Cicloturismo e mobilità quotidiana: il doppio valore delle ciclovie
Cicloturismo e mobilità quotidiana: il doppio valore delle ciclovie
Andrea Della Rolle
Agosto 27, 2026
Le grandi ciclovie vengono spesso raccontate come infrastrutture turistiche. Ma i dati europei mostrano qualcosa di più interessante: quando un percorso è continuo, sicuro e ben collegato ai centri abitati, può diventare contemporaneamente itinerario di viaggio, percorso per il tempo libero e strada quotidiana per chi vive sul territorio.
Quando si parla di cicloturismo si tende ancora a immaginare una categoria separata dalla mobilità quotidiana.
Da una parte ci sarebbero le piste ciclabili urbane utilizzate per andare al lavoro, a scuola o a fare la spesa. Dall’altra le grandi ciclovie percorse durante le vacanze, magari da viaggiatori stranieri con borse e biciclette da trekking.
Nella realtà questa distinzione è molto meno netta.
Una ciclovia ben progettata non cambia funzione a seconda di chi la percorre. Lo stesso tratto può essere utilizzato alle otto del mattino da un lavoratore diretto in ufficio, nel pomeriggio da una famiglia e durante l’estate da un cicloturista che sta attraversando una regione.
Ed è proprio questa sovrapposizione degli usi a rendere il cicloturismo particolarmente interessante anche dal punto di vista delle politiche di mobilità.
Un terzo dei ciclisti sul Danubio usa la ciclovia per spostarsi ogni giorno
Uno dei dati più interessanti arriva dall’Austria.
Nel 2025 sulla parte austriaca della Danube Cycle Route – EuroVelo 6 sono stati registrati circa 916.600 ciclisti. Solo una parte erano però turisti in viaggio: circa un terzo degli utenti utilizzava il percorso per gli spostamenti quotidiani, mentre un altro terzo era composto principalmente da ciclisti locali impegnati in uscite ricreative.
Il fenomeno non è isolato.
Secondo i dati raccolti sulle principali ciclovie turistiche francesi, in media circa il 60% degli utenti è costituito da residenti locali. Anche il monitoraggio EuroVelo mostra inoltre come i volumi di traffico sui tratti urbani della rete siano molto superiori a quelli delle sezioni rurali.
Significa che classificare una ciclovia semplicemente come “turistica” può essere fuorviante.
Il turista è probabilmente l’utente più visibile e quello che genera una parte importante della ricaduta economica sul territorio. Ma una volta realizzata, quella stessa infrastruttura entra a far parte del sistema di mobilità locale.
Il cicloturismo finanzia davvero la mobilità quotidiana?
Qui serve però una distinzione importante.
Dire che il cicloturismo finanzia direttamente le piste ciclabili utilizzate dai residenti rischia di semplificare troppo il meccanismo.
Nella maggior parte dei casi il denaro speso da un cicloturista in alberghi, ristoranti o servizi non viene automaticamente destinato alla costruzione di nuove ciclabili.
Il rapporto è piuttosto indiretto, ma non per questo meno importante.
Il cicloturismo genera economia, porta visitatori nei territori e permette alle amministrazioni di misurare l’utilizzo delle infrastrutture. Tutto questo rende più semplice giustificare economicamente nuovi investimenti nella rete ciclabile.
E una volta realizzata, l’infrastruttura resta disponibile 365 giorni all’anno, anche quando i cicloturisti non ci sono.
Da questo punto di vista il turismo può diventare un acceleratore degli investimenti nella ciclabilità.
Non necessariamente paga da solo una ciclovia, ma può contribuire a costruire il caso economico e politico necessario per realizzarla.
È una delle lezioni emerse da Velo-city 2026
Il rapporto tra turismo e mobilità è stato uno dei temi affrontati a Velo-city 2026, il principale appuntamento internazionale dedicato alla ciclabilità, svoltosi a Rimini dal 16 al 19 giugno.
La stessa presentazione della sessione dedicata al turismo sottolineava come lo sviluppo di ciclovie e servizi destinati ai visitatori possa contemporaneamente migliorare le condizioni per gli spostamenti quotidiani dei residenti.
Durante l’evento è stato presentato anche il caso dell’Emilia-Romagna.
Secondo i dati illustrati dalla Regione, il territorio registra circa 500.000 arrivi cicloturistici ogni anno. Negli ultimi anni la strategia regionale ha affiancato promozione turistica, strutture bike-friendly, collegamenti ferroviari adatti al trasporto delle biciclette e investimenti nella ciclabilità.
Parallelamente la Regione porta avanti programmi esplicitamente destinati alla mobilità quotidiana, come Bike to Work, che può riconoscere incentivi fino a 0,20 euro per chilometro percorso negli spostamenti casa-lavoro, con un massimo di 50 euro mensili per lavoratore.
Non significa che siano i cicloturisti a pagare direttamente questi incentivi.
Significa però che turismo, infrastrutture, intermodalità e mobilità quotidiana possono essere pensati come parti dello stesso sistema invece che come politiche separate.
Una ciclovia può diventare una nuova strada del territorio
Il vantaggio diventa ancora più evidente quando una grande ciclovia attraversa piccoli centri abitati.
