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Cammini in bici: si può davvero pedalare sulla stessa traccia di chi va a piedi?

Cammini in bici: si può davvero pedalare sulla stessa traccia di chi va a piedi?

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Un Cammino attraversa borghi, montagne, strade bianche, sentieri e territori lontani dal traffico. Lo guardi sulla mappa, scarichi il GPX e viene quasi spontaneo pensare:

perché non farlo in bici?

Magari con una gravel. Oppure con una mountain bike, una e-bike o una bici da viaggio.

In molti casi si può fare. Ma c’è un equivoco da chiarire subito:

se un percorso può essere fatto a piedi, non significa automaticamente che la stessa traccia possa essere percorsa integralmente in bicicletta.

Un sentiero può essere troppo tecnico, stretto o ripido. Può attraversare aree soggette a regolamentazioni specifiche. Può esserci un tratto dove è necessario spingere la bici. Oppure può semplicemente esistere una variante ciclabile migliore, più sicura e più coerente con il viaggio su due ruote.

È proprio quello che stanno facendo alcuni dei Cammini più strutturati: non limitarsi a dire che “si può andare anche in bici”, ma progettare una vera esperienza cicloturistica.

E la differenza è importante.

Cammino e itinerario cicloturistico non sono la stessa cosa

cammini in bici varianti

Una traccia pedonale viene costruita pensando alle esigenze di chi cammina.

Può utilizzare scalinate, sentieri molto stretti, attraversamenti ripidi, tratti sconnessi o passaggi perfettamente ragionevoli con uno zaino sulle spalle ma decisamente meno semplici con una bicicletta carica di borse.

Il cicloturista ha esigenze diverse.

Deve valutare:

  • pendenze e fondo;
  • larghezza dei passaggi;
  • eventuali gradini o ostacoli;
  • traffico quando il percorso entra sulla viabilità ordinaria;
  • regolamenti e divieti locali;
  • possibilità di condividere il sentiero con chi cammina;
  • presenza di officine o assistenza;
  • possibilità di ricoverare la bici durante la notte;
  • punti di ricarica nel caso di un’e-bike;
  • eventuali varianti quando un tratto non è pedalabile.

Per questo “seguire lo stesso Cammino” non significa necessariamente “seguire esattamente la stessa linea sulla mappa”.

Ed è forse questa la distinzione più importante.

La prima domanda da fare: esiste una versione bike ufficiale?

Prima ancora di scaricare un GPX trovato online, bisognerebbe verificare il sito ufficiale del Cammino.

Le situazioni possono essere molto diverse.

Esiste un percorso ciclabile ufficiale.
È la situazione migliore. Il tracciato è stato studiato o adattato espressamente per la bicicletta e può discostarsi dalla variante pedonale.

Il percorso è in parte condiviso.
Alcuni tratti coincidono con quelli utilizzati dai camminatori, mentre in altri punti sono previste deviazioni.

Esiste soltanto la traccia pedonale.
In questo caso la presenza del GPX non garantisce né la completa pedalabilità né l’opportunità di seguirlo in bicicletta.

La differenza non è puramente formale.

Tre esperienze italiane mostrano molto bene cosa significa.

cammini in bici gpx

Il Cammino dei Cappuccini: una versione bike, non una semplice copia

Il Cammino dei Cappuccini attraversa l’entroterra marchigiano da Fossombrone ad Ascoli Piceno.

La sua versione ciclabile è oggi un percorso di circa 404 chilometri, organizzato indicativamente in 10 tappe, contro le 17 del Cammino pedonale.

Ma il dettaglio più importante è un altro.

Il progetto specifica chiaramente che in diversi tratti il percorso in bicicletta si differenzia da quello a piedi, seguendo itinerari studiati appositamente per offrire una migliore esperienza su due ruote.

È esattamente ciò che dovrebbe accadere quando un Cammino viene aperto realmente al cicloturismo.

Il senso del viaggio rimane lo stesso: conventi, borghi, paesaggi e luoghi collegati alla storia dei Cappuccini.

