Ciclovia del Garda: è sostenibile a qualsiasi costo?
Ciclovia del Garda: è sostenibile a qualsiasi costo?
Andrea Della Rolle
Ottobre 16, 2026
La vicenda della Casa della Trota riapre il confronto su uno dei progetti cicloturistici più ambiziosi e discussi d’Italia. Tra tutela del paesaggio, sicurezza, investimenti pubblici e sviluppo turistico, il caso del Garda pone una domanda che riguarda il futuro di tutte le grandi ciclovie.
Costruire una pista ciclabile è sempre una buona notizia?
Per chi crede nella mobilità sostenibile e nel cicloturismo, la risposta potrebbe sembrare scontata. Ogni nuovo chilometro di infrastruttura protetta rappresenta, almeno potenzialmente, un’opportunità per viaggiare in sicurezza, ridurre la dipendenza dall’automobile e valorizzare i territori.
Ma cosa succede quando quella stessa infrastruttura attraversa un ambiente particolarmente fragile, richiede interventi ingegneristici complessi e comporta investimenti pubblici sempre più elevati?
La Ciclovia del Garda sta diventando uno dei casi più interessanti per affrontare questa contraddizione.
Non perché costruire percorsi ciclabili sia sbagliato. Al contrario, proprio perché crediamo nel loro valore, dovremmo essere i primi a chiederci come progettarli meglio.
La Casa della Trota: tra memoria del territorio e nuova ciclovia

Casa della Trota [ Archivio PAT]
È la Casa della Trota, un tempo celebre ristorante frequentato anche da Fausto Coppi, successivamente caduto in stato di abbandono.
Nel luglio 2026 la Provincia autonoma di Trento ha autorizzato l’acquisizione del complesso per 2,3 milioni di euro, con l’obiettivo di riqualificare l’area e semplificare il tracciato della futura Ciclovia del Garda.
Secondo il comunicato ufficiale della Provincia, la nuova soluzione consentirà di evitare un costoso passaggio in galleria previsto inizialmente, realizzando un collegamento di circa 300 metri lungo il lago.
Il progetto contempla anche il recupero del nucleo originario settecentesco dell’edificio, attraverso la demolizione delle costruzioni successive prive di tutela. È previsto inoltre il possibile ripristino dell’antico sentiero che collegava il lago alla strada del Ponale.
Non si tratta, quindi, della semplice demolizione di un edificio storico per fare spazio a una pista ciclabile.
L’intervento viene presentato dall’amministrazione come un’opportunità per recuperare un luogo abbandonato, migliorare l’inserimento del percorso e valorizzare una porzione importante del paesaggio gardesano.
Ma è proprio qui che emerge una questione: come misuriamo il beneficio ambientale complessivo di un’infrastruttura?
Una ciclovia spettacolare, ma anche estremamente complessa
La Ciclovia del Garda nasce con l’ambizione di realizzare un itinerario di circa 165 chilometri attorno al lago, collegando Lombardia, Veneto e Trentino.
L’obiettivo è importante: costruire una rete cicloturistica capace di offrire un’alternativa più sicura alla viabilità automobilistica, collegare località turistiche e favorire nuove modalità di visita del territorio.
Alcuni tratti sono già aperti. Tra questi figurano le celebri passerelle panoramiche nell’area di Limone sul Garda e nuovi collegamenti sulla sponda veneta, compreso quello inaugurato a Torri del Benaco nel maggio 2026.
Ma non tutto il perimetro del lago presenta le stesse caratteristiche.
Alcune sezioni possono essere realizzate sfruttando infrastrutture esistenti o aree già trasformate dall’uomo. Altre attraversano versanti rocciosi, pareti a picco sull’acqua e zone nelle quali il rischio di caduta massi richiede particolari misure di protezione.
Nel tratto trentino tra Riva del Garda e il confine lombardo, gli interventi prevedono strutture a sbalzo, gallerie, consolidamenti delle pareti e protezioni contro i distacchi di materiale.
Per il solo segmento di 930 metri tra la Galleria dei Titani e la Galleria Aurora, la Provincia ha annunciato nell’agosto 2026 l’aggiudicazione di lavori per circa 9,52 milioni di euro.
Sono opere tecnicamente impegnative, concepite per offrire un percorso protetto in un contesto morfologico particolarmente difficile.
