Auto, treno e transfer: cosa rende sostenibile un viaggio in bici
Auto, treno e transfer: cosa rende sostenibile un viaggio in bici
Andrea Della Rolle
Luglio 23, 2026
La bicicletta è uno dei mezzi di trasporto a minore impatto ambientale. Non produce emissioni allo scarico, occupa poco spazio, richiede infrastrutture relativamente leggere e permette di attraversare un territorio lentamente, spesso distribuendo la spesa turistica tra piccoli centri, strutture ricettive e attività locali.
Ma quando parliamo di cicloturismo, la sostenibilità non dipende soltanto da ciò che accade una volta saliti in sella.
Se per raggiungere una ciclovia percorriamo centinaia di chilometri in automobile, trasportiamo le biciclette su un SUV, prendiamo un volo oppure organizziamo continui trasferimenti motorizzati tra una tappa e l’altra, il bilancio ambientale del viaggio cambia.
La domanda, quindi, non è se la bicicletta sia sostenibile. Lo è, soprattutto quando sostituisce un mezzo motorizzato.
La vera domanda è un’altra:
quanto è sostenibile l’intero viaggio cicloturistico, dalla porta di casa fino al ritorno?
L’obiettivo non è contrapporre automobile e bicicletta né negare il ruolo dei servizi turistici. Transfer collettivi, trasporto bagagli, navette condivise e collegamenti organizzati possono ridurre il numero di spostamenti individuali e rendere il viaggio più accessibile. La questione è quindi capire come viene organizzato l’intero sistema di mobilità, non giudicare il singolo mezzo in modo isolato.
La bicicletta è sostenibile, ma il turismo comprende anche il viaggio
Nella comunicazione turistica è facile concentrare l’attenzione sulla parte più visibile e affascinante dell’esperienza: il ciclista che pedala lungo una costa, attraversa una foresta o raggiunge un piccolo borgo.
Rimangono spesso fuori dall’inquadratura:
- il trasferimento iniziale verso la destinazione;
- il viaggio di ritorno;
- il trasporto delle biciclette;
- gli spostamenti dei bagagli;
- le navette;
- i trasferimenti tra aeroporti, stazioni e strutture ricettive;
- gli eventuali veicoli di assistenza.
Eppure il trasporto rappresenta una delle componenti più importanti dell’impatto climatico del turismo.
Una ricerca pubblicata nel 2024 su Nature Communications ha stimato che nel 2019 il turismo globale abbia prodotto circa 5,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, corrispondenti all’8,8% delle emissioni mondiali di gas serra. Lo studio considera non soltanto gli spostamenti, ma l’intera filiera economica legata ai viaggi, comprendendo trasporti, alloggi, alimentazione, acquisti e servizi.
Già un rapporto realizzato da UN Tourism e International Transport Forum aveva evidenziato il peso crescente degli spostamenti turistici, stimando che le sole emissioni di CO₂ legate al trasporto turistico avrebbero potuto raggiungere il 5,3% delle emissioni antropiche globali entro il 2030.
Questo significa che un’attività svolta a destinazione può essere poco impattante, mentre il modo scelto per raggiungerla può incidere in maniera molto più significativa.
Il paradosso del cicloturista che viaggia in automobile
Nel 2025 uno studio dedicato al cicloturismo domestico in Slovenia ha analizzato proprio questa contraddizione.
Gli autori hanno osservato che molti cicloturisti utilizzano l’automobile per trasportare le biciclette e raggiungere le aree nelle quali intendono pedalare. Hanno quindi introdotto il concetto di “double pollution”, traducibile come doppio impatto o doppio carico emissivo: alla mobilità automobilistica necessaria per raggiungere la destinazione si aggiunge un’attività turistica che viene poi presentata come intrinsecamente sostenibile.
Lo studio affronta anche il tema del greenhushing, cioè la tendenza a comunicare gli aspetti positivi di un’attività riducendo la visibilità delle componenti ambientali meno favorevoli.
Nel cicloturismo questo può accadere quando si promuovono:
- la mobilità lenta;
- il contatto con la natura;
- la scoperta dei territori;
- l’assenza di emissioni durante la pedalata;
senza considerare come il turista abbia raggiunto la ciclovia.
È però importante non interpretare questo studio in maniera semplicistica. Non dimostra che ogni viaggio in auto seguito da una pedalata sia automaticamente insostenibile, né che il cicloturismo produca necessariamente più emissioni di altre forme di vacanza.
Evidenzia piuttosto una lacuna: non possiamo valutare la sostenibilità guardando soltanto il mezzo utilizzato durante l’attività principale.
Un viaggio in bici non è automaticamente un viaggio senza emissioni
Dire che la bicicletta è un mezzo a basse emissioni non equivale a dire che ogni vacanza in bicicletta sia a impatto zero.