Una vecchia ferrovia trasformata in percorso ciclabile, per esempio, può collegare diversi comuni con pendenze ridotte e un tracciato separato dal traffico automobilistico.
È il principio alla base di molte greenway europee e anche di esperienze italiane come la Treviso-Ostiglia, sviluppata sul sedime dell’ex linea ferroviaria.
La Regione Veneto definisce l’itinerario un asse strategico sia per la mobilità lenta sia per il cicloturismo, anche grazie alle connessioni con altre ciclovie del territorio.
Ed è proprio qui che il confine tra cicloturismo e mobilità diventa difficile da individuare.
Un abitante non utilizzerà necessariamente tutti i cento chilometri di una ciclovia.
Potrebbe utilizzarne cinque.
Ma quei cinque chilometri possono rappresentare il collegamento più sicuro tra casa e stazione, tra due paesi vicini oppure tra un quartiere e una zona produttiva.
Per il cicloturista sono una tappa di un viaggio.
Per chi vive lì possono essere semplicemente la strada migliore per andare al lavoro in bicicletta.
Non tutte le ciclovie turistiche producono però questo risultato
Naturalmente non basta disegnare una linea su una mappa e definirla ciclovia.
Perché un itinerario turistico possa diventare realmente utile alla popolazione locale deve essere inserito nel territorio.
Deve avere accessi frequenti dai centri abitati, collegarsi alle reti ciclabili urbane, raggiungere le stazioni ferroviarie e permettere di arrivare in sicurezza nei luoghi in cui le persone devono effettivamente andare.
Una splendida ciclovia isolata, raggiungibile soltanto in automobile e senza collegamenti con i paesi attraversati, può essere un ottimo prodotto turistico ma avrà un’utilità molto più limitata per la mobilità quotidiana.
Al contrario, un’infrastruttura che attraversa città e paesi, incontra stazioni, scuole, servizi e aree produttive può moltiplicare enormemente il proprio valore.
Lo stesso investimento pubblico produce così contemporaneamente turismo, mobilità, attività fisica, accessibilità e sviluppo locale.
Anche il treno diventa parte della stessa infrastruttura
C’è poi un altro elemento che accomuna cicloturisti e residenti: l’intermodalità.
Per chi viaggia in bicicletta la possibilità di raggiungere una ciclovia in treno, oppure di interrompere una tappa in una stazione intermedia, può determinare la scelta stessa della destinazione.
Un’indagine EuroVelo ha rilevato che il 53% dei cicloturisti intervistati aveva utilizzato il treno per raggiungere la destinazione o rientrare dal viaggio, mentre il 35% aveva utilizzato il trasporto pubblico anche durante la vacanza.
Ma una stazione con accesso ciclabile sicuro, parcheggi per biciclette, treni attrezzati e collegamenti con la rete ciclabile non serve soltanto a chi è in vacanza.
È esattamente la stessa infrastruttura necessaria a chi ogni mattina combina bici e treno per andare al lavoro.
Ancora una volta, turismo e mobilità quotidiana finiscono per condividere gli stessi problemi e, soprattutto, le stesse soluzioni.
Per capire il valore delle ciclovie dobbiamo iniziare a contare chi le usa
Esiste infine un problema di dati.
Se misuriamo una ciclovia soltanto attraverso pernottamenti, arrivi turistici e presenze alberghiere, vedremo inevitabilmente soltanto il suo valore turistico.
Ma potremmo ignorare migliaia di spostamenti effettuati dai residenti.
Proprio nel 2026 la Commissione europea ha pubblicato il primo quadro comparabile della ciclabilità nell’Unione attraverso lo studio Cycling Counts, individuando oltre 900.000 chilometri di infrastrutture accessibili ai ciclisti e proponendo un sistema comune di monitoraggio basato su rete, utilizzo, sicurezza e servizi. Quasi il 24% dei cittadini europei dichiara inoltre di utilizzare la bicicletta almeno una volta alla settimana.
Capire chi percorre le ciclovie, quando e per quale motivo diventerà quindi sempre più importante.
Un contatore che registra passaggi nei giorni feriali alle sette del mattino racconta qualcosa di diverso da uno che registra soprattutto traffico nel fine settimana.
Sono informazioni fondamentali per capire se un’infrastruttura sta funzionando soltanto come attrazione turistica oppure se è diventata davvero parte della vita del territorio.
Dal turismo alla mobilità, e viceversa
Forse dovremmo quindi smettere di dividere rigidamente le infrastrutture tra quelle costruite “per i turisti” e quelle realizzate “per i residenti”.
Una buona rete ciclabile può fare entrambe le cose.
Il cicloturismo porta domanda, visibilità e ricadute economiche. I residenti garantiscono un utilizzo continuo dell’infrastruttura durante tutto l’anno. La mobilità quotidiana migliora la connessione dei territori e, a sua volta, rende la destinazione più facile da attraversare per chi arriva da fuori.
È un circolo potenzialmente virtuoso.
E forse è proprio questo uno degli argomenti più forti a favore degli investimenti nelle grandi ciclovie.
Una ciclovia progettata bene non è soltanto un’infrastruttura turistica. È un pezzo di territorio che diventa più facile da percorrere in bicicletta.
Per chi arriva con le borse caricate sulla bici.
Ma anche per chi, il mattino dopo, deve semplicemente andare al lavoro.