Il punto, però, non è soltanto se sia possibile costruirle.
È capire se rappresentino sempre la soluzione migliore.
Il problema dei costi: quanto vale un chilometro di ciclovia?
Le cifre sono uno degli elementi che alimentano maggiormente il dibattito.
In un’interrogazione provinciale del maggio 2026, basata sui dati della programmazione delle opere pubbliche, è stato evidenziato come il quadro economico del tratto occidentale trentino sia passato da circa 79 milioni di euro nel 2025 a 95,4 milioni nel 2026.
Oltre 16 milioni di euro di incremento nelle previsioni di spesa.
Il documento indica inoltre circa 107,6 milioni di euro per il complesso degli interventi denominati C-66 Ciclabile del Garda nella programmazione provinciale, comprendendo anche altri collegamenti.
È importante distinguere queste cifre: non rappresentano il costo complessivo dell’intero anello del Garda, né vanno confuse con i 2,3 milioni destinati all’acquisizione della Casa della Trota.
L’aumento dei costi può derivare anche da esigenze legittime: sicurezza geologica, adeguamenti progettuali, maggiori protezioni e complessità esecutive.
Ma proprio per questo diventa fondamentale rendere trasparente il rapporto tra investimenti e benefici.
Una ciclovia può certamente generare valore economico: pernottamenti, ristorazione, servizi, noleggi, accompagnamento e nuove opportunità per le attività locali.
Il valore turistico, però, non dovrebbe essere semplicemente presunto. Dovrebbe essere misurato.
Quanti cicloturisti utilizzeranno effettivamente il percorso? Quanti raggiungeranno il lago senza automobile? Quale sarà l’impatto sulla permanenza media e sull’economia locale? Quali costi comporterà la manutenzione nel lungo periodo?
E soprattutto, quali risultati potrebbero essere ottenuti impiegando le stesse risorse in infrastrutture alternative?
Non sono domande contro il cicloturismo. Sono domande necessarie per costruire un cicloturismo economicamente sostenibile.
La sicurezza non è soltanto separare le biciclette dalle automobili
Uno degli argomenti principali a favore della Ciclovia del Garda riguarda la sicurezza.
Oggi diversi tratti della Gardesana presentano condizioni difficili per chi si sposta in bicicletta: traffico intenso, carreggiate limitate, gallerie e convivenza complicata tra differenti utenti della strada.
Offrire un’alternativa protetta rappresenta un obiettivo condivisibile.
Tuttavia, in alcuni tratti la separazione dal traffico comporta la necessità di affrontare un altro rischio: quello geologico.
Le falesie del Garda sono ambienti complessi, soggetti a fenomeni di instabilità che richiedono studi e interventi specialistici.
Nel marzo 2026, in un servizio della TGR Trento, il commissario dell’opera Francesco Misdaris ha illustrato le misure di sicurezza previste e indicato il 2029 come nuovo orizzonte per completare il collegamento tra Riva del Garda e Limone.
Le associazioni contrarie ai tratti più invasivi continuano invece a sollevare dubbi sulla possibilità di garantire una sicurezza adeguata e duratura in queste condizioni.
Sono due posizioni che meritano di essere valutate attraverso dati tecnici verificabili.
Perché una ciclovia sicura non è soltanto quella che elimina il rischio di collisione con un’automobile.
È quella che offre condizioni affidabili anche rispetto alla stabilità del terreno, alla manutenzione, agli eventi meteorologici e alla gestione delle emergenze.
E se la soluzione non fosse costruire una ciclabile ovunque?
Questo è probabilmente l’aspetto più interessante dell’intera vicenda.
La continuità di un itinerario cicloturistico non richiede necessariamente che ogni metro venga percorso pedalando su una nuova infrastruttura.
In alcuni territori l’intermodalità può rappresentare una parte integrante dell’esperienza di viaggio.
Il Garda, ad esempio, dispone già di un sistema di navigazione che collega diverse località del lago.
L’ipotesi di utilizzare collegamenti lacuali dedicati anche al trasporto delle biciclette è stata discussa per i tratti più problematici della sponda occidentale.
In Lombardia, documenti del Consiglio regionale riportano che il tavolo tecnico ministeriale aveva richiesto di valutare un servizio di navigazione dedicato, con frequenze e capacità adeguate, per superare le difficoltà del collegamento tra Gardone Riviera e Limone sul Garda.