Anche il cicloturismo comporta consumi e attività:
- produzione e manutenzione della bicicletta;
- ricarica delle e-bike;
- pernottamenti;
- ristorazione;
- lavaggio degli indumenti;
- trasporto dei bagagli;
- acquisto e sostituzione dell’attrezzatura;
- trasferimenti logistici;
- eventuale supporto tramite furgoni o automobili.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, queste componenti non annullano il vantaggio ambientale della bicicletta. Il problema emerge soprattutto quando gli spostamenti motorizzati sono molto lunghi, frequenti o effettuati con mezzi poco efficienti e con un solo passeggero.
La bicicletta mantiene quindi il proprio valore ambientale, ma il bilancio complessivo dipende da come viene inserita nel viaggio.
Auto, treno e aereo non hanno lo stesso peso
Non esiste un unico valore universale per confrontare le emissioni dei diversi mezzi.
Il risultato cambia in base a numerosi fattori:
- tipo e alimentazione del veicolo;
- numero di persone a bordo;
- distanza percorsa;
- traffico;
- velocità;
- produzione dell’energia elettrica;
- tasso di occupazione dei treni e degli aerei;
- presenza di biciclette e bagagli;
- deviazioni necessarie per raggiungere la destinazione.
Nonostante queste variabili, le analisi europee indicano una gerarchia abbastanza chiara.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il treno rappresenta generalmente la forma più efficiente di trasporto motorizzato per passeggeri nell’Unione europea. Le sue emissioni per passeggero-chilometro sono normalmente molto inferiori rispetto a quelle dell’aereo e dell’automobile alimentata con combustibili fossili.
L’automobile può avere risultati molto differenti a seconda dell’occupazione. Un veicolo utilizzato da una sola persona distribuisce tutte le emissioni del viaggio su un unico passeggero. Lo stesso tragitto effettuato da tre o quattro cicloturisti riduce invece sensibilmente l’impatto pro capite.
Anche l’Agenzia europea dell’ambiente precisa che, in alcuni casi, un viaggio effettuato da soli con un’automobile a benzina o diesel può avere un impatto per passeggero persino superiore a quello di alcuni collegamenti aerei.
Questo non significa che l’aereo diventi una soluzione sostenibile. Significa che i confronti devono considerare distanza, occupazione e condizioni reali, evitando formule troppo semplici.
L’automobile non rende inutile la vacanza in bicicletta
Il rischio di un discorso eccessivamente rigido è quello di trasformare la sostenibilità in un giudizio morale.
Non tutti possono raggiungere una ciclovia in treno.
Molti percorsi iniziano o terminano in:
- aree montane;
- piccoli borghi;
- zone rurali;
- parchi naturali;
- località prive di stazione;
- territori nei quali il trasporto pubblico è scarso o incompatibile con il trasporto delle biciclette.
Esistono inoltre esigenze differenti:
- famiglie con bambini;
- persone con disabilità;
- cicloturisti che utilizzano handbike;
- gruppi con molte biciclette;
- utenti di e-bike pesanti;
- viaggiatori con attrezzatura da campeggio;
- persone che dispongono di pochi giorni;
- itinerari ad anello lontani dalle principali linee ferroviarie.
In questi casi, utilizzare l’automobile può essere la soluzione più realistica o addirittura l’unica possibile.
Il punto non è quindi eliminare l’auto da ogni esperienza cicloturistica. È evitare di considerarla invisibile nel calcolo complessivo.
Un’automobile condivisa da quattro persone per raggiungere una destinazione vicina produce un risultato molto diverso rispetto a un lungo viaggio individuale effettuato per pedalare poche ore.
Quando l’avvicinamento pesa più della pedalata
Immaginiamo un cicloturista che percorra in auto 300 chilometri per raggiungere una ciclovia e altri 300 per tornare a casa.
Il viaggio motorizzato complessivo è di 600 chilometri.
Se la permanenza prevede due giorni e 100 chilometri pedalati, il peso ambientale del trasferimento iniziale e finale sarà probabilmente dominante rispetto alla parte ciclistica.
La proporzione cambia se:
- il soggiorno dura una settimana;
- il viaggio viene condiviso con altre persone;
- la bicicletta viene usata per tutti gli spostamenti a destinazione;
- il cicloturista pernotta e acquista servizi locali;
- l’automobile rimane parcheggiata per l’intera vacanza;
- il percorso sostituisce una vacanza che sarebbe stata comunque effettuata con un mezzo motorizzato.
La distanza in auto non rende quindi automaticamente negativo il viaggio. Ma più breve è l’esperienza e più lungo è l’avvicinamento, maggiore sarà il peso relativo del trasferimento.