Ma il modo di collegarli cambia.

Il tracciato bike utilizza strade secondarie, sterrate, strade brecciate e alcuni sentieri ed è indicato soprattutto per gravel e mountain bike. Lo stesso sito avverte che alcuni brevi passaggi più impegnativi possono richiedere di accompagnare la bicicletta a piedi.

Un’altra indicazione interessante riguarda la navigazione: le varianti ciclabili non dispongono ancora di una segnaletica bike dedicata, quindi il ciclo-pellegrino deve seguire le tracce GPX ufficiali.

Qui il GPX non è quindi la trasposizione digitale del Cammino pedonale.

È uno strumento specifico per chi viaggia in bici.

La Via Francigena: stare vicini al Cammino, non necessariamente sopra

La Via Francigena offre un secondo esempio, ancora più strutturato.

Nel Vademecum degli standard europei dell’itinerario, l’Associazione Europea delle Vie Francigene distingue espressamente i criteri utilizzati per definire il percorso pedonale da quelli relativi al percorso ciclistico.

Il principio adottato è particolarmente significativo: il percorso in bicicletta dovrebbe rimanere il più vicino possibile a quello escursionistico, ma compatibilmente con i parametri di sicurezza, il traffico e le caratteristiche del tracciato.

In altre parole:

l’obiettivo non è far passare a ogni costo bicicletta e camminatore sullo stesso sentiero.

L’obiettivo è permettere ai due viaggiatori di vivere la stessa Via.

Quando il tratto pedonale funziona bene anche per la bicicletta, può essere condiviso. Quando non funziona, è più sensato individuare una variante.

È un cambio di prospettiva importante.

Il valore del Cammino non risiede necessariamente in ogni singolo metro della sua traccia, ma nella continuità geografica, storica e culturale del viaggio.

Anche gli standard dell’accoglienza della Via Francigena riconoscono questa differenza: per alcune strutture viene considerata una diversa distanza utile dal percorso pedonale e da quello ciclabile, e vengono previsti servizi specifici per biciclette e cicloviaggiatori.

Via Postumia: lo stesso viaggio cambia con il mezzo

La Via Postumia rappresenta un terzo caso particolarmente interessante.

È un itinerario contemporaneo ispirato alla grande direttrice storica romana e collega Aquileia a Genova attraversando il Nord Italia.

Sul sito ufficiale, quando viene proposta la costruzione delle tappe, viene chiesto esplicitamente al viaggiatore di indicare come intende affrontare il percorso: a piedi, in MTB/gravel oppure con una bici da viaggio e borse.

Non è un dettaglio.

Anche nella sezione dedicata alle tracce vengono infatti distinti i GPX dedicati al cicloviaggio/gravel, mentre per alcuni passaggi MTB sono segnalate caratteristiche tecniche e perfino tratti da affrontare spingendo la bici.

BikeTourism ha recentemente raccontato la Via Postumia Gravel, un itinerario di circa 974 chilometri da Aquileia a Genova costruito combinando piste ciclabili, ciclovie, strade secondarie, argini, sterrati e viabilità rurale.

Anche qui emerge lo stesso principio:

il filo conduttore è la Via Postumia, ma il percorso migliore dipende dal modo in cui la si vuole attraversare.

Un camminatore, un biker su MTB e un cicloviaggiatore con quattro borse non hanno necessariamente bisogno della stessa strada.

Ed è proprio questa capacità di adattare l’itinerario a chi lo percorre che trasforma una direttrice storica in un’esperienza realmente fruibile.

“Pedalabile” non significa necessariamente “adatto”

C’è poi una seconda ambiguità.

Dire che un tratto è tecnicamente percorribile in bicicletta non significa necessariamente che sia un buon percorso cicloturistico.

Una gravel può superare moltissimi fondi diversi.

Una mountain bike ancora di più.

Ma il fatto che una bici riesca fisicamente a passare non risponde ad altre domande:

È piacevole farlo con le borse?

È sicuro quando si incrociano persone a piedi?

