | Inizio agosto |
| Durata | 10 tappe |
| Distanza | Circa 1.000 km |
| Dislivello positivo | Circa 17.000 m |
| Valichi affrontati | Circa 22 tra colli e colletti |
| Bicicletta | Gravel con borse da viaggio |
| Modalità | Cicloviaggio in autonomia |
| Paesi attraversati | Spagna e Francia |
| Territori | Catalogna, Girona, Pyrénées Ariégeoises, Haute-Garonne, Val d’Aran, Hautes-Pyrénées, Pyrénées-Atlantiques, Navarra e Paesi Baschi |
| Luoghi simbolo | Portet-d’Aspet, Col de Menté, Col du Portillon, Tourmalet e Col d’Aubisque |
| Pernottamenti | Prevalentemente appartamenti; disponibili anche hotel e campeggi |
| Rientro | Volo San Sebastián–Barcellona con biciclette imballate come bagaglio |
Da Barcellona a San Sebastián, attraversando i Pirenei in gravel: dieci tappe, circa mille chilometri, 17.000 metri di dislivello e un sogno inseguito per tanto tempo. Il racconto di Daniela Canale per Bike Pioneers.
Un sogno diventato strada
Ci sono viaggi che iniziano nel momento in cui si parte e altri che cominciano molto prima.
Nascono lentamente, dentro un desiderio coltivato per anni. Prendono forma studiando una carta geografica, immaginando una strada dietro una montagna, chiedendosi cosa si possa incontrare oltre il colle successivo.
La nostra traversata dei Pirenei appartiene a questa seconda categoria. Era un cicloviaggio sognato da tantissimo tempo e finalmente, all’inizio di agosto, quel sogno è diventato realtà.
Siamo partiti da Barcellona con le nostre biciclette gravel cariche di borse e abbiamo pedalato fino a San Sebastián, sull’oceano Atlantico. Dieci tappe, circa mille chilometri e 17.000 metri di dislivello: una lunga linea tracciata attraverso due Paesi, numerose regioni e una successione quasi interminabile di montagne, vallate e piccoli centri abitati.
Chiamarla vacanza sarebbe riduttivo. È stata un’avventura, un viaggio e soprattutto un’esperienza capace di lasciare qualcosa di profondo.
Dal Mediterraneo all’Atlantico
Dopo aver lasciato Barcellona, abbiamo attraversato la costa mediterranea e la Catalogna, passando per la zona di Girona.
Poi sono arrivati i Pirenei veri e propri: i Pyrénées Ariégeoises, l’Haute-Garonne, un tratto della Val d’Aran nuovamente in territorio spagnolo, gli Hautes-Pyrénées, i Pyrénées-Atlantiques, la Navarra e infine i Paesi Baschi.
San Sebastián rappresentava la nostra destinazione finale, ma il senso del viaggio non era semplicemente raggiungere una città. Era attraversare lentamente tutto ciò che si trovava nel mezzo.
Circa ventidue tra colli e valichi, alcuni celebri nella storia del ciclismo, altri quasi sconosciuti. Ognuno con il proprio carattere, la propria salita, il proprio paesaggio e la propria discesa.
Il verde intenso dei Pirenei
La prima cosa che ricordo dei Pirenei è il verde.
Un verde intenso e continuo, presente nei prati, nei boschi, lungo le vallate e sui fianchi delle montagne. Un colore così forte da riempire lo sguardo.
A volte ho pensato che persino i miei occhi fossero diventati verdi, per quanto ne avevano assorbito osservando il paesaggio intorno a noi.
Abbiamo ammirato spazi immensi, percorso strade sospese tra terra e cielo e respirato aria pulita a pieni polmoni. Soprattutto abbiamo ascoltato: la pace, il silenzio, il vento e il rumore delle nostre biciclette sull’asfalto.