È la stessa differenza che esiste tra guidare per 200 chilometri per effettuare una pedalata di un pomeriggio e utilizzare l’auto per raggiungere il punto di partenza di un itinerario di dieci giorni.
Il cicloturismo può anche ridurre altri spostamenti
Per comprendere il bilancio reale bisogna chiedersi anche quale alternativa avrebbe scelto il viaggiatore.
Un viaggio in bici può sostituire:
- una vacanza itinerante in automobile;
- un fine settimana con numerosi spostamenti motorizzati;
- un soggiorno raggiunto in aereo;
- un tour organizzato con trasferimenti quotidiani in pullman;
- attività ricreative che richiedono infrastrutture e impianti più energivori.
In questi casi il cicloturismo potrebbe produrre un impatto complessivo inferiore anche quando il punto di partenza viene raggiunto in automobile.
È quindi improprio confrontare il viaggio reale con un’ipotetica vacanza a emissioni zero. Il confronto più utile è spesso con l’alternativa che la persona avrebbe concretamente scelto.
Una ciclovia sostenibile deve essere raggiungibile
La sostenibilità non può essere affidata soltanto alla buona volontà del cicloturista.
Se una destinazione si presenta come bike-friendly ma può essere raggiunta soltanto in automobile, esiste un problema di accessibilità e pianificazione.
Una ciclovia realmente integrata dovrebbe offrire, quando possibile:
- collegamenti ferroviari con trasporto bici;
- autobus attrezzati;
- stazioni vicine agli accessi principali;
- noleggio biciclette in prossimità delle stazioni;
- servizi di riconsegna in località diverse;
- deposito bagagli;
- navette collettive;
- informazioni chiare sull’intermodalità;
- itinerari di collegamento sicuri tra stazioni e ciclovie;
- orari compatibili con partenze e arrivi dei cicloturisti.
La Commissione europea include esplicitamente treni, autobus, biciclette e rete EuroVelo tra le soluzioni da favorire per rendere più sostenibile l’accesso alle destinazioni. Alcune regioni europee si sono inoltre impegnate a rendere le proprie località turistiche raggiungibili entro il 2030 attraverso modalità collettive o a basso impatto, senza dipendere necessariamente dall’automobile individuale.
Non basta quindi costruire una pista ciclabile. Bisogna poterla raggiungere.
Il limite del treno più bici
Il treno è spesso la soluzione più coerente con il cicloturismo, ma nella pratica non è sempre semplice utilizzarlo.
Le difficoltà possono comprendere:
- pochi posti bici;
- prenotazioni non disponibili;
- regole differenti tra operatori;
- impossibilità di caricare biciclette non smontate;
- ascensori troppo piccoli;
- stazioni prive di rampe;
- cambi con tempi insufficienti;
- limitazioni per tandem, cargo bike ed e-bike;
- collegamenti stagionali;
- assenza di servizi nelle prime e ultime ore della giornata.
Questo crea una contraddizione: si invita il turista a rinunciare all’automobile, ma non sempre gli viene offerta un’alternativa affidabile.
La sostenibilità deve pertanto essere anche praticabile.
Un sistema ferroviario nel quale il trasporto della bicicletta è incerto, complesso o impossibile spinge inevitabilmente una parte dei viaggiatori verso l’automobile.
Gli incentivi possono cambiare il mezzo scelto
Il comportamento dei turisti non dipende soltanto dalle convinzioni personali. Dipende anche da prezzo, semplicità, informazioni e servizi disponibili.
Uno studio dedicato a una destinazione svizzera ha analizzato l’effetto del trasporto pubblico gratuito offerto agli ospiti delle strutture ricettive. Secondo i risultati, l’incentivo avrebbe prodotto uno spostamento dall’automobile privata al trasporto pubblico compreso mediamente tra 11,6 e 14,8 punti percentuali, a seconda del metodo statistico utilizzato.
È un’indicazione importante anche per il cicloturismo.
Le destinazioni potrebbero intervenire attraverso:
- biglietti integrati treno più pernottamento;
- trasporto bici incluso;
- sconti per chi arriva senza automobile;
- noleggio vicino alla stazione;
- consegna della bicicletta presso la struttura;
- navette condivise per gli ultimi chilometri;
- parcheggi di interscambio;
- promozioni dedicate a chi utilizza mezzi collettivi.
La sostenibilità diventa più probabile quando la scelta migliore è anche quella più semplice.
Cinque modi per ridurre l’impatto senza rinunciare al viaggio
1. Scegliere percorsi più vicini
Non sempre è necessario attraversare l’Italia o l’Europa per trovare un itinerario interessante.
Esplorare ciclovie regionali, ferrovie dismesse, strade secondarie e territori raggiungibili da casa può ridurre notevolmente il trasferimento iniziale.