Il fondo sopporta un passaggio frequente di biciclette?

Quel tratto è aperto alla bici?

È ragionevole proporlo anche a un cicloturista meno esperto?

È la stessa differenza che esiste tra registrare una traccia durante un’uscita personale e trasformarla in un itinerario destinato a centinaia o migliaia di persone.

Nel primo caso basta essere riusciti a passare.

Nel secondo bisogna chiedersi se sia opportuno far passare anche gli altri.

E se bisogna spingere la bici?

Anche qui vale la pena superare un altro piccolo tabù.

Un itinerario cicloturistico non deve necessariamente essere pedalabile al 100%.

In un viaggio gravel, MTB o bikepacking possono esserci brevi tratti nei quali scendere dalla bici è la scelta più ragionevole.

Lo stesso Cammino dei Cappuccini lo prevede espressamente per alcuni passaggi.

La differenza la fa l’informazione.

Sapere prima che esistono 200 metri da percorrere spingendo la bici è molto diverso dal ritrovarsi davanti a una lunga scalinata con una e-bike da 25 chilogrammi e due borse posteriori.

La qualità di un itinerario dipende quindi anche dalla capacità di raccontare correttamente i suoi limiti.

Non soltanto:

“È fattibile in bici.”

Ma:

“È fattibile con questa bici, con questo livello di esperienza e sapendo che in questi punti potrebbe essere necessario scendere.”

Quando il sentiero è condiviso con chi cammina

cammini in bici sentiero condiviso

C’è poi una questione che rischia facilmente di diventare conflittuale: la convivenza fra escursionisti e ciclisti.

Essere autorizzati a percorrere uno stesso sentiero non significa potersi comportare come se fosse una pista dedicata alla MTB.

Nel proprio Codice di autoregolamentazione del cicloescursionista, il CAI riconosce la mountain bike come mezzo adatto all’escursionismo, ma indica anche un principio molto chiaro: il cicloescursionista deve dare la precedenza a chi procede a piedi, avvisandolo del proprio arrivo e mantenendo una velocità compatibile con condizioni e visibilità del percorso.

È una regola di buon senso prima ancora che di convivenza.

Su un cammino frequentato da pellegrini ed escursionisti, arrivare velocemente alle loro spalle, costringerli a spostarsi o affrontare una discesa come se si fosse su un trail dedicato significa snaturare completamente quel luogo.

Condividere un Cammino significa anche accettarne il ritmo e gli altri utenti.

Un GPX non è un’autorizzazione al passaggio

È probabilmente il punto più importante da ricordare.

La presenza di una traccia online dimostra soltanto che qualcuno ha disegnato o registrato quel percorso.

Non certifica automaticamente che ogni metro sia aperto alla bicicletta.

Una traccia può attraversare:

  • proprietà private;
  • strade soggette a limitazioni;
  • parchi e aree protette con regolamenti specifici;
  • percorsi temporaneamente chiusi;
  • tratti modificati dopo la pubblicazione del file;
  • sentieri sui quali le condizioni sono cambiate.

Su BikeTourism abbiamo già approfondito questo problema parlando di strade bianche, proprietà private e tracce GPX: la linea visibile sullo schermo non sostituisce la verifica delle condizioni reali del territorio.

Per un Cammino vale esattamente lo stesso principio.

Ecco perché, quando disponibile, è preferibile partire dalla traccia bike ufficiale e più recente, anziché adattare autonomamente quella pensata per i camminatori.

Anche l’accoglienza può cambiare

C’è un aspetto meno evidente che distingue il pellegrino a piedi dal ciclo-pellegrino: ciò che serve una volta conclusa la tappa.

Chi arriva camminando può avere bisogno principalmente di un letto, una doccia e un posto dove mangiare.

Chi arriva con una bicicletta potrebbe aver bisogno anche di:

  • un luogo sicuro dove ricoverarla;
  • possibilità di effettuare piccole riparazioni;
  • un’officina nelle vicinanze;
  • lavaggio o manutenzione;
  • ricarica per l’e-bike;
  • spazio sufficiente per una bici carica di bagagli.