Ogni valle appariva differente dalla precedente. Cambiavano il territorio, le abitazioni, i materiali utilizzati per costruirle e persino l’atmosfera dei piccoli paesi. Alcune zone ci sono sembrate molto semplici e umili, probabilmente meno ricche dal punto di vista economico, ma sempre profondamente legate alla montagna.
Attraversare un territorio in bicicletta permette di coglierne anche questi dettagli. Non si osserva soltanto il paesaggio: si percepisce il modo in cui le persone abitano quei luoghi.
Terre che raccontano il ciclismo
Lungo le strade pirenaiche la presenza del ciclismo è continua.
Su moltissime salite, a ogni chilometro, i cartelli indicano l’altitudine, la pendenza e la distanza dalla cima. Cambiano grafica e stile da un dipartimento all’altro, ma si trovano anche sui colli meno conosciuti.
È una forma concreta di attenzione verso chi pedala e, allo stesso tempo, uno straordinario strumento di promozione del territorio. La stessa cura è visibile nella segnaletica dedicata ai sentieri e agli itinerari escursionistici.
Ogni valle comunica al viaggiatore che quelle strade non sono semplicemente vie di passaggio, ma luoghi da vivere, esplorare e ricordare.
Durante il viaggio abbiamo avuto anche l’impressione che molti territori fossero, dal punto di vista idrogeologico, meno fragili rispetto ad alcune zone delle nostre Alpi. È stata naturalmente una percezione maturata osservando il paesaggio dalla bicicletta, non una valutazione tecnica.
Un meteo quasi perfetto
Siamo stati fortunatissimi.
Non abbiamo trovato caldo eccessivo. Il sole e il vento sono stati quasi sempre piacevoli e le giornate sui colli più alti semplicemente favolose.
Soltanto una mattina abbiamo pedalato per un paio d’ore sotto una pioggia leggera. In un’altra occasione abbiamo incontrato nebbia e nuvole, che poco dopo si sono dissolte, quasi asciugate dal vento e dalla montagna.
Non avremmo potuto chiedere di più. Osservando tutto quel verde, abbiamo immaginato quanto i Pirenei possano essere umidi e piovosi durante l’anno. Forse è proprio questa abbondanza d’acqua a rendere il paesaggio così vivo.
Viaggiare con semplicità
Per contenere i costi abbiamo pernottato spesso in appartamenti.
Questa soluzione ci permetteva di preparare autonomamente la cena e la colazione, mentre per il pranzo acquistavamo qualcosa nei supermercati lungo il percorso e mangiavamo durante le soste.
Sulla traversata si incontrano comunque diverse possibilità di pernottamento, tra hotel, appartamenti e campeggi.
Il nostro viaggio non cercava il lusso. Il vero privilegio era aprire la porta al mattino, caricare le borse sulla bicicletta e sapere che davanti a noi ci attendevano una nuova valle, un’altra salita e un altro tratto di strada mai percorso prima.
La tappa nel cuore dei Pirenei
Una delle giornate più intense è stata quella da Saint-Girons a Bagnères-de-Luchon: 97 chilometri e circa 2.320 metri di dislivello.
Per noi è stata la tappa regina della traversata, nel cuore verde dei Pirenei.
Le emozioni aumentavano chilometro dopo chilometro. C’era la consapevolezza che il sogno si stesse davvero realizzando. C’erano i paesaggi, il silenzio, le strade del Tour de France e la sensazione di pedalare in una terra che ha scritto pagine importanti della storia del ciclismo.
E poi c’era il ricordo di Fabio Casartelli.
Siamo partiti sotto una pioggia fine, quasi autunnale. Sul Portet-d’Aspet ci hanno accompagnati ancora un po’ di nebbia e un cielo chiuso. In quei luoghi il pensiero non può che andare a Fabio, alla sua storia e a tutto ciò che quel nome rappresenta per il ciclismo italiano.
Abbiamo poi affrontato il Col de Menté. La salita era bella, ma ancora più spettacolare si è rivelato il versante percorso in discesa.