2. Preferire soggiorni più lunghi
Quando il viaggio richiede un avvicinamento importante, fermarsi più giorni permette di distribuire il peso del trasferimento su un’esperienza più ampia.
Una settimana itinerante ha una proporzione diversa rispetto a una pedalata di poche ore raggiunta dopo un lungo viaggio.
3. Condividere l’automobile
Se il trasporto pubblico non è disponibile, viaggiare con più ciclisti riduce l’impatto pro capite.
Anche organizzare un unico veicolo per il gruppo è generalmente preferibile rispetto a raggiungere separatamente la stessa destinazione.
4. Evitare spostamenti quotidiani in auto
Una volta raggiunto il punto di partenza, si può lasciare il veicolo fermo e utilizzare la bicicletta per l’intero soggiorno.
Gli itinerari ad anello, i percorsi lineari collegati dal treno e i servizi di riconsegna possono evitare continui recuperi e trasferimenti.
5. Considerare l’intermodalità già durante la pianificazione
La stazione non dovrebbe essere cercata soltanto dopo aver scelto il percorso.
Accessibilità ferroviaria, possibilità di trasportare la bici, orari e collegamenti verso la ciclovia dovrebbero diventare criteri di scelta della destinazione.
Anche gli operatori devono misurare ciò che non si vede
Tour operator, strutture ricettive, organizzatori di eventi e destinazioni tendono comprensibilmente a valorizzare gli elementi più sostenibili della propria offerta.
Ma definire “green” un’esperienza soltanto perché si svolge in bicicletta può essere insufficiente.
Una comunicazione più trasparente dovrebbe specificare:
- come raggiungere il punto di partenza senza auto;
- quali stazioni consentono il trasporto bici;
- se esistono servizi navetta collettivi;
- quanto sono lunghi i trasferimenti;
- se il trasporto bagagli viene ottimizzato;
- se i veicoli di assistenza effettuano viaggi a vuoto;
- quali servizi sono disponibili lungo il percorso;
- come ridurre gli spostamenti motorizzati durante il soggiorno.
Non si tratta di pubblicare un’impronta di carbonio perfetta per ogni pacchetto, operazione spesso complessa e soggetta a numerose variabili.
Si tratta almeno di evitare che l’arrivo e la partenza vengano esclusi dal racconto.
La sostenibilità non è una certificazione automatica
Il cicloturismo ha caratteristiche che lo rendono potenzialmente molto più sostenibile di numerose altre forme di viaggio:
- utilizza un mezzo efficiente;
- favorisce soggiorni itineranti;
- può distribuire i flussi;
- raggiunge piccoli centri;
- sostiene economie locali;
- incoraggia permanenze all’aria aperta;
- richiede infrastrutture meno invasive rispetto ad altre attività turistiche.
Ma la parola decisiva è potenzialmente.
La bicicletta non può diventare un’etichetta che rende sostenibile tutto ciò che le viene costruito attorno.
Un viaggio in bici raggiunto in treno, sviluppato su più giorni e basato su servizi locali avrà probabilmente un profilo molto diverso rispetto a una breve pedalata preceduta da un volo, da un lungo trasferimento in auto e da continui spostamenti logistici.
Non per questo il secondo viaggio deve essere condannato. Deve però essere descritto per ciò che è, senza nascondere le componenti meno coerenti con la narrazione ambientale.
Non serve rinunciare: serve scegliere meglio
La risposta alla domanda iniziale non può essere soltanto sì o no.
Il cicloturismo può rimanere una forma di turismo a basso impatto anche quando la ciclovia viene raggiunta in automobile, soprattutto se il veicolo è condiviso, la distanza è contenuta, il soggiorno è lungo e l’auto rimane ferma durante la vacanza.
Ma non è automaticamente sostenibile soltanto perché una parte del viaggio avviene pedalando.
La valutazione deve comprendere:
- la distanza percorsa per raggiungere la destinazione;
- il mezzo utilizzato;
- il numero di persone trasportate;
- la durata del soggiorno;
- gli spostamenti effettuati sul territorio;
- la logistica dei bagagli;
- l’alternativa di viaggio che è stata sostituita.
La sostenibilità reale nasce dalla somma delle scelte.
Scegliere una destinazione più vicina, condividere il veicolo, utilizzare il treno per almeno una parte del tragitto, fermarsi qualche giorno in più o lasciare l’automobile parcheggiata per tutto il soggiorno può essere più efficace di molte dichiarazioni ambientali.
La bicicletta rimane uno degli strumenti migliori per viaggiare in maniera più leggera.
Ma per rendere davvero sostenibile il cicloturismo dobbiamo iniziare a osservare anche tutto ciò che accade prima della prima pedalata e dopo l’ultimo chilometro.