Persino il sito del Cammino dei Cappuccini, pur indicando le strutture utilizzate dai pellegrini, suggerisce ai ciclisti di verificare preventivamente che siano effettivamente adatte ad accogliere una bicicletta.

Un Cammino realmente aperto alle bici, quindi, non è fatto soltanto di una traccia alternativa.

È fatto anche di servizi capaci di seguire quella traccia.

Otto cose da controllare prima di partire

Hai trovato un Cammino che vorresti percorrere in bici?

Prima di caricare il GPX sul navigatore vale la pena fare almeno otto verifiche.

1. Cerca prima di tutto il sito ufficiale.
Verifica se esiste una sezione espressamente dedicata alla bicicletta.

2. Controlla se esiste un GPX bike specifico.
Se esiste, non dare per scontato che coincida con quello pedonale.

3. Guarda che tipo di bici viene consigliato.
“Percorribile in bicicletta” può significare gravel, MTB, trekking oppure un itinerario molto diverso a seconda dei tratti.

4. Leggi fondo, pendenza e difficoltà.
I chilometri raccontano solo una parte del percorso.

5. Verifica eventuali limitazioni.
Parchi, riserve naturali, proprietà private e regolamenti locali possono modificare le condizioni di accesso.

6. Cerca informazioni recenti.
Frane, lavori, vegetazione, guadi o chiusure possono rendere inutilizzabile una traccia perfettamente valida pochi mesi prima.

7. Controlla l’accoglienza per la bicicletta.
Dormire lungo il Cammino non significa automaticamente poter ricoverare una bici in sicurezza.

8. Individua possibili alternative.
Una strada secondaria o una ciclabile vicina possono permettere di evitare un tratto inadatto senza perdere il senso del viaggio.

Quando un Cammino diventa davvero “bike-ready”

Il punto, alla fine, non è stabilire se le biciclette possano entrare nei Cammini.

In molti casi lo fanno già.

La vera domanda è un’altra:

quanto è stato progettato quel Cammino anche per loro?

Un percorso realmente bike-ready dovrebbe riuscire a offrire, quando necessario:

  • una traccia ciclabile verificata;
  • varianti rispetto al percorso pedonale;
  • informazioni sul fondo;
  • indicazioni sulla difficoltà;
  • segnalazione dei tratti da affrontare a piedi;
  • regole chiare nei tratti condivisi;
  • aggiornamenti sulle condizioni;
  • servizi per la bicicletta;
  • alternative quando il percorso originale non è adatto.

La Via Francigena mostra come un itinerario maturo possa arrivare a definire standard differenti per chi cammina e chi pedala.

Il Cammino dei Cappuccini dimostra che si può costruire una nuova interpretazione cicloturistica di un percorso senza perdere l’identità del Cammino.

Via Postumia mostra invece quanto possa essere utile pensare fin dall’inizio a viaggiatori differenti e tracce differenti.

Tre approcci diversi che portano alla stessa conclusione.

Condividere un Cammino non significa condividere ogni metro

Probabilmente è questa la risposta alla domanda iniziale.

Sì, i Cammini possono diventare straordinari itinerari in bicicletta.

Ma non perché una gravel possa fisicamente passare quasi ovunque.

Funzionano quando qualcuno ha osservato il percorso dal punto di vista di chi pedala, ne ha riconosciuto i limiti, ha cercato alternative dove necessario e ha costruito attorno alla traccia informazioni e servizi adeguati.

A volte pedoni e ciclisti potranno percorrere esattamente la stessa strada.

A volte basterà una deviazione di poche centinaia di metri.

Altre volte le due tracce potranno separarsi per chilometri e ricongiungersi più avanti.

Non cambia necessariamente il viaggio.

Perché condividere un Cammino non significa condividere ogni metro della stessa traccia.

Significa condividere una direzione, dei luoghi e, soprattutto, il territorio che si è scelto di attraversare lentamente.

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