Naturalmente, un’alternativa di questo tipo andrebbe progettata e verificata.
Servirebbero battelli capaci di trasportare un numero sufficiente di biciclette, collegamenti frequenti, tariffe accessibili, compatibilità con le diverse tipologie di bici e garanzie di funzionamento anche fuori dall’alta stagione.
Andrebbero inoltre considerati l’impatto ambientale dei mezzi impiegati, le condizioni meteorologiche e le esigenze dei residenti.
Non sarebbe necessariamente una soluzione migliore in ogni situazione.
Ma potrebbe esserlo dove realizzare pochi chilometri di ciclovia richiede interventi sproporzionati rispetto ai benefici attesi.
Una rete cicloturistica efficace dovrebbe essere progettata attorno alle necessità di chi viaggia e alle caratteristiche del territorio, non necessariamente attorno all’obbligo di avere un percorso fisicamente continuo a qualunque costo.
La sostenibilità non può essere soltanto un’etichetta
Negli ultimi anni la parola sostenibilità è diventata centrale nella promozione del turismo.
E il cicloturismo possiede indubbiamente caratteristiche che possono contribuire a ridurre l’impatto degli spostamenti, favorire economie locali e incoraggiare un rapporto più diretto con i territori.
Ma il mezzo utilizzato non determina automaticamente la sostenibilità dell’intero sistema.
Un itinerario può essere percorso in bicicletta e richiedere comunque infrastrutture dalla costruzione particolarmente impattante.
Può attrarre nuovi visitatori senza ridurre il traffico automobilistico, soprattutto se molti raggiungono il punto di partenza in auto.
Può generare benefici economici, ma concentrarli in poche località già turisticamente molto frequentate.
Oppure può rappresentare una straordinaria opportunità di mobilità sostenibile, se progettato per funzionare come parte di una rete di trasporto realmente integrata.
Non esiste una risposta valida per tutti i territori.
Ed è proprio per questo che ogni grande ciclovia dovrebbe essere valutata considerando contemporaneamente sicurezza, ambiente, accessibilità, domanda potenziale, ritorno economico e costi di gestione.
Il cicloturismo dovrebbe valorizzare i territori, non trasformarli a ogni costo
La Casa della Trota è un esempio interessante perché mostra anche la possibilità di un approccio differente.
Recuperare un edificio storico abbandonato, restituire accessibilità a un luogo e ripristinare collegamenti esistenti può rappresentare un beneficio reale per il territorio.
Se la nuova soluzione progettuale consentirà effettivamente di evitare opere più invasive, ridurre i costi e migliorare la qualità paesaggistica, sarà un risultato positivo.
Ma questi benefici dovranno essere verificati nel progetto definitivo e nella sua realizzazione, non soltanto annunciati.
La stessa attenzione dovrebbe essere applicata all’intera Ciclovia del Garda.
Il vero successo dell’opera non dovrebbe essere misurato esclusivamente dai chilometri costruiti o dalla spettacolarità delle passerelle affacciate sull’acqua.
Dovrebbe emergere dalla capacità di offrire un’esperienza cicloturistica sicura, accessibile e rispettosa del territorio, producendo benefici concreti per le comunità locali.
Perché il paesaggio non è soltanto lo sfondo delle nostre fotografie.
È una parte essenziale del motivo per cui scegliamo di viaggiare in bicicletta.
E preservarlo dovrebbe essere uno degli obiettivi fondamentali del cicloturismo.
Una domanda alla comunità dei cicloturisti
La Ciclovia del Garda può diventare un’infrastruttura di grande valore per il turismo in bicicletta.
Ma può anche rappresentare un’occasione importante per ripensare il modo in cui progettiamo le ciclovie in Italia.
Voi cosa ne pensate? È preferibile realizzare un anello interamente pedalabile, anche nei tratti più costosi e complessi, oppure costruire una rete che integri piste ciclabili, percorsi esistenti e trasporto pubblico dove necessario?
Il confronto non dovrebbe essere tra chi ama la bicicletta e chi vuole difendere l’ambiente.
Perché le due cose, se il cicloturismo vuole essere davvero sostenibile, dovrebbero procedere insieme.