Arrivati a fondovalle, il tempo è cambiato completamente. La giornata è diventata luminosa e abbiamo deciso di aggiungere un terzo colle: il Col du Portillon.
È una strada panoramica affacciata sulla splendida Val d’Aran, che ci ha riportati per un tratto in territorio spagnolo. Prima della salita abbiamo attraversato Bossòst, un bellissimo paese dal quale parte l’ascesa al Portillon.
È stata una giornata lunga e impegnativa, ma anche una di quelle tappe che sembrano contenere un viaggio intero.
Il Tourmalet e l’Aubisque
Alcune montagne possiedono un nome capace di evocare storie ancora prima di raggiungerle.
Il Tourmalet è una di queste. Salirlo in bicicletta significa misurarsi con la fatica, ma anche entrare, almeno per qualche ora, dentro l’immaginario del grande ciclismo.
Ogni tornante sembra portare con sé il passaggio delle corse, dei campioni e delle migliaia di ciclisti che hanno desiderato raggiungere quella cima. Arrivare in alto è stato emozionante.
Anche la discesa lo è stata, con la strada che si apriva davanti a noi e il paesaggio che cambiava continuamente.
Poi è arrivato l’Aubisque. Una strada spettacolare, aerea, emozionante e difficile da dimenticare. Uno di quei luoghi in cui si continua a pedalare, ma una parte di sé vorrebbe fermarsi a ogni curva per osservare il panorama.
Sono strade che fanno comprendere perché i Pirenei abbiano un posto così importante nel cuore di chi ama la bicicletta.
Arrivare a San Sebastián
Dopo dieci tappe, le montagne hanno iniziato lentamente ad allontanarsi.
La destinazione finale si avvicinava e con essa cresceva una strana combinazione di soddisfazione e malinconia.
Raggiungere San Sebastián ha significato completare la traversata, vedere finalmente l’Atlantico e rendersi conto che tutti quei chilometri, tutti quei colli e tutta quella fatica erano ormai diventati parte della nostra storia.
La difficoltà maggiore, paradossalmente, è arrivata dopo aver terminato il viaggio.
Non è stato semplice trovare mezzi di trasporto comodi per rientrare da San Sebastián a Barcellona con le biciclette.
Avendo tempi limitati, avevamo lasciato l’automobile in un parcheggio vicino all’aeroporto di Barcellona. Per il ritorno abbiamo quindi preso un volo da San Sebastián, dopo aver imballato le biciclette e averle spedite come bagaglio.
Chi avesse a disposizione più giorni potrebbe valutare un’alternativa ancora più affascinante: trasformare la traversata in un grande itinerario ad anello e rientrare pedalando lungo il versante spagnolo dei Pirenei.
Un viaggio che rimane dentro
Quando ripenso a questa traversata, non ricordo soltanto i numeri.
Non penso per prima cosa ai mille chilometri, ai 17.000 metri di dislivello o ai ventidue colli affrontati.
Ricordo il verde. Ricordo i rapaci sopra le nostre teste, il silenzio delle vallate, la pioggia leggera del mattino, la nebbia sul Portet-d’Aspet e il sole che tornava a illuminare la strada.
Ricordo la fatica di spingere una bicicletta carica verso una cima e la leggerezza provata pochi minuti dopo durante la discesa.
Ricordo il Tourmalet, l’Aubisque, il Col de Menté e il Portillon. Ma anche tutti quei valichi meno conosciuti che, proprio perché inattesi, sono riusciti a sorprenderci.
Soprattutto ricordo la sensazione di stare vivendo qualcosa che avevo immaginato per tantissimo tempo.
La nostra traversata pirenaica non è stata soltanto uno spostamento da Barcellona a San Sebastián. È stata la conferma che alcuni sogni richiedono fatica, preparazione e coraggio.
Ma quando finalmente iniziamo a pedalare verso di loro, possono regalarci una libertà difficile da raccontare. Una libertà leggera come le ali di un rapace sopra le montagne.